Pedro Sanchez scioglierà domani la riserva sulle elezioni anticipate in Spagna, dopo la pausa di riflessione annunciata venerdì, seguita alla bocciatura al Congresso dei due decreti del governo sulla casa, respinti con i voti del Partito Popolare, Vox, ai quali si sono uniti quelli decisivi dei 7 deputati di Junts per Catalunya. Secondo quanto ricostruisce El Pais, citando fonti interne al Partito socialista e al governo, la maggioranza dei dirigenti e dei ministri consultati dal premier spinge per convocare le urne il 29 novembre, prima data utile. “Non so quale scenario possa essere migliore di quello attuale” segnala un ministro socialista. “Quando ti bocciano un decreto sulla casa, è difficile da raccontare la possibilità di andare avanti” aggiunge, soprattutto in relazione ai negoziati sulla legge di Bilancio, destinati a naufragare. Mentre un dirigente regionale parla di una svolta: “Due settimane fa eravamo morti, intrappolati nella crisi migratoria di Ceuta, e ora abbiamo un’opportunità. Ora abbiamo un’occasione per risorgere”.
Per il Psoe, la protesta sulla casa, che si è estesa all’intero Paese, può trasformare la sconfitta parlamentare in un’occasione elettorale e mettere Pp, Vox e Junts di fronte alla responsabilità del voto. Restano però dubbi di una parte del Partito socialista e del governo rispetto all’alternativa di approvare nuovi decreti sulla casa e guadagnare tempo. A frenare il voto anche la frammentazione della sinistra, con Sumar e Podemos ancora divisi, e il rischio che in 54 giorni di campagna elettorale si esaurisca l’onda della protesta. Il premier continua, intanto, il suo “giro di consultazioni” e, sottolinea il quotidiano, “ascolta ma non condivide con nessuno la sua posizione”. Una riserva che scioglierà domani, anche se, secondo El Pais, “tutto indica che Sanchez prenderà una decisione questa domenica”.
Vertice di Sumar con cinque ministri
Diverse forze politiche di sinistra alleate del premier, congregate nella coalizione Sumar che sostiene l’attuale governo, hanno tenuto un vertice per analizzare la situazione politica, in piena ondata di proteste. Al vertice hanno preso parte anche i cinque ministri che nell’attuale governo rappresentano Sumar: Yolanda Diaz (Lavoro), Ernest Urtasun (Cultura), Monica Garcia (Sanità), Sira Rego (Politiche giovanili) e Pablo Bustinduy (Diritti Sociali). Si prevede che nella riunione vengano analizzate possibili proposte per far fronte all’emergenza abitativa, caratterizzata in particolare da un forte caro affitti, e si discuta di una possibile candidatura unitaria per le prossime elezioni. Da scegliere anche chi la guiderà, con alcune voci che sembrano spingere per lanciare nella corsa elettorale l’attuale ministra della Sanità Monica Garcia, esponente del partito territoriale Mas Madrid.
Ieri manifestazioni e proteste in tutta la Spagna
Tensione altissima in tarda serata, ieri, nel cuore di Madrid: decine di esponenti di gruppi di estrema destra si sono radunati in centro, esibendo saluti nazisti e tentando di raggiungere l’accampamento degli attivisti per il diritto alla casa allestito da oltre una settimana a Puerta del Sol. La polizia è intervenuta in forze per fare da scudo e tenere separati i due schieramenti; come documentato dalle immagini diffuse da El País, gli agenti hanno inseguito e respinto i militanti neofascisti che cercavano di sfondare verso il presidio. L’incursione arriva al termine di una giornata campale segnata da mobilitazioni di massa e da un gravissimo terremoto politico.
Il governo Sánchez ha subìto una sconfitta parlamentare sul tema caldissimo della crisi abitativa in Spagna: il Congresso ha infatti bocciato i decreti sull’edilizia abitativa con i voti contrari di PP, Vox, Junts e UPN, nonostante la pressione della piazza e delle sinistre. Il risultato è stato di 172 voti favorevoli (PSOE, Sumar, ERC, Bildu, PNV, Podemos, BNG, CC e Compromís) contro 178 del fronte contrario. La presidente della Camera, Francina Armengol, ha dichiarato di conseguenza decaduto il decreto-legge. Il provvedimento, che prevedeva tra l’altro il divieto di sfratto per le persone vulnerabili e la proroga dei contratti d’affitto in scadenza quest’anno, è rimasto in vigore poco più di 24 ore. Per il secondo decreto bocciato, i voti a favore sono stati 166, 184 quelli contrari.
Migliaia di persone in piazza in tutta la Spagna
Per protestare contro la crisi degli affitti e chiedere al governo interventi più incisivi sul diritto alla casa, sono state convocate manifestazioni in oltre 50 città spagnole. A Madrid, dove quattro cortei sono confluiti a Plaza de Cibeles, la delegazione del governo ha stimato circa 70mila partecipanti, mentre il Sindacato degli inquilini, promotore della mobilitazione, parla di 500mila persone. I manifestanti chiedono anche la convocazione di uno sciopero generale. A Valencia la protesta è sfociata in scontri tra alcuni dimostranti e la polizia, che ha utilizzato proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere la folla.
La tensione è culminata in incidenti proprio nel capoluogo valenciano, dove il bilancio dei disordini segnala cinque persone arrestate e nove agenti feriti. Gli scontri si sono verificati al termine del corteo cittadino, nei pressi del Palau de Les Arts, dove era in programma una conferenza sugli investimenti immobiliari. Un gruppo di manifestanti ha tentato di forzare il cordone di sicurezza abbattendo le barriere protettive e scagliandole, insieme ad altri oggetti, contro le forze dell’ordine.
Due decreti “Maricarmen”
Il Congresso era chiamato a convalidare il Real Decreto-ley 26/2026, sulla funzione sociale della casa e l’ampliamento dell’offerta di alloggi accessibili, e il 27/2026, sulla stabilità dei contratti di locazione per la prima casa. Sono noti come “decreti Maricarmen”, dal nome di un’anziana 87enne disabile nel quartiere madrileno di Retiro, sfrattata in modo brutale.
Il partito di Carles Puigdemont era l’ago della bilancia: la sua direzione ha deciso, giovedì sera, di respingere sia il decreto più ampio, negoziato con i partner di governo, sia il secondo testo. Junts ha poi chiesto al governo di scrivere e approvare un nuovo decreto, ma l’esecutivo ha fatto sapere di non voler ritirare i due testi. Il partito ha respinto quello che ha definito un “ricatto ideologico degli estremi”.
Dopo la bocciatura dei decreti, la Confederazione dei Sindacati degli Inquilini ha invitato a partecipare alle manifestazioni e a sostenere uno sciopero generale per il diritto alla casa. Stando a quanto riportato dai media spagnoli, l’organizzazione ritiene che ci sia “una frattura insanabile tra quello che vuole la popolazione e quello che i partiti votano in Parlamento”, accusando questi ultimi di essere “ostaggio degli interessi della rendita immobiliare”. L’iniziativa segue la marcia del 26 settembre, che richiamò circa 25mila persone a Madrid, secondo i dati del governo, e portò al presidio alla Puerta del Sol, in corso da sette notti.
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