Una ricerca online sulla ricina, un possibile indirizzo Ip riconducibile al Molise e nuove audizioni riaccendono i riflettori sul duplice omicidio di Pietracatella. Sarebbe stato individuato negli Stati Uniti il dispositivo da cui sarebbe partita, prima di Natale, una ricerca sulla preparazione della ricina in polvere. Un elemento che, però, al momento non trova conferme dagli investigatori di Larino.
Un indirizzo Ip e la ricerca sulla ricina
Potrebbe esserci una traccia digitale dietro il duplice omicidio di Pietracatella, dove il 27 e 27 dicembre morirono Sara Di Vita e la madre Antonella dopo essere state avvelenate con la ricina. Nelle scorse ora, tra l’altro, ha parlato il medico che visitò Gianni Di Vita, Antonella e Sara, poco prima del decesso delle due donne.
Secondo quanto riferito da Adnkronos e riportato dal Corriere della Sera, negli Stati Uniti sarebbe stato individuato l’indirizzo Ip del dispositivo dal quale, prima di Natale, sarebbe partita dal Molise una ricerca sulle modalità di preparazione della ricina in polvere.
I dubbi della procura
L’indirizzo Ip è il codice che identifica un dispositivo collegato a una rete locale o a Internet.
Si tratta però di una circostanza ancora da verificare. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che indaga per duplice omicidio volontario premeditato, ha fatto sapere di non avere informazioni sul presunto Ip.
Nessuna conferma neppure dal capo della Squadra mobile di Campobasso Marco Graziano.
La notizia, sempre secondo Adnkronos, potrebbe portare gli investigatori a concentrarsi sull’intera catena: chi avrebbe cercato informazioni sulla ricina, chi potrebbe aver preparato il veleno e chi lo avrebbe successivamente portato a casa delle vittime.
Nuove persone ascoltate dagli investigatori
Mentre si cerca di ricostruire gli ultimi giorni prima dell’avvelenamento, sono state ascoltate in questura due donne, madre e figlia: sono rispettivamente la sorella e la nipote di un uomo già sentito dagli investigatori e che il 22 dicembre aveva incontrato Antonella Di Vita nel suo studio di Campobasso.
L’incontro sarebbe avvenuto il giorno precedente rispetto alla data ritenuta più probabile per l’avvelenamento, e cioè il 23 dicembre.
Nell’inchiesta è già stata ascoltata più volte anche Monia, docente e amica di Gianni Di Vita: a metà agosto la donna era stata protagonista di un confronto con Di Vita.
Nei giorni scorsi, inoltre, è stato sentito un suo conoscente: un’audizione definita dagli investigatori di “particolare rilievo”, secondo quanto riferito dal Corriere.
Cosa è stato trovato nelle perquisizioni
Dalle perquisizioni effettuate negli studi professionali e nella nuova abitazione di Gianni Di Vita sarebbero emersi diversi oggetti.
Il Tg1, citato dal Corriere della Sera, riferisce del ritrovamento della borsa di Antonella, contenente tra le altre cose fotografie delle figlie e appunti di lavoro, oltre a un cellulare e una chiavetta Usb.
Tra gli oggetti acquisiti figura anche “Tiro al piccione”, autobiografia dello scrittore molisano Giose Rimanelli.
La pista dei messaggi su Reddit
La pista della ricina sul web era stata individuata dalla giornalista Alessandra Potena di Canale 122-Fatti di nera. Al centro ci sono alcuni messaggi pubblicati su Reddit, dove una persona chiedeva aiuto per una storia nella quale un personaggio avrebbe dovuto essere ucciso con un veleno.
La richiesta risalirebbe a luglio e sarebbe stata seguita da altri messaggi nei mesi successivi.
L’autore spiegava di voler costruire una situazione nella quale il responsabile non venisse catturato, ma soltanto sospettato, e nella quale gli investigatori non riuscissero a identificare il veleno.
Tra le risposte compariva proprio la ricina: “Mi viene in mente la ricina”.
È questo uno degli elementi che gli investigatori devono ora mettere in relazione con gli altri dati dell’indagine. Il presunto indirizzo Ip, tuttavia, resta al momento una notizia non confermata dalla Procura di Larino né dalla Squadra mobile.
Omicidio di Pietracatella, cosa è successo
Il “giallo di Pietracatella” riguarda il duplice omicidio per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute nel dicembre 2025 nel piccolo comune in provincia di Campobasso.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Larino e condotta dalla Squadra Mobile, è attualmente aperta con l’ipotesi di reato di omicidio volontario aggravato.
Madre e figlia si sono sentite male e sono decedute a seguito di una cena in famiglia alla vigilia di Natale del 2025.
Gli esami scientifici, supportati anche dalle analisi tossicologiche dell’istituto tedesco Robert Koch Institute, hanno confermato la presenza di ben 131 tracce di ricina su residui alimentari e oggetti sequestrati nella casa. Resta ancora da chiarire con esattezza il movente dietro al drammatico avvelenamento
ANSA
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