#Finsubito news dalla rete – Riforma della disabilità: le difficoltà dell’INPS secondo il CIV


La riforma della disabilità puntava a superare la frammentazione degli accertamenti e a garantire una presa in carico più completa della persona. Ma il nuovo ruolo assegnato all’INPS incontra difficoltà che non riguardano soltanto l’efficienza amministrativa: investono la concreta possibilità di accedere a prestazioni, sostegni e servizi.

Questo è il quadro delineato dalla deliberazione n. 4 del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS, del 28 maggio 2026, e dalla relazione allegata (QUI LA PUOI SCARICARE) che segnalataci dal prof. Scorretti, sempre attento ai temi della disabilità, andiamo a pubblicare.
Il CIV riconosce il valore innovativo della riforma della disabilità e di quella a favore delle persone anziane, ma ne segnala i limiti attuativi. Le considerazioni conclusive, alle pagine 65-68 della numerazione interna, richiamano, di conseguenza, la necessità di interventi organizzativi, professionali e normativi.

Una valutazione unitaria non basta senza servizi

L’obiettivo della nuova normativa, come è noto, non era soltanto quello di riconoscere una prestazione economica. La valutazione unitaria dovrebbe, come obbiettivo principale, consentire l’accesso a una rete di sostegni e alla costruzione del Progetto di vita o del Piano assistenziale individualizzato.
Secondo il CIV, questo richiede un ridisegno dell’organizzazione dell’INPS e una funzione di raccordo con il sistema sanitario, gli enti territoriali e gli altri soggetti erogatori.

Il solo accentramento dell’accertamento sanitario, dunque, non risolve il problema della presa in carico. Alla semplificazione della valutazione deve corrispondere la disponibilità effettiva dei servizi che dovrebbero seguirla. [1]

Sperimentazione e programmazione: un avvio senza condizioni adeguate

Già nella premessa, il documento rileva che tempi e territori della sperimentazione sono stati individuati dal legislatore senza un preventivo confronto con l’INPS sulla disponibilità di personale, sedi e presupposti organizzativi adeguati.

Secondo la relazione, in alcune realtà l’avvio del nuovo percorso ha prodotto forte disagio e ritardi anche nello svolgimento di altre attività e nell’erogazione di altre prestazioni dell’Istituto. Il CIV richiama perciò la necessità di un piano straordinario: l’ampliamento dei compiti non può prescindere dalle risorse necessarie a sostenerli

Progetto di vita: la componente innovativa rimasta incompiuta

Il passaggio più significativo delle conclusioni riguarda la «sostanziale inesistenza del servizio» per l’elaborazione del Progetto di vita o del Piano assistenziale individualizzato nella sperimentazione esaminata.

La criticità non si esaurisce, quindi, nelle convocazioni o nei tempi di definizione delle pratiche.
Risulta carente il passaggio dalla certificazione della disabilità alla costruzione di una risposta assistenziale personalizzata. Il CIV osserva che questa situazione ha condotto a modificare la normativa, cristallizzando la mancata attuazione di uno degli aspetti più qualificanti della riforma. [1]

Carenza di medici: il principale vincolo operativo per l’INPS

La disponibilità di personale medico costituisce un ostacolo centrale, particolarmente rilevante per alcune specializzazioni. Nel quadro descritto dalla relazione, a fronte del concorso del 2024 per 1.069 medici, risultavano assunti circa 691 professionisti. Una parte delle assunzioni, tuttavia, riguardava medici già impiegati nell’Istituto e rappresentava soltanto una trasformazione del rapporto di lavoro, senza un corrispondente incremento effettivo delle risorse.

Anche il possibile contributo degli specializzandi era ridimensionato: su 311 potenzialmente disponibili, l’apporto concretamente stimato era di poco più di 65 medici, considerando distribuzione territoriale e rinunce. Il documento indicava quindi l’urgenza di reperire almeno 350 nuovi medici in undici regioni. Questi dati fotografano la situazione esaminata dal CIV nel maggio 2026.

Servizi territoriali: risultati disomogenei e collaborazione insufficiente

Le conclusioni non descrivono risultati uniformemente negativi. Nelle tre province della prima sperimentazione già dotate di convenzioni per l’invalidità civile, con accertamento interamente affidato all’INPS, si sono generalmente consolidati o migliorati gli aspetti positivi del modello precedente.

Nel confronto con le province non convenzionate, invece, il CIV rileva una scarsa cooperazione delle strutture sociosanitarie territoriali, che nella quasi generalità dei casi avrebbero rapidamente chiuso gli ambulatori e destinato ad altre attività il personale, soprattutto medico. L’INPS si è così trovato a dover costruire una propria rete di prossimità, mentre la carenza di professionisti ne limitava lo sviluppo.

Visite agli atti e accessibilità: maggiori oneri per le persone fragili

Un ulteriore problema riguarda la mancata previsione delle valutazioni agli atti nel nuovo percorso. Secondo il documento, l’impossibilità di utilizzare questa modalità ha sovraccaricato la programmazione delle visite e imposto spostamenti gravosi, soprattutto agli anziani più fragili.

La concentrazione degli ambulatori nei soli capoluoghi provinciali aggrava tali difficoltà. La semplificazione procedurale rischia, in queste condizioni, di tradursi in maggiori oneri per le persone che dovrebbero beneficiarne. [1]

Certificato introduttivo, Patronati e barriere economiche

Le difficoltà emergono anche all’inizio del procedimento. Il certificato medico introduttivo, assumendo valore di domanda, ha trasferito sui medici certificatori adempimenti anagrafici e amministrativi, particolarmente complessi in alcune situazioni, come quelle dei cittadini stranieri con documentazione temporanea.

Contestualmente, il ridimensionamento del ruolo dei Patronati ha indebolito il supporto consulenziale ai richiedenti, mentre l’aumento degli onorari per la certificazione ha creato barriere economiche. Nelle nove province della prima sperimentazione, la relazione segnala una riduzione delle richieste di circa il 15% rispetto all’anno precedente, attribuendola in parte al minore supporto dei Patronati e richiamando anche l’incidenza dei costi dei certificati. [1]

Sistemi informatici e riforme non coordinate

Completano il quadro le difficoltà di comunicazione tra gli applicativi utilizzati per le procedure precedenti e successive alla riforma. Il CIV sottolinea inoltre la mancata contestualità nell’avvio delle riforme della disabilità e della non autosufficienza, indicandone le ricadute negative sulla programmazione dell’INPS e degli altri enti, sull’accesso ai servizi e sulla presa in carico delle persone. [1]

Le correzioni richieste dal CIV: personale, prossimità e tutela

Le proposte del CIV vanno oltre semplici aggiustamenti procedurali. Sul versante delle risorse umane comprendono nuove modalità di reclutamento, la rimozione degli ostacoli all’acquisizione di professionalità sanitarie, il riesame delle incompatibilità e una maggiore valorizzazione economica del personale. Sono richiamati anche accordi con i sistemi sanitari regionali per rendere disponibili medici già impegnati negli accertamenti e percorsi convenzionati di specializzazione in medicina legale previdenziale e sociale.

Sul piano organizzativo, il CIV sollecita il completamento degli investimenti per gli ambulatori, il ricorso alla telemedicina e la reintroduzione delle visite agli atti. Per facilitare l’accesso propone l’acquisizione dei dati socioeconomici prima o contestualmente al certificato introduttivo, il recupero del ruolo dei Patronati e il rimborso o ristoro del costo della certificazione almeno per le persone economicamente più deboli.

La richiesta decisiva riguarda le risorse per realizzare effettivamente il Progetto di vita e il Piano assistenziale individualizzato, insieme a tavoli territoriali di coordinamento e a un confronto urgente con il Ministero vigilante sulle correzioni normative necessarie.

Le conclusioni: nuove competenze senza condizioni attuative sufficienti

Il significato complessivo della relazione è chiaro: l’attribuzione all’INPS di nuove competenze non è stata accompagnata da condizioni attuative sufficienti. Il CIV non attribuisce tutte le difficoltà alla sola gestione dell’Istituto, ma richiama anche le scelte legislative, il mancato coordinamento fra riforme, la collaborazione insufficiente del sistema sanitario e la necessità di finanziamenti.

La riforma della disabilità, nella lettura proposta dal documento, conserva, quindi, secondo il CIV, il proprio valore innovativo. Il rischio è che, senza correggere le criticità emerse, essa produca ritardi o ostacoli nell’effettiva fruizione dei diritti, anziché una migliore presa in carico. La verifica della sua attuazione riguarda quindi non soltanto l’organizzazione dell’accertamento, ma anche la concreta disponibilità dei sostegni e dei servizi destinati alle persone.

Qualche considerazione

Il documento proposto dall’INPS, di cui abbiamo dato un rapido riassunto, si presterebbe a numerosi commenti che non potrebbero sfuggire dall’entrare in settori che non riguardano soltanto il tema organizzativo ma anche riflessioni che interessano più propriamente la sfera politica dai quali dobbiamo astenerci per la nostra statuizione di Società Scientifica.

Naturalmente si tratta di un punto di vista dell’Istituto che interesserebbe anche le strutture del SSN che, obbligatoriamente, dovrebbero dire la loro visto il ruolo che sono tornate ad avere nella valutazione della disabilità dei soggetti anziani più per mere difficoltà organizzative che per generale volontà legislativa.

Sta di fatto che il panorama disegnato nella circolare INPS getta davvero una luce sinistra sulla possibilità applicativa di una Legge fondamentale per il rispetto dei nostri dettati costituzionali di tutela della salute dei cittadini e che rischia, peraltro silenziosamente, di far deflagrare un sistema con conseguenze inimmaginabili per un numero enorme di cittadini di questo Paese.


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