Circa 24 ore prima della chiusura, raggiunta in serata, del testo definitivo delle variazioni di bilancio in seconda Commissione, il governo ha depositato un pacchetto di emendamenti del valore di 150 milioni di euro da investire su imprese, lavoro e servizi che si aggiungono alle altre risorse su una “manovrina” da mezzo miliardo di euro.
Un last minute determinato da nuove spettanze alla Regione riconosciute dal ministero dell’Economia e delle finanze e subito inserito in manovra correttiva. “Altro che variazione di bilancio, questa è una finanziaria vera e propria e per giunta carica di soldi che però non servirà ai bisogni dei siciliani, quanto a coltivare le clientele dei deputati della maggioranza”, hanno detto i deputati del Movimento 5 stelle nel corso di una conferenza stampa all’Ars.
Da una parte le variazioni di bilancio, attese tra l’altro quale manovra correttiva già in estate, e dall’altra una manovra espansiva che mette vorrebbe mettere a terra nuove risorse ma con la tagliola del calendario.
Sala d’Ercole prepara le trincee
In Aula, dove il testo definitivo del disegno di legge dovrebbe vedere l’avvio di discussione generale martedì 10 ottobre, si preannuncia lotta senza quartiere con particolare riguardo al Fit, il Fondo per gli investimenti territoriali.
Se l’opposizione attuerà il previsto scontro a oltranza nei confronti del Fondo che dovrebbe sostituire le cosiddette mancette ma che di fatto si traduce in un ordine del giorno con microinterventi concessi alla discrezione dei deputati, tra i tempi di trasmissione e poi di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, per mettere a terra le risorse resteranno quaranta o cinquanta giorni natale incluso. Sempre che non ci siano ritardi.
Il meccanismo del Fit, Fondo da 50 milioni di mancette
Nel Fit ci sono beneficiari di due categorie: enti locali ed enti ecclesiastici. La destinazione degli interventi sono di interesse sportivo, socioassistenziale, economico, sociosanatario, culturale, scolastico. Può rientrarci di tutto, ma con un importo minimo ed un importo massimo: dai 50 mila euro fino al tetto massimo di un milione.
L’opposizione è insorta, definendo il Fit l’ennesimo pacchetto di risorse a pioggia che arriverà la dove c’è un deputato che potrà inserire un proprio emendamento in favore di un ente locale o ecclesiastico. In altre parole: mancette. E proprio sul Fondo per gli investimenti territoriali, che verrà ripartito con una riserva di quota pari al 5% per gli enti locali che non hanno fatto alcuna richiesta, si è rotto il dialogo in Commissione Bilancio con i componenti dei gruppi di opposizione che hanno abbandonato i lavori.
Un testo da oltre cento articoli e barricate in Aula
“In aula arriverà un testo di 120 articoli – ha detto il Cinque stelle Nuccio Di Paola – anche a causa degli emendamenti presentati dallo stesso governo sul suo testo base, tra questi la norma-spot sul contributo ai giovani studenti che ho battezzato norma Occhiuto perché scopiazzata da quella presentata in campagna elettorale in Calabria”.
Secondo quanto sostiene il coordinatore del Movimento 5 stelle siciliano: “È una norma che non sarà mai attuata e di questo credo sia convinto lo stesso assessore Dagnino, cui ho chiesto spiegazioni. Questa come tante altre norme che non hanno visto mai la luce come quella-bandiera approvata nei mesi scorsi relativa alle imprese di donne e giovani, bloccata perché ha suscitato poco interesse, visto che era scritta male”.
Mercimonio, secondo i Cinque stelle
Parole dure anche dal capogruppo dei Cinque stelle, Antonio De Luca: “Questa non è politica, è mercimonio. Bisogna cambiare registro, proviamo a fare dimenticare che questo è il governo delle mancette, togliamo di mezzo i Fit e diamo queste somme a chi ne ha bisogno.
E la si finisca di prendere in giro i siciliani, se vogliono dare le somme al Comune di Mineo lo dicano chiaramente senza fare assurdi giri di parole”. La destinazione delle risorse, fino all’abbandono dei lavori alle ultime ore di Commissione bilancio, avevano rilevato direzioni che trovavano immediata correlazione con esponenti di rilevo della maggioranza sul territorio. Qui la proposta-provocazione del gruppo pentastellato che aveva offerto l’astensione dal voto in Aula sul disegno di legge a patto del ritiro del Fit destinando le risorse stornate a più consistenti interventi.
Rifiutata la gentile proposta di resa, resterà la battaglia in Sala d’Ercole su ogni articolo e comma che andrà a comporre la variazione di bilancio ed in particolare sull’ordine del giorno che infine comporrà il contenuto del Fit.
Un elenco di bocciature in Commissione
“Abbiamo presentato emendamenti – ha spiegato la deputata M5s Roberta Schillaci – per la prevenzione degli incendi, per il potenziamento dei mezzi per lo spegnimento dei roghi, per i libri per le famiglie meno abbienti, per il bonus partorienti da estendere anche alle zone disagiate oltre che alle isole minori, per le borse di studio per le specializzazioni mediche, per il reddito di libertà di cui le donne hanno davvero bisogno per allontanarsi dalle famiglie violente.
Tutti bocciati. È rimasto quello per l’efficientamento energetico, che avevamo pensato per le scuole, che è stato ridotto da 50 milioni a 16 e quello della riforestazione ridotto da cinque a tre milioni”.
Niente medici specializzati nelle Case di comunità
Altro affondo dal gruppo Cinque stelle arriva con Lidia Adorno che rimette il dito nella piaga dell’adeguamento indennità per i presidenti dei Liberi consorzi, alias ex Province, già approvato in Commissione: “Mentre venivano aumentate le indennità dei presidenti dei Liberi consorzi sono state bocciate nostre proposte come quella che prevedeva l’assunzione di medici specializzati da inserire nelle case di comunità e negli ospedali di comunità che sono dei gusci vuoti. Per quanto riguarda l’efficientamento energetico, non solo hanno tolto risorse rispetto alla nostra proposta ma non hanno previsto gli impianti fotovoltaici che avrebbero permesso alle scuole siciliane di risparmiare sull’energia”.
Salvate i soldati dell’Arpa (oltre 90) prima che chiuda
Ci sono anche pezze messe per cercare di salvare il salvabile, che al momento hanno superato il vaglio della maggioranza di Commissione Bilancio pur avendo quale mittente l’opposizione. Una di queste è la questione Arpa, con oltre 90 lavoratori – tra contratti a progetto ed altre formule – che alla fine di novembre lascerebbero l’ente senza personale per scadenza del contratto. L’Arpa, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sicilia, ha già una pianta organica estremamente sottodimensionata e tra poco più di un mese e mezzo si troverebbe a non poter più garantire i servizi.
“Dopo l’emendamento di ieri che sblocca le assunzioni in Arpa, oggi arriva il passaggio decisivo. nelle tabelle è stata inserita la dotazione finanziaria che vincola le somme ai percorsi di stabilizzazione”, spiega il deputato del Partito democratico Mario Giambona.
Superato l’ostacolo blocca assunzioni per Arpa e risorse pronte
Il “blocca assunzioni”, che Sala d’Ercole aveva approvato su proposta del collega dem Antonello Cracolici per ridurre il rischio di assunzioni di natura elettorale in prossimità di fine legislatura ha trovato soluzione in Commissione per poter procedere con l’allocazione di copertura finanziaria. Le risorse previste sono pari a 1,1 milioni di euro per il 2026 e a 6,4 milioni di euro sia per il 2027 sia per il 2028.
“C’é una grande responsabilità da parte dell’attuale governance, intanto perché avrebbe dovuto procedere con i percorsi di stabilizzazione del personale tecnico e non solamente del personale amministrativo, mettendo veramente a repentaglio la finalità istituzionale dell’Arpa”, dice Mario Giambona sostenendo che l’ente “ha avuto nel tempo qualche fibrillazione a dubbi di natura gestionale”. Il vice capogruppo del Pd promette battaglia in Aula per difendere i lavoratori, ma anche perché se non si dovesse risolvere il problema con la stabilizzazione “l’Arpa è finita, può chiudere”.
Una opposizione che si allarga minacciosa e pronta a chiedere il voto segreto
A fronte dei motivi di guerra annunciata, per cui l’opposizione è pronta e sa di poter contare su una opposizione allargata con il voto contrario già annunciato di Marianna Caronia (Noi Moderati) al ddl e di voti contrari di altri deputati che potrebbero affossare singole norme se non l’intero testo a puntuali chiamate di voto segreto, ci sono anche i motivi di esultanza che arrivano dalla maggioranza per stanziamenti di risorse che vanno in soccorso di specifici comparti in grave sofferenza.
Sono stati infatti approvati in Commissione Bilancio gli emendamenti presentati dal governo per sostenere l’agricoltura siciliana. Le proposte intervengono su tre fronti: caro carburante, comparto cerealicolo e cantine sociali.
Risorse approvate per l’agricoltura
Per il gasolio agricolo è previsto un incremento di 10 milioni di euro, destinato anche alle aziende che svolgono attività agro-meccanica, i cosiddetti contoterzisti, per contenere l’aumento dei costi e sostenere la continuità produttiva.
Per il comparto cerealicolo vengono stanziati 20 milioni di euro, con contributi commisurati alla superficie destinata a grano nell’annata agraria in corso, per compensare maggiori costi di produzione, trasporto e conferimento e minori ricavi legati alla condizione di insularità.
Per il comparto vitivinicolo sono previsti 19 milioni di euro in favore dei soci conferitori delle cantine sociali: contributi proporzionali alla superficie coltivata ammissibile, vincolati alla sottoscrizione e al versamento di aumenti di capitale sociale delle cooperative, per rafforzarne patrimonio e investimenti.
Esultano Forza Italia e Lega per le risorse agli agricoltori
“Abbiamo chiesto risposte immediate per le imprese – dice il capogruppo forzista Stefano Pellegrino – e l’indotto e questi stanziamenti vanno in questa direzione. Con l’approvazione definitiva, si darà respiro a un comparto che in Sicilia non ha solo un valore economico, ma anche una grande rilevanza sociale, perché presidia il territorio, crea occupazione e difende le comunità rurali. Ora la richiesta è che si arrivi velocemente all’approvazione in aula, perché le aziende hanno bisogno di certezze e di tempi rapidi”. Soddisfazione anche, o soprattutto, da parte della Lega. Del partito guidato da Matteo Salvini è infatti l’assessore regionale all’Agricoltura. Nino Germanà, senatore e segretario regionale della Lega in Sicilia, al riguardo ha detto: “Parliamo di risorse importanti destinate al comparto del grano, alle cantine sociali, al gasolio agricolo, alla zootecnia, alla pesca e alla riforestazione, oltre agli interventi a favore dei Consorzi di bonifica e delle aziende serricole. È un insieme di misure che dimostra come il settore primario sia stato considerato una componente strategica della politica economica regionale”.
Fondi per gli agricoltori insufficienti per opposizione e Coldiretti
Non tutti però sono d’accordo con i motivi di esultanza di Forza Italia e Lega. Dario Safina, deputato del Partito democratico, è a dir poco critico circa l’intervento del governo Schifani a sostegno del comparto in sofferenza:
“Quello che arriva dal governo regionale sull’agricoltura siciliana è un quadro fatto di risposte insufficienti e promesse tradite”. Il tradimento di cui sopra si riferisce alle risorse stanziate, sotto misura secondo quanto era stato quantificato e richiesto dai democratici all’Ars. “Per le cantine sociali – spiega Safina – arrivano 19 milioni di euro a fronte dei 50 milioni che abbiamo chiesto”. Stesso tono sul settore della cerealicoltura: “A fronte dei 50 milioni promessi al comparto e indicati come necessari anche da Coldiretti, il Governo ne ha stanziati appena 20. Mancano 30 milioni. E noi li chiederemo ancora nel corso di queste variazioni di bilancio”.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






