#Finsubito news dalla rete – Benzina e gasolio, salta il tetto ai prezzi. Meloni: «Pronti a tagliare le accise». La Commissione Ue verso l’ok alla clausola per maggiore flessibilità


di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Secondo fonti europee, l’ok della Commissione potrebbe arrivare l’8 ottobre, poi il passaggio all’Ecofin di novembre. Sui carburanti il governo valuta un nuovo taglio delle accise

L’inflazione cambia il conto, ma non apre automaticamente il portafoglio. Da Bruxelles arriva una prima precisazione sulle richieste di flessibilità avanzate da Giorgia Meloni: il Patto di stabilità consente già di considerare rincari superiori alle previsioni nella valutazione dei percorsi di spesa degli Stati membri. Più complesso, spiegano fonti informate, è consentire ai governi di utilizzare le maggiori entrate Iva generate dall’inflazione per finanziare aiuti contro il caro energia. È su questo secondo punto che il confronto resta aperto.

Su un fronte distinto, secondo fonti europee, nella mattinata dell’8 ottobre dovrebbe arrivare il via libera della Commissione alla clausola di salvaguardia nazionale richiesta dall’Italia per energia e difesa. Se l’ok sarà confermato, la decisione verrà discussa all’Ecofin di novembre. Un possibile primo passaggio favorevole, dunque, che non equivale a un accordo sull’insieme delle richieste italiane.




















































Al termine del vertice Med9 di Spalato, il 7 ottobre, Meloni ha difeso la richiesta di maggiore flessibilità di fronte ai costi dell’inflazione. «Non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri», ha detto la premier, richiamando i «miliardi in più che dovremo spendere senza averlo deciso».

Accise mobili, la scelta sul momento dell’intervento

Sul fronte interno, intanto, resta aperta la scelta sul nuovo taglio delle accise: intervenire subito o conservare le risorse per quando finiranno le misure di contenimento dei prezzi? «Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili», ha detto Meloni. La disponibilità c’è; tempi e dimensioni del nuovo sconto restano da decidere.

Le risorse disponibili a settembre sono circa 160 milioni di euro. «Ci stiamo interrogando se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista per quando dovessero terminare quelle misure», spiega Meloni.

Il meccanismo delle accise mobili consente di utilizzare il maggior gettito Iva legato all’aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare una riduzione delle accise, alleggerendo così il costo alla pompa. Il governo sta quindi valutando quando impiegare questa riserva: affiancarla agli interventi già in campo oppure conservarla per attenuare l’impatto della loro conclusione.

A orientare la decisione sarà anche il price cap, il tetto ai prezzi applicato da alcune compagnie petrolifere. «Vediamo cosa accade nelle prossime ore», dice la premier, auspicando che si possa «ripristinare pienamente» il limite. Soltanto dopo verrà la valutazione sull’intervento fiscale. Per gli automobilisti, dunque, l’apertura a un nuovo taglio non si traduce ancora in uno sconto annunciato.

A Bruxelles il conto dell’inflazione

Dal distributore ai bilanci pubblici, il filo è quello dei rincari. Meloni difende la richiesta inviata dall’Italia alla Commissione europea perché, nei limiti di aumento della spesa consentita, si tenga conto dell’inflazione e degli oneri che produce automaticamente. Il punto, sostiene, è il peso sui conti nazionali di spese aggiuntive che non derivano da nuove decisioni del governo.

La premier cita gli adeguamenti all’inflazione previsti nell’ordinamento italiano, dalle pensioni all’assegno unico, e l’aumento dei prezzi delle materie prime necessario per realizzare gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Spese che crescono anche senza una nuova scelta del governo e che, secondo Meloni, devono essere considerate nella valutazione dei vincoli di bilancio. «L’inflazione di oggi non è quella programmata tre anni fa all’1,8%», osserva: il rincaro effettivo comporta «costi automatici maggiori», un problema che ritiene comune agli altri Stati membri.

Del tema ha parlato con Ursula von der Leyen. «Mi pare che ci sia interesse perché è una questione di buon senso», afferma, ricordando che la richiesta non arriva soltanto dall’Italia: anche la Grecia ha sollevato il problema. Nelle dichiarazioni rese a Spalato, prima dell’indiscrezione sul possibile via libera alla clausola per energia e difesa, la premier descrive «un dibattito lungo», nel quale occorrerà trovare una convergenza tra Commissione, Stati membri e Consiglio. Registra una disponibilità ad ascoltare, senza annunciare un accordo sulla richiesta legata all’inflazione.

La distinzione che fa Bruxelles

Da Bruxelles arriva però una distinzione tra le due richieste italiane. Secondo fonti informate, il regolamento relativo alla procedura per disavanzo eccessivo, il cosiddetto braccio correttivo del Patto, include già tra i fattori rilevanti gli sviluppi dell’inflazione rispetto alle ipotesi sulle quali è stato concordato il percorso di spesa netta. Questo permette di considerare il cambiamento dello scenario nell’esame del rispetto degli impegni, senza tradursi automaticamente in un’autorizzazione a spendere di più.

Più complessa è la seconda richiesta avanzata da Meloni a von der Leyen: utilizzare almeno una parte dell’extragettito temporaneo legato all’inflazione per finanziare misure mirate contro il caro energia. Il quadro delle regole europee non consente infatti che entrate superiori alle previsioni si trasformino automaticamente in maggiore spazio di spesa. Le norme, spiegano le fonti, sono state pensate proprio per impedire l’utilizzo di un eventuale «tesoretto» generato in circostanze come queste. Sul punto sono attesi ulteriori approfondimenti nella Commissione; conterà anche il confronto all’Eurogruppo e all’Ecofin dell’8 e 9 ottobre a Lussemburgo.

Il richiamo al Mediterraneo 

È anche per avvicinare le posizioni dei Paesi mediterranei, in vista del prossimo Consiglio europeo, che Meloni rivendica l’utilità del Med9. Ringrazia il primo ministro croato Andrej Plenković per l’accoglienza e la gestione dei lavori, svolti in una situazione che definisce «abbastanza complessa», soprattutto nell’area mediterranea. Poi richiama l’attenzione sulla geografia delle priorità europee: «Siamo portati, in un tempo come questo, a guardare molto al fianco Est, ma non dobbiamo dimenticare quanto sia importante anche il nostro fianco Sud».

7 ottobre 2026 ( modifica il 7 ottobre 2026 | 20:02)


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