Il 66% delle imprese della filiera delle
costruzioni considera adeguato il proprio portafoglio
ordini, il 36% prevede un aumento del fatturato entro la fine del
2026 e il 38% programma nuove assunzioni.
Sono alcuni dei risultati dell’Osservatorio SAIE
2026, realizzato in collaborazione con Nomisma e
presentato a Bologna, che restituisce l’immagine di un settore
ancora fiducioso, nonostante l’aumento dei costi, la carenza di
personale qualificato e le incertezze legate alla conclusione degli
investimenti finanziati dal PNRR.
L’indagine, condotta tra agosto e settembre 2026 su imprese
attive nella produzione, nella distribuzione e nei servizi per
l’edilizia e gli impianti, descrive una filiera che continua a
investire e manifesta un interesse crescente per gli strumenti
digitali. Rimangono però interrogativi sulla capacità del mercato
di mantenere gli attuali livelli di attività una volta esaurita la
spinta delle risorse straordinarie.
Costruzioni 2026: portafoglio ordini e fiducia delle imprese
secondo l’Osservatorio SAIE
Il settore delle costruzioni rappresenta una componente
rilevante del sistema produttivo nazionale, con oltre
700.000 imprese attive, pari a circa il 14% del
totale delle aziende italiane.
All’interno di questo scenario, il primo elemento rilevato
dall’Osservatorio riguarda la consistenza del lavoro acquisito. Il
66% delle imprese intervistate considera adeguato il
portafoglio ordini rispetto alle esigenze di sostenibilità
economico-finanziaria.
Il dato descrive una situazione nella quale una parte
consistente degli operatori può contare su commesse sufficienti a
sostenere l’attività aziendale, pur senza necessariamente disporre
di prospettive di crescita particolarmente elevate.
Anche gli indicatori relativi alla fiducia confermano una
valutazione prevalentemente positiva. Il 52% degli
intervistati dichiara un livello elevato di fiducia nella propria
impresa per il secondo semestre del 2026, mentre circa tre
aziende su quattro esprimono una fiducia medio-alta nelle
prospettive complessive del settore.
La differenza tra questi indicatori suggerisce una distinzione
tra la percezione della solidità aziendale e quella dell’andamento
generale del mercato. La fiducia nella capacità del comparto di
mantenere una certa continuità non equivale, infatti, alla
previsione di un aumento generalizzato dei ricavi.
Fatturato delle imprese edili: le previsioni per la fine del
2026
Le aspettative sull’andamento economico restituiscono un quadro
meno uniforme rispetto a quello relativo agli ordini.
Secondo l’Osservatorio, il 36% delle imprese prevede un
aumento del fatturato entro la fine del 2026, mentre il
28% si attende una contrazione. Il saldo tra le
due componenti rimane positivo, ma la fiducia non è distribuita in
maniera omogenea all’interno della filiera.
La disponibilità di commesse, inoltre, non coincide
automaticamente con un miglioramento della redditività: un’impresa
può mantenere un livello soddisfacente di attività e,
contemporaneamente, subire una pressione sui risultati economici a
causa dell’aumento dei costi di produzione, delle difficoltà di
approvvigionamento o della riduzione dei margini sulle
lavorazioni.
Lavoro nelle costruzioni: nuove assunzioni e carenza di personale
qualificato
La propensione ad assumere rappresenta un ulteriore indicatore
della continuità dell’attività produttiva.
Il 38% delle aziende intervistate prevede nuove
assunzioni entro il 2026, con una media di circa tre
ingressi per ciascuna impresa intenzionata ad ampliare l’organico.
Le figure maggiormente ricercate comprendono personale
impiegatizio, operai specializzati e ingegneri,
sebbene tra le criticità più frequentemente segnalate dalle imprese
ci sia la difficoltà di reperire lavoratori adeguatamente
qualificati.
Il problema riguarda tanto le lavorazioni tradizionali quanto le
attività che richiedono competenze digitali e conoscenze
specialistiche, sempre più presenti nei processi di progettazione,
realizzazione e gestione degli edifici.
Costi delle costruzioni: energia, materiali e margini delle
imprese
Le prospettive del settore restano condizionate da fattori
economici e organizzativi che le singole aziende possono
controllare soltanto in parte.
Il 55% delle imprese indica nell’aumento dei costi
dell’energia e delle materie prime una delle principali
criticità per l’attività. Alla pressione sui costi si aggiungono
gli adempimenti burocratici, la contrazione dei margini e la
difficoltà di reperire personale specializzato.
Le oscillazioni dei prezzi di materiali, trasporti ed energia
rendono più complessa la programmazione degli acquisti e la
definizione dei preventivi, soprattutto quando le commesse si
sviluppano su periodi prolungati. Anche in presenza di un
portafoglio ordini soddisfacente, le imprese devono quindi
confrontarsi con il rischio di una riduzione della
redditività delle lavorazioni.
Le difficoltà amministrative possono inoltre rallentare i
processi e complicare l’organizzazione delle attività. La capacità
di mantenere adeguati volumi di lavoro deve pertanto accompagnarsi
a una maggiore prevedibilità dei costi e alla disponibilità delle
competenze necessarie per rispettare i programmi produttivi.
Intelligenza artificiale nell’edilizia: adozione al 42%, ma
integrazione limitata
Accanto agli indicatori economici, l’Osservatorio dedica
attenzione alla trasformazione tecnologica della filiera.
Il 42% delle imprese dichiara di avere già introdotto
strumenti di intelligenza artificiale oppure di
sperimentarli attraverso progetti pilota. L’utilizzo occasionale di
applicazioni basate sull’AI, tuttavia, non coincide con la loro
integrazione nei processi aziendali: soltanto il 4% degli
intervistati considera infatti questa tecnologia parte
integrante del proprio modello di business.
La distanza tra i due valori indica che una quota significativa
delle esperienze si trova ancora in una fase iniziale. In molti
casi l’impiego degli strumenti è legato a iniziative individuali o
ad attività non organizzate secondo procedure aziendali
definite.
Le applicazioni più strutturate risultano maggiormente presenti
nell’impiantistica e nella progettazione, oltre
che nelle imprese di dimensioni più elevate.
La diffusione degli strumenti rappresenta quindi un primo
indicatore di interesse, mentre il loro impiego sistematico
costituisce una fase ancora da sviluppare.
BIM nelle costruzioni: quasi due imprese su tre investono o
intendono investire
Un altro elemento riguarda il Building Information
Modeling (BIM), metodologia che consente di organizzare e
gestire le informazioni relative a un’opera attraverso modelli
digitali condivisi.
Secondo l’indagine, quasi due imprese su tre
dichiarano di avere già effettuato investimenti nel BIM oppure di
prevederli nel breve periodo.
Anche in questo caso è necessario distinguere gli investimenti
già realizzati da quelli soltanto programmati. Il dato non misura,
infatti, la percentuale di aziende che utilizzano stabilmente il
BIM in tutte le attività, ma descrive un orientamento verso
l’adozione o il rafforzamento della metodologia.
L’interesse si inserisce in un processo più ampio di
digitalizzazione della filiera, che coinvolge
progettisti, imprese esecutrici, produttori, fornitori e gestori
delle opere.
Dopo il PNRR: quali prospettive per il settore delle
costruzioni?
Uno dei temi centrali dell’indagine riguarda le aspettative
delle imprese rispetto alla progressiva conclusione degli
investimenti straordinari collegati al Piano Nazionale di
Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il Piano ha contribuito a sostenere una parte rilevante della
domanda di lavori, servizi tecnici e forniture, soprattutto
nell’ambito delle infrastrutture e degli investimenti pubblici. La
prospettiva di una riduzione di questa componente rende necessario
valutare la capacità del mercato di trovare nuove fonti di
domanda.
Secondo l’Osservatorio, circa un’impresa su due
ritiene che la conclusione del PNRR avrà effetti nulli o marginali
sulla propria attività. Circa quattro aziende su
dieci prevedono invece conseguenze negative, considerate
comunque gestibili.
Il risultato non consente di escludere difficoltà per specifici
segmenti del mercato, ma mostra che una parte significativa delle
imprese non prevede effetti tali da compromettere la continuità
dell’attività.
Tra gli ambiti individuati come possibili opportunità figurano
il mercato privato, gli interventi di
efficientamento energetico degli edifici e la
rigenerazione urbana.
Sono settori nei quali la domanda dipende da condizioni
differenti rispetto a quelle che hanno caratterizzato la fase degli
investimenti straordinari: capacità di spesa di famiglie e imprese,
accesso al credito, convenienza economica degli interventi e
disponibilità di strumenti di sostegno.
Incentivi edilizi e Piano Casa: le richieste delle imprese per il
dopo PNRR
Le aspettative sul dopo PNRR si collegano alle richieste rivolte
alle politiche pubbliche: il 46% delle imprese intervistate
indica nuovi incentivi fiscali per l’edilizia tra gli
strumenti auspicati per sostenere il settore, mentre il 32%
richiama il Piano Casa.
Le percentuali esprimono le preferenze degli operatori coinvolti
nell’indagine e non devono essere interpretate come indicazioni
sull’effettiva introduzione di nuove misure.
La richiesta di incentivi evidenzia il ruolo attribuito agli
strumenti fiscali nella capacità di attivare investimenti privati,
in particolare per interventi che richiedono un impegno economico
rilevante da parte dei proprietari immobiliari.
Il riferimento al Piano Casa richiama invece l’attenzione sulla
domanda abitativa e sulla possibilità di sostenere
interventi finalizzati ad ampliare, recuperare o rendere più
accessibile l’offerta residenziale.
La questione riguarda anche la prevedibilità degli strumenti di
sostegno: le decisioni di investimento, tanto per gli operatori
economici quanto per i committenti privati, richiedono infatti un
orizzonte temporale adeguato e condizioni sufficientemente
stabili.
SAIE Bologna 2026: i numeri della manifestazione e i temi
dell’edilizia
I risultati dell’Osservatorio sono stati presentati durante
SAIE Bologna 2026, edizione che celebra il
sessantesimo anniversario della manifestazione, organizzata per la
prima volta nell’ottobre 1965 e oggi ospitata alternativamente a
Bologna e Bari.
L’edizione 2026 conta 567 espositori, 68 associazioni
partner, 235 convegni e 22 iniziative speciali, con un
programma articolato attorno a progettazione e digitalizzazione,
edilizia, impianti, infrastrutture, sostenibilità e
innovazione.
Tra i temi affrontati figurano le politiche abitative, la
prevenzione sismica, la ricostruzione, la trasformazione digitale e
gli investimenti infrastrutturali, con momenti di confronto tra
operatori della filiera e rappresentanti delle istituzioni.
La manifestazione costituisce così un’occasione di confronto
sulle trasformazioni del mercato e sulle priorità individuate dalle
imprese, anche alla luce dei risultati dell’Osservatorio.
Mercato delle costruzioni: domanda privata, redditività e nuove
opportunità
L’indagine SAIE-Nomisma descrive una filiera che mantiene un
livello di fiducia relativamente elevato, ma deve confrontarsi con
un passaggio delicato: la progressiva conclusione degli
investimenti straordinari e la necessità di trovare nuove
opportunità in un mercato caratterizzato da costi elevati, margini
sotto pressione e difficoltà di reperimento del personale.
Le prospettive del settore non dipenderanno quindi soltanto
dalla quantità di lavori disponibili, ma anche dalla
redditività delle commesse, dalla capacità di
acquisire competenze, dall’efficacia degli investimenti tecnologici
e soprattutto dall’evoluzione della domanda
privata. Efficientamento energetico, rigenerazione urbana
e politiche abitative rappresentano alcuni degli ambiti sui quali
le imprese ripongono le maggiori aspettative per la fase successiva
al PNRR.
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