#Finsubito news dalla rete – Agroalimentare, i costi mettono a rischio la tenuta delle imprese


NOTIZIE HORECA – Le imprese agricole italiane devono fare i conti con costi di produzione elevati, margini sempre più difficili da difendere e nuove tensioni sui mercati energetici. Una situazione che in Campania sta assumendo contorni particolarmente preoccupanti, tanto da spingere Confcooperative Agroalimentare e Pesca a lanciare un allarme sulla sopravvivenza di numerose aziende. A confermare quanto l’energia possa incidere sugli equilibri economici del settore arriva anche il rapporto Osservatorio Energia 2026 di Fondo Sviluppo, che fotografa l’esposizione delle cooperative italiane alle oscillazioni dei prezzi.
Le due fonti descrivono aspetti diversi di una stessa difficoltà: produrre costa di più, ma recuperare le spese attraverso i ricavi non è sempre possibile. Una condizione che riguarda direttamente gli agricoltori e coinvolge, lungo la filiera, anche trasformazione, distribuzione e ristorazione.

In Campania i costi agricoli crescono cinque volte più della media italiana

Il divario emerge dai dati ISTAT richiamati da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania: nel 2025 i prezzi dei beni e servizi impiegati in agricoltura sono aumentati del 5,1% nella regione, contro l’1% registrato a livello nazionale.
Un incremento che si aggiunge alle tensioni degli anni precedenti. Nel 2022, in Italia, i prezzi dei beni e servizi utilizzati in agricoltura erano cresciuti complessivamente del 25,3%, con aumenti particolarmente marcati per i fertilizzanti (+63,4%) e i prodotti energetici (+49,7%).
Per le aziende agricole, la difficoltà è soprattutto finanziaria: carburanti, concimi, sementi, energia e imballaggi devono essere acquistati prima di poter incassare il valore delle produzioni. Quando i prezzi riconosciuti agli agricoltori non compensano queste spese, la liquidità si riduce e diventa più complicato programmare le attività successive.
A denunciare la situazione è Mariano Rago, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania, intervenuto in occasione della mobilitazione degli agricoltori del 10 ottobre ad Avellino.
«Gli agricoltori hanno assorbito sulla propria pelle il peso dei rincari e delle emergenze degli ultimi anni. Hanno continuato a produrre sacrificando il proprio reddito e sostenendo costi straordinari che non hanno trovato un riscontro adeguato nei prezzi riconosciuti alle produzioni. Oggi questa capacità di resistenza è arrivata al limite: per molte imprese è in discussione la possibilità stessa di continuare a lavorare».

Energia, nuovi rincari nel 2026: elettricità oltre il 90% in più a settembre

A rendere più incerto il quadro economico contribuisce anche l’andamento dei mercati energetici. Secondo lo studio Osservatorio Energia 2026: prezzi, consumi e impatto economico sulle cooperative aderenti a Confcooperative, pubblicato da Fondo Sviluppo nell’ottobre 2026, dopo il ridimensionamento seguito alla crisi del 2022 le quotazioni all’ingrosso hanno registrato una nuova fase di crescita.
Il prezzo medio dell’elettricità in Italia è passato da 119,4 euro/MWh a maggio a 180 euro/MWh ad agosto. A settembre, sulla base dei dati provvisori disponibili al 28 del mese, ha raggiunto 207,9 euro/MWh, oltre il 90% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche il gas naturale ha seguito una traiettoria crescente, con l’indice IG Index GME passato da 37,93 euro/MWh a gennaio a 78,92 euro/MWh a settembre, valore provvisorio superiore del 126% rispetto a un anno prima.
Si tratta di prezzi all’ingrosso, che non corrispondono automaticamente alle tariffe sostenute dalle imprese. Le oscillazioni possono tuttavia ripercuotersi sui bilanci aziendali, soprattutto quando le forniture energetiche rappresentano una componente significativa dei costi.
Cooperative agroalimentari, per quasi una su dieci l’elettricità pesa oltre il 5% dei ricavi
Quanto incide concretamente l’energia sulle attività agroalimentari? Il rapporto Fondo Sviluppo offre una risposta attraverso l’analisi delle cooperative aderenti a Confcooperative.
Nel comparto agroalimentare e pesca, il 69,8% delle imprese presenta una spesa elettrica inferiore al 2% dei ricavi, mentre per il 20,6% l’incidenza è compresa tra il 2% e il 5%.
La situazione cambia per il restante 9,5% circa: il 5,6% delle cooperative sostiene una spesa elettrica compresa tra il 5% e il 10% del fatturato, mentre per il 3,9% questa voce supera il 10%.
Non significa che tutte queste aziende siano in perdita, ma che una parte del comparto presenta una maggiore esposizione alle variazioni dei prezzi energetici. È un elemento rilevante soprattutto per le attività che richiedono refrigerazione, conservazione, trasformazione o lavorazioni particolarmente energivore.
Le dimensioni aziendali fanno un’ulteriore differenza. Considerando tutti i settori cooperativi analizzati, il 14,5% delle microcooperative registra una spesa elettrica superiore al 5% dei ricavi, mentre tra le grandi cooperative il 94,7% mantiene questa voce sotto il 2%.
Il rapporto segnala anche una differenza territoriale: in Campania il 5,5% delle cooperative considerate, indipendentemente dal comparto, sostiene una spesa per il gas superiore al 5% dei ricavi, contro il 3,3% nazionale.

Dal vino all’ortofrutta, le difficoltà attraversano le filiere

L’allarme di Confcooperative Campania non riguarda una sola produzione. Tra i comparti interessati figurano viticoltura, olivicoltura, frutta a guscio, castanicoltura, frutticoltura e agrumicoltura, oltre alle coltivazioni orticole, ai cereali, alle produzioni foraggere e al florovivaismo. Le difficoltà coinvolgono anche la zootecnia e le filiere lattiero-casearie, compresa quella bufalina.
Nel settore vitivinicolo, le tensioni commerciali e le giacenze invendute hanno portato la Regione a richiedere l’attivazione della distillazione di crisi. Per l’olivicoltura, invece, la flessione delle quotazioni registrata nel 2026, richiamata attraverso i dati ISMEA, rende più difficile compensare le spese di produzione e trasformazione.
Si tratta di comparti strettamente collegati alla filiera alimentare italiana, dalla lavorazione industriale fino alla ristorazione. Le difficoltà dei produttori non determinano necessariamente rincari immediati per bar, ristoranti e hotel, ma possono incidere sulla continuità delle forniture e sugli equilibri commerciali tra i diversi operatori.

Liquidità, aiuti e gestione dei rischi: le richieste delle imprese

Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania chiede alla Regione l’apertura di un confronto urgente con le rappresentanze agricole e cooperative, coinvolgendo anche trasformazione e distribuzione.
Le priorità riguardano il sostegno alla liquidità, una maggiore rapidità nell’erogazione degli aiuti, strumenti accessibili per affrontare i rischi climatici e condizioni commerciali che consentano ai produttori di recuperare adeguatamente i costi sostenuti.
Sul fronte energetico, lo studio Fondo Sviluppo indica nell’efficientamento, nell’autoproduzione da fonti rinnovabili e nella gestione del rischio alcune possibili risposte alla volatilità dei mercati, soprattutto per le realtà maggiormente esposte.
«Chiediamo alla Regione di convocare il confronto e definire, insieme alle rappresentanze agricole e cooperative, priorità, responsabilità e tempi di intervento. Tutelare il reddito delle imprese significa garantire continuità produttiva, occupazione e presidio del territorio», conclude Rago.
Il nodo resta la capacità delle aziende di ottenere ricavi sufficienti a sostenere la produzione e programmare gli investimenti. Una questione che parte dai campi, ma riguarda l’intera filiera agroalimentare, fino alle imprese che acquistano e utilizzano quotidianamente quelle produzioni.

Fonti utilizzate per realizzare questo articolo:

https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/10/10/rago-a-rischio-la-sopravvivenza-delle-aziende-agricole-in-campania_3fb847fd-8299-4cf6-8d8d-93342750b724.html

https://www.fondosviluppo.it/Portals/0/Studi%20e%20Ricerche/Studi%20%26%20Ricerche%20n.%20346%20Ottobre%202026.pdf 


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