Svolta giudiziaria nella vicenda di Leonardo Fiorini, il giovane originario di Isola del Liri morto il 13 novembre 2025 nel quartiere Monteverde a Roma. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per un 26enne che si trovava con lui, accusato di avergli ceduto una sostanza stupefacente particolarmente potente e di non aver chiamato i soccorsi. La famiglia del ragazzo non aveva mai creduto all’ipotesi del gesto volontario.
Una vicenda che aveva profondamente colpito la comunità di Isola del Liri, quella della morte di Leonardo Fiorini, il giovane di 27 anni originario della cittadina ciociara precipitato dal balcone di un bed and breakfast a Roma, torna al centro dell’attenzione per gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria.
La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di David Stojanovic, 26 anni, nell’ambito delle indagini sulla morte del giovane, avvenuta il 13 novembre 2025 in via Calepodio, nel quartiere Monteverde.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il pubblico ministero Francesco Saverio Musolino contesta all’indagato i reati di cessione di sostanze stupefacenti, morte come conseguenza di un altro reato, omicidio colposo e omissione di soccorso.
Un passaggio importante per una vicenda che, fin dai primi momenti, aveva lasciato numerosi interrogativi, soprattutto tra i familiari del ragazzo, mai convinti che Leonardo avesse volontariamente deciso di togliersi la vita.
La tragedia a Roma e il dolore di Isola del Liri
Era il 13 novembre dello scorso anno quando Leonardo Fiorini perse la vita precipitando dal balcone di una struttura ricettiva situata in via Calepodio, nella zona di Monteverde.
Il giovane, originario di Isola del Liri, si trovava all’interno del B&B insieme a un altro ragazzo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, prima della tragedia sarebbe stata consumata una sostanza stupefacente.
La morte del 27enne aveva suscitato dolore e incredulità nella sua comunità d’origine, dove la notizia si era rapidamente diffusa.
Fin dall’inizio, i familiari avevano manifestato dubbi sulla possibilità che si fosse trattato di un gesto volontario, chiedendo che venisse fatta piena luce sulle circostanze della caduta.
Una posizione ribadita anche nei giorni successivi alla tragedia, quando amici e parenti si erano stretti attorno alla famiglia per l’ultimo saluto a Leonardo.
La Procura: hashish con un principio attivo particolarmente elevato
Al centro della ricostruzione accusatoria c’è la sostanza che sarebbe stata ceduta al 27enne prima della morte.
Secondo gli investigatori, David Stojanovic avrebbe fornito a Leonardo oltre due grammi di hashish, caratterizzati da una concentrazione di principio attivo pari al 31,2%.
Un valore che, secondo quanto riportato nella ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato circa dieci volte superiore alla media presa come riferimento dagli inquirenti.
Tra gli elementi acquisiti nell’inchiesta figurerebbe anche una conversazione WhatsApp nella quale l’indagato avrebbe descritto la sostanza utilizzando espressioni che ne sottolineavano la particolare intensità.
Il messaggio, riportato dagli organi di stampa, conteneva le parole “una scannata master” e “almeno tre bombe dentro”.
Elementi che la Procura avrebbe inserito nella ricostruzione degli eventi precedenti alla caduta del giovane.
La forte agitazione prima della caduta dal balcone
Secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, dopo aver consumato lo stupefacente Leonardo avrebbe manifestato una grave alterazione del proprio stato psicofisico, con una reazione psicotica e una forte agitazione.
Una condizione che, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stata evidente anche alla persona che si trovava con lui.
La Procura ritiene che l’indagato fosse consapevole della scarsa abitudine del 27enne al consumo di cannabinoidi e che, nonostante la situazione, non avesse richiesto l’intervento dei sanitari.
È proprio la mancata chiamata al 118 uno degli aspetti centrali dell’inchiesta.
Secondo l’accusa, l’omissione sarebbe stata legata alla volontà di evitare che emergesse la precedente cessione della sostanza stupefacente.
Poco dopo, Leonardo precipitò dal balcone del B&B, perdendo la vita.
La ricostruzione degli eventi e l’eventuale rapporto causale tra le condotte contestate e la morte del giovane dovranno essere valutati nelle successive fasi del procedimento giudiziario.
La famiglia non aveva mai creduto al gesto volontario
La richiesta di rinvio a giudizio riporta l’attenzione anche sulla posizione dei familiari di Leonardo Fiorini.
Fin dai giorni immediatamente successivi alla tragedia, la famiglia aveva espresso perplessità rispetto all’ipotesi che il giovane si fosse volontariamente gettato dal balcone.
I dubbi dei parenti erano stati raccontati anche da RomaToday in occasione dei funerali del 27enne.
L’inchiesta ha successivamente approfondito le circostanze precedenti alla caduta, concentrandosi sul consumo della sostanza stupefacente, sulle condizioni in cui si sarebbe trovato Leonardo e sul comportamento dell’altra persona presente nella struttura.
La richiesta di processo non rappresenta però un accertamento definitivo delle responsabilità né chiarisce, da sola, ogni aspetto della dinamica della caduta.
La difesa del 26enne contesta le accuse
La posizione della difesa è differente rispetto alla ricostruzione della Procura.
L’avvocato Nicola Madia, legale di David Stojanovic, ha contestato alcune delle ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero.
“Riteniamo che non siano configurabili i reati di omissione di soccorso collegata alla morte e di omicidio colposo e ci difenderemo. Siamo soddisfatti sia caduta l’iniziale accusa dell’omicidio volontario”, ha dichiarato il legale a Il Messaggero.
La difesa sottolinea quindi che l’originaria contestazione di omicidio volontario non compare nella richiesta di rinvio a giudizio, annunciando l’intenzione di contrastare le ulteriori accuse nelle sedi giudiziarie.
Spetterà ora al giudice dell’udienza preliminare valutare la richiesta avanzata dalla Procura e decidere se disporre il processo.
L’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.
Isola del Liri attende risposte sulla morte di Leonardo
A quasi un anno dalla tragedia, la morte di Leonardo Fiorini continua a rappresentare una vicenda dolorosa per la famiglia e per quanti lo conoscevano a Isola del Liri.
La richiesta di rinvio a giudizio costituisce un nuovo passaggio nel percorso giudiziario avviato per ricostruire quanto accaduto quella sera nel B&B di Monteverde.
Al centro dell’inchiesta restano le condizioni del giovane prima della caduta, la sostanza stupefacente che avrebbe assunto e la mancata richiesta di soccorso contestata all’indagato.
Saranno le prossime decisioni della magistratura a stabilire se le accuse dovranno essere esaminate in un processo.
Per la famiglia di Leonardo, che fin dall’inizio ha chiesto di conoscere la verità sulle circostanze della morte, si apre così una nuova fase della vicenda giudiziaria.
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