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Oli motore usati, rischio cancerogeno per i lavoratori: l’allerta Inail e la nuova normativa

L’esposizione professionale agli oli minerali precedentemente utilizzati nei motori a combustione interna è riconosciuta come rischio cancerogeno. Lo conferma un documento Inail – Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale che inquadra la pericolosità degli oli usati e le criticità nella valutazione dell’esposizione.

Decreto 11 febbraio 2021: gli oli usati tra i cancerogeni

In Italia la gestione del rischio derivante dall’esposizione agli oli motore usati è regolamentata dal decreto interministeriale dell’11 febbraio 2021, che recepisce le direttive UE 2019/130 e 2019/983.
Il decreto inserisce i “Lavori comportanti penetrazione cutanea degli oli minerali precedentemente usati nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti mobili all’interno del motore” tra i processi che comportano l’esposizione a cancerogeni, modificando l’Allegato XLII e l’Allegato XLIII del d.lgs. 81/2008.

È stata inserita la notazione “cute”, nonostante non siano definiti traccianti specifici né valori limite di esposizione professionale, VLEP.

La normativa europea esclude dal rischio cancerogeno gli oli impiegati per processi di lubrificazione non associati a motori a combustione interna, ad esempio gli oli da taglio, così come gli oli nuovi, per i quali resta valida la classificazione di pericolo riportata nella scheda dati di sicurezza SDS del produttore.

Chi è esposto e perché gli oli usati sono pericolosi

Gli oli lubrificanti sono utilizzati in trasporti, edilizia, agricoltura, industria meccanica, navale, mineraria, manifatturiera e in attrezzature di uso comune come motoseghe e tosaerba.

La Roadmap on carcinogens dell’Unione Europea stima oltre un milione di lavoratori professionalmente esposti a tali oli nell’UE. Tra essi: addetti alla manutenzione e riparazione di autoveicoli, operatori addetti allo svuotamento dell’olio motore, addetti al recupero, rigenerazione o riciclaggio dei rifiuti dei veicoli, gestori dei rifiuti incaricati della raccolta degli oli motore usati, lavoratori dei rottami, vigili del fuoco, asfaltatori, operatori dell’industria meccanica e delle raffinerie.

La prima pubblicazione risale alla Monografia Iarc 2012, Mineral oils, untreated or mildly treated, che classifica come cancerogeni di gruppo 1, con sufficiente evidenza di tumori alla pelle, gli oli non o poco raffinati estratti dal petrolio. Lo Scoel, Scientific committee on occupational exposure limits, ha successivamente esteso questa valutazione alle miscele di oli motore usati, riconoscendone la cancerogenicità certa per l’uomo nello sviluppo dei tumori cutanei. Scoel/OPIN/2016-405.

Durante l’uso nel motore l’olio subisce un processo irreversibile di degradazione chimica per reazioni di ossidazione, nitrazione, solfonazione, cracking e decomposizione dei composti organometallici. Si accumulano contaminanti quali prodotti di combustione incompleta, idrocarburi policiclici aromatici IPA, metalli pesanti provenienti dall’usura di componenti mobili dei motori come piombo, zinco, rame, cromo e nichel, particolato carbonioso soot e particelle di black carbon, acqua, sali e N-nitrosodietanolammina, sostanza cancerogena, ma solo per gli oli nella cui formulazione è presente dietanolammina.

Un olio motore nuovo contiene circa il 70-80% di olio base e il 20-30% di additivi. Gli oli minerali sono classificati dall’American petroleum institute API nelle classi I, II, III in base al processo produttivo, al contenuto di zolfo e all’indice di viscosità. La loro composizione tipica comprende idrocarburi alifatici 73-80%, composti monoaromatici 11-15%, composti aromatici polari 4-8%, composti diaromatici 2-5%.

Esposizione cutanea e inalatoria

L’esposizione lavorativa può avvenire durante il cambio dell’olio dalla coppa del motore, con rischio di contaminazione cutanea, o a causa di infortuni nei processi di raffinazione in sistemi chiusi, che possono provocare esposizione cutanea e inalatoria.

Il contatto con la pelle avviene in seguito a schizzi, uso di strumenti unti, contatto con superfici contaminate, mentre l’esposizione inalatoria è dovuta ad aerosol oleosi contenenti agenti chimici e cancerogeni. La penetrazione cutanea di oli usati, in particolare quelli motore, è associata al rischio di sviluppare tumori della pelle. L’esposizione può provocare anche dermatiti, allergie e sensibilizzazioni cutanee, ed in particolare l’inalazione di aerosol può causare patologie all’apparato respiratorio.

Monitoraggio: assenza di traccianti normati

Attualmente non esistono marcatori specifici di esposizione, inalatori o cutanei, per gli oli motore usati. La composizione chimica suggerisce però una possibile esposizione ad IPA e metalli pesanti.

Il decreto interministeriale 11/02/2021 inserisce nel Testo unico la via dermica come una delle vie di esposizione da attenzionare, ma non riporta indicazioni specifiche per la sua valutazione.

Per le lavorazioni che possono produrre aerosol è possibile rifarsi alla letteratura. La valutazione dell’esposizione ambientale e personale per le nebbie di olio minerale è regolamentata negli Stati Uniti dal National institute for occupational safety and health Niosh, che impone un limite di esposizione consentito di 5 mg/m³.

La valutazione dell’esposizione dermica può essere condotta con tecniche di rimozione dalle superfici cutanee contaminate utilizzando garze o dischetti imbevuti di solvente, wipes, sia con dispositivi di intercettazione che prevedono l’analisi del substrato di raccolta del contaminante, pseudocute, pads.

Il monitoraggio biologico potrebbe essere effettuato tramite valutazione dell’esposizione ad IPA cancerogeni e a metalli pesanti presenti negli oli usati.

Tra gli IPA cancerogeni potenzialmente presenti negli oli usati particolare attenzione va rivolta al benzo[a]pirene BaP, citato nell’Allegato XLIII del Testo unico modificato dal d.interm. 11/02/2021 in accordo alla direttiva 2004/37/CE e s.m.i. Il BaP è un cancerogeno senza soglia.

Nella pratica del monitoraggio biologico in ambiente di lavoro per valutare l’esposizione agli IPA si preferisce dosare l’1-idrossipirene 1-OHP urinario. L’1-OHP urinario è un metabolita del pirene ed entrambi non sono classificati come cancerogeni; tuttavia il pirene è presente in quantità significative in tutte le miscele di IPA e quindi l’1-OHP è considerato un marker indiretto di esposizione ad IPA.

I valori di 1-OHP nelle urine dei lavoratori esposti potrebbero essere confrontati con il valore di riferimento biologico per la popolazione generale VRB per l’1-OHP: < 0,25 µg/g creatinina per i non fumatori 95° percentile e < 0,69 µg/g creatinina per i fumatori, come riportato dalla Società italiana valori di riferimento Sivr, 2023.

Per i metalli pesanti negli oli usati, il piombo è classificato dalla Iarc in categoria 2A, cioè come probabile cancerogeno, ha una classificazione armonizzata CLP solo come reprotossico. Nel Testo unico è disponibile il VLEP per il piombo ed i suoi composti inorganici pari a 0,15 mg/m³ e il corrispondente valore limite biologico VLB fissato a 40 o 60 µg/100 ml di sangue, rispettivamente per la donna in età fertile o per l’uomo.

Per lo zinco non sono disponibili né VLEP in aria né VLB specifici. Per il cromo è importante ricordare che la sua pericolosità dipende dallo stato di ossidazione: solo i composti del cromo VI sono classificati come cancerogeni. Il cadmio allo stato elementare o come cadmio II eventualmente presente negli oli usati è un cancerogeno certo IARC gruppo 1, CLP gruppo 1B.

Dispositivi di protezione individuale

Poiché l’assorbimento cutaneo rappresenta la principale via di esposizione professionale agli oli motore usati, l’adozione di adeguati DPI riveste un ruolo fondamentale nel contenimento dell’esposizione residua.

Durante le attività che possono comportare schizzi o contatti con oli e superfici imbrattate devono essere utilizzati guanti di protezione per agenti chimici resistenti alla miscela, ad esempio in nitrile o neoprene di spessore opportuno, indumenti protettivi a maniche lunghe o tute da lavoro e adeguata protezione oculare.

Qualora l’olio sia sottoposto a vaporizzazione o nebulizzazione è opportuno impiegare dispositivi di protezione delle vie respiratorie dotati di filtri combinati per gas, vapori organici e particolato.

L’utilizzo dei DPI deve essere integrato da corrette pratiche di igiene occupazionale, quali la tempestiva rimozione degli indumenti contaminati, un’accurata detersione della cute dopo la manipolazione, evitando contatti cutanei prolungati o ripetuti.

Il documento Inail conclude che l’esposizione agli oli motore usati rappresenta un rischio professionale di natura cancerogena da gestire opportunamente, riconosciuto dalla normativa europea e nazionale. La complessità della composizione chimica degli oli usati, legata alla variabilità dei processi di degradazione che portano allo sviluppo di composti cancerogeni e all’accumulo di contaminanti secondari, rende la valutazione dell’esposizione particolarmente critica, soprattutto in assenza di traccianti normati e di valori limite specifici.

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