L’Italia si prepara al Consiglio europeo con una linea di sfida a Bruxelles: rivedere le regole europee quando rischiano di frenare la crescita e lasciare più margini ai governi per sostenere famiglie e imprese. Dopo la battaglia sul costo dell’energia, Giorgia Meloni allarga il confronto ai vincoli fiscali, chiedendo di tenere conto dello shock energetico e inflazionistico nel calcolo della spesa consentita e di poter utilizzare almeno una parte del maggior gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi.
«Sarebbe oggettivamente difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo shock non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello shock ha generato», ha dichiarato la premier Meloni durante le Comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. «Noi non siamo qui per difendere le regole dalla realtà. Siamo qui per difendere i cittadini da regole sbagliate», ha detto la premier, rivendicando la necessità di intervenire sulle norme europee quando i loro effetti rischiano di pesare su famiglie e imprese.
Meloni ha ricordato di aver scritto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per sottoporre due richieste. La prima è che lo shock energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee. La seconda è permettere agli Stati membri di destinare almeno una parte dell’extra-gettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi a misure temporanee e mirate per famiglie e imprese.
Energia, confronto serrato con Bruxelles
La revisione dei vincoli fiscali si inserisce nella più ampia richiesta italiana di correggere le regole europee che, secondo il governo, rischiano di penalizzare la competitività. «Non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti», ha affermato Meloni. «La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione».
Sul decreto Bollette, la premier ha rivendicato i progressi del confronto tecnico con la Commissione europea. Dopo il Consiglio europeo dello scorso marzo, nelle cui conclusioni era stata inserita la possibilità di adottare misure nazionali, temporanee e mirate per attenuare i costi della produzione elettrica, Bruxelles si è impegnata a lavorare con Roma per individuare una soluzione compatibile con le regole Ue. L’obiettivo è ridurre il peso della generazione a gas sul prezzo complessivo dell’elettricità. «Non una riga in più nelle conclusioni di un vertice, ma una bolletta più leggera per una famiglia, un costo in meno per un’impresa», ha sottolineato la premier.
Un altro fronte riguarda il regolamento europeo sul metano. L’Italia ha chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi per gli importatori, che rischierebbero di restringere l’offerta e alimentare nuove pressioni sui prezzi. La Commissione ha annunciato l’intenzione di rinviare di un anno l’entrata in vigore del regolamento. Il governo chiede inoltre di correggere il sistema Ets, che determina il prezzo delle quote di emissione di CO2, e di rinviare ulteriormente l’Ets2, previsto dal 2028. Nel mirino anche il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, che può trasferire il costo della generazione a gas anche sull’energia prodotta da fonti rinnovabili.
La linea italiana sulla competitività comprende anche la semplificazione amministrativa e il rafforzamento degli investimenti. Meloni ha ricordato le proposte presentate insieme al cancelliere tedesco e al primo ministro belga per accelerare i progetti strategici e ridurre gli obblighi burocratici, soprattutto per le piccole e medie imprese. Sul fronte delle materie prime critiche, indispensabili per la transizione energetica, il digitale e la difesa, l’Italia si è candidata a ospitare a Porto Marghera uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico.
Ucraina, Meloni critica l’intesa Usa sul gasolio russo: «Molto rischiosa»
Il Consiglio europeo si aprirà anche con il confronto con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Meloni ha ribadito il sostegno italiano a Kiev, sostenendo che la pressione militare e diplomatica su Mosca resti necessaria per arrivare a un negoziato. «Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile», ha affermato. Per la premier, una resa ucraina non sarebbe una pace, ma «conquista». La posizione del governo, ha aggiunto, resta fondata sul sostegno a Kiev, sulla pressione sulla Russia e sull’unità euro-atlantica.
In questo quadro Meloni ha definito «molto rischiosa» l’intesa sul gasolio russo annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Pur riconoscendo l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia, la premier ha sostenuto che il rincaro dei carburanti sia dovuto soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina. I benefici della scelta sarebbero quindi incerti, mentre i rischi comprenderebbero nuove entrate per Mosca e un indebolimento della leva sanzionatoria occidentale. Diverso, ha precisato, il giudizio sulla proposta di una tregua negli attacchi alle infrastrutture energetiche, che l’Italia sostiene e che Kiev ha già dichiarato di essere pronta ad accettare.
La premier ha chiesto inoltre che i Ventisette individuino una figura autorevole, con un mandato condiviso, in grado di rappresentare l’Europa al tavolo negoziale. Se non sarà possibile convergere su un nome, ha aggiunto, si potranno valutare formule alternative, purché chi tratta lo faccia a nome di tutti e con un mandato ufficiale. «Mi interessa a nome di chi si siede al tavolo, e per dire cosa», ha spiegato, criticando il rischio che le divisioni sui formati negoziali offrano un vantaggio a Mosca. (riproduzione riservata)
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