CUNEO CRONACA – Si è svolto a Cuneo, negli spazi di La Gemma Venture, l’incontro “Il futuro si costruisce prima”, culminato con la firma dell’Accordo Quadro di Filiera per l’inclusione lavorativa e sociale delle persone detenute ed ex detenute. Non una firma formale, ma l’assunzione collettiva di un impegno concreto verso le persone e il territorio, un accordo che mette a sistema, in una cornice stabile e condivisa, esperienze e collaborazioni costruite negli anni.
“In questi anni abbiamo dimostrato che in carcere si può fare impresa, creare lavoro vero e costruire competenze”, spiega Davide Danni, fondatore di Panaté, promotore dell’iniziativa che, in collaborazione con l’Amministrazione Penitenziaria e altri soggetti pubblici e privati del territorio, ormai da diversi anni lavora sul campo in questa direzione. “Ma – continua Danni – abbiamo capito anche un’altra cosa: non basta preparare una persona a uscire, se fuori non c’è nulla di pronto ad accoglierne il percorso. Il rischio è che tutto quello che abbiamo costruito durante la detenzione si fermi proprio davanti al cancello. Per questo abbiamo bisogno di imprese, istituzioni e organizzazioni che lavorino insieme, ciascuna assumendosi una parte di responsabilità. Perché una vera economia carceraria non può finire al cancello del carcere. Il futuro di una persona va costruito prima che torni libera.”
La firma arriva infatti a sette anni dall’avviamento del progetto Panaté, impresa che unisce la panificazione artigianale di alta qualità per il settore ristorazione e ricettività all’inclusione socio-lavorativa. Attraverso la gestione di laboratori produttivi nelle carceri e la creazione di filiere territoriali con cooperative, imprese e istituzioni, garantisce un lavoro vero ai detenuti durante la pena e percorsi di autonomia al loro rientro in società. Dai primi laboratori artigianali avviati nel 2019 all’interno della Casa Circondariale di Cuneo, il progetto si è progressivamente esteso agli istituti penitenziari di Fossano, Torino, Padova, Rovigo e Genova, affiancando alle attività in carcere il laboratorio esterno di Magliano Alpi, nato per garantire continuità lavorativa anche dopo la detenzione. Un modello in espansione, che guarda a nuovi territori e sta dimostrando il proprio valore attraverso i risultati raggiunti.
Ad aprire l’incontro odierno sono state le testimonianze di tre persone con un vissuto di detenzione. Alessandro, Massimiliano e Erik hanno condiviso con la platea brevi riflessioni sul delicato passaggio tra il “dentro” e il “fuori”.
“Quando sei in carcere pensi molto, anche cosa farò quando sarò uscito? Cosa farò? Chi mi darà una casa? Chi mi darà fiducia?” “Il lavoro è solo una parte. Ma serve anche altro.”
“Una volta fuori, ho provato una sensazione di disagio per un anno e mezzo. Nonostante avessi una casa. Quindi ero anche fortunato rispetto a tanti altri che non ce l’hanno.”
Davide Danni ha ricordato che: “nell’esperienza vissuta in questi 7 anni dall’inizio del progetto Panaté abbiamo capito che il lavoro è importante, ma non è sufficiente. Abbiamo visto persone che ce l’hanno fatta e altre che non ce l’hanno fatta, pur avendo un lavoro. Per troppo tempo abbiamo pensato il rientro in società come un salto. Ma nessuno è in grado di saltare un burrone, bisogna costruire un ponte.” Successivamente, la proiezione di un filmato dedicato al valore del lavoro in carcere ha introdotto il tema centrale della giornata: “Che cosa deve esserci fuori perché ciò che è stato costruito dentro non si interrompa?”
ECCO LA RISPOSTA: UNA FILIERA MULTIDISCIPLINARE E CORRESPONSABILE
Tra il dentro e il fuori non dovrebbe esserci un vuoto. È questa l’idea che ha guidato l’incontro e che ha preso forma attraverso l’immagine di un ponte, costruito simbolicamente da otto parole chiave: percorso, lavoro, formazione, opportunità, inserimento, casa, autonomia e continuità. A ciascuna corrisponde un firmatario e una responsabilità concreta. Perché nessuno, da solo, può accompagnare una persona lungo tutte le fasi del reinserimento. Il valore della Filiera sta proprio nel collegare ciò che viene costruito durante la detenzione con le condizioni necessarie per ricominciare fuori, evitando che competenze, lavoro e possibilità si interrompano sulla soglia del carcere.
Una rete mette in contatto. Una Filiera si assume una responsabilità comune. La vera forza del modello presentato oggi risiede dunque nella pluralità e nella complementarità dei soggetti coinvolti. Non un’organizzazione-guida con dei sostenitori, ma un vero sistema in cui ciascun partner porta competenze diverse e si assume la diretta responsabilità di un pezzo del percorso:
-Lavoro in carcere ed extramurario: La Cooperativa Sociale Glievitati assicura la continuità operativa dei laboratori e dei percorsi di inserimento lavorativo.
-Formazione e incrocio domanda/offerta: Confcommercio Cuneo (attraverso le sue realtà operative Ascomforma e Granda Lavoro) guida l’orientamento, la formazione professionalizzante e l’intermediazione con le imprese dei settori commercio, turismo, trasporti e servizi:
-Abitare sociale: Homes4All interviene fornendo soluzioni di supporto abitativo per accompagnare il percorso verso l’autonomia a fine pena.
-Autonomia ed educazione finanziaria: PerMicro mette a disposizione competenze e strumenti di educazione finanziaria e valuta percorsi di accesso al microcredito.
-Sbocchi occupazionali ed economia reale: Imprese come Open Baladin e DEM MondoFood contribuiscono a individuare e sviluppare opportunità di inserimento lavorativo nel mercato esterno.
-Garanzia istituzionale: L’Amministrazione Penitenziaria – Casa Circondariale di Cuneo assicura la fattibilità istituzionale ed educativa dei percorsi.
-Coordinamento di sistema: Panaté Società Benefit agisce come promotore, coordinatore di progetto e garante del raccordo strategico tra le parti.
Come sottolineato da Gabriele Cigliutti in rappresentanzadell’Associazione Articolo 27, patrocinatore dell’iniziativa, attiva nella promozione dei valori costituzionali sulla funzione rieducativa della pena: all’indomani dell’International Day of Education in Prison 2026, l’esperienza cuneese emerge come un modello potenzialmente replicabile in altri territori. L’incontro è un punto di arrivo dopo anni di lavoro concreto, un passaggio che consolida in un quadro condiviso una collaborazione già sperimentata sul campo, definendo responsabilità e prospettive di sviluppo.
Il 14 ottobre si traduce fin da subito in impegni operativi per il primo anno: misurazione costante dell’impatto sociale, formazione sul campo e coinvolgimento attivo di nuove imprese del territorio disposte ad accogliere e accompagnare chi desidera ricominciare. La Filiera promossa da Panaté si propone come una prassi virtuosa, pronta a essere replicata in altri contesti territoriali italiani ed europei per trasformare la pena in un vero percorso di valore e dignità ricucito con la comunità.
LE DICHIARAZIONI DEI RAPPRESENTANTI DEGLI ENTI FIRMATARI
Domenico Minervini, Direttore Casa Circondariale di Cuneo:
Abbiamo agito al contrario rispetto a quello che di solito si fa: prima abbiamo fatto le cose, e oggi firmiamo un accordo, che è il risultato di un interesse e disponibilità che il nostro territorio ha dimostrato in questi anni. Il percorso per i detenuti fuori dal carcere è irto e pieno di ostacoli. Serve un contesto nazionale che possa agevolare la realizzazione di progetti come questo.
Piero Parente, Presidente Cooperativa Sociale Glievitati:
Il lavoro consente di diventare autonomi già all’interno del carcere. All’interno del carcere possono esistere delle risorse. E noi siamo la dimostrazione di una cooperativa che esiste grazie a queste risorse. In un’epoca in cui il problema per la ristorazione è trovare risorse, questo è importante.
Roberto Ricchiardi, Presidente Confcommercio Cuneo:
“Il nostro impegno, con Ascomforma e Granda Lavoro, sarà quello di accompagnare i percorsi di formazione e orientamento professionale, valorizzando soprattutto il legame con le Imprese del territorio nei settori del commercio, del turismo, dei trasporti e dei servizi, trasferendo competenze pratiche, aggiornate e spendibili che rispondano alle reali esigenze del mercato. Quando la formazione e l’orientamento si intrecciano con le opportunità concrete del mondo aziendale, la pena smette di essere soltanto una punizione e diventa un percorso effettivo di riabilitazione e riscatto.”
Ines Noto, Direttrice Agenzia formativa Ascomforma:
“Guardando alla filiera che oggi prende ufficialmente forma con la firma dell’Accordo Quadro, l’edizione 2.0 del progetto “La Svolta Possibile” intende raccogliere e consolidare le metodologie già sperimentate durante la prima edizione del progetto, estendendo al contempo l’offerta formativa per rispondere all’esigenza di diversificare i profili garantendo una immediata spendibilità professionale. Il primo percorso dedicato a “panificazione, pasticceria e cucina” mentre il secondo sarà incentrato su “logistica e spedizioni”. L’impianto metodologico del progetto si distingue per la scelta di compattare le 140 ore di attività teorico-pratica, per ciascun percorso, attraverso lezioni quotidiane dal lunedì al venerdì, al fine di massimizzare il coinvolgimento dei discenti, mantenere costantemente elevata la loro concentrazione, lavorando con l’intensità propria di un vero contesto aziendale. Entrambi i percorsi saranno integrati da 40 ore di accompagnamento operativo per favorire un passaggio protetto e guidato dalle aule interne al sistema economico e d’impresa locale.”
Salvatore Grizzanti, General Manager Open Baladin:
Le birrerie della rete Open Baladin, oggi 5 e presto 7, sono in centro città. Sono il luogo di incontro tra casa e lavoro e in cui la società si incontra. Siamo contenti di far parte della filiera e avere la possibilità di portare il carcere nel centro della città, perché il carcere di solito è nelle periferie e resta anche alla periferia del dibattito pubblico. L’opportunità di dare un lavoro ai detenuti per noi è anche opportunismo: anche noi facciamo fatica a trovare persone che vengano a lavorare, di persone che abbiano un senso di sacrificio. Ci impegniamo dunque ad avere almeno un ex detenuto in ognuno dei nostri locali e a continuare ad approvvigionarci dalla filiera Panaté. Auspichiamo una profondità dei percorsi di formazione che consideri che ogni locale è una microimpresa che deve essere gestita, quindi servono anche competenze manageriali.
Anche Laura Zunino, Direttrice Generale di DEM MondoFood, ha confermato la difficoltà che il mondo della ristorazione attraversa nel reperimento delle risorse e ribadito l’impegno dell’azienda a valutare tutti i profili provenienti dal progetto per potenziale inserimento.
Federico Disegni, Direttore generale Homes4All:
Siamo una società benefit, non ci occupiamo solo di gestione immobiliare, ma di accompagnamento sociale. Perché è vero che senza casa il lavoro non basta, ma è anche vero che senza lavoro una casa non si mantiene. Quindi prevediamo percorsi di accompagnamento, anche di 18 mesi, per aiutare le persone a saper reggere queste situazioni, come un empowerment personale. Farlo all’interno di una filiera è fondamentale.
Giulia Boioli, Comunicazione PerMicro:
Anche nel mondo del credito esistono diverse tipologie di stigma, non solo verso chi ha precedenti penali. Ci occupiamo quindi di inclusione finanziaria di persone escluse dai canali tradizionali del credito. Lavorando in sinergia con il sistema bancario, accompagniamo le persone oggi non bancabili a una bancabilità domani. Il microcredito è particolarmente adatto come strumento finanziario in progetti come questo, perché crea autonomia e non è assistenzialismo, è una responsabilizzazione all’uso di quel credito, che nasce da una fiducia tra noi e chi ce lo chiede. Una fiducia che si conquista con percorsi di consapevolezza.
Davide Danni, ideatore e fondatore di Panaté S.r.l. Società Benefit:
“Oggi non inauguriamo una collaborazione. Diamo una struttura e una prospettiva a un lavoro che portiamo avanti da anni, insieme a persone e organizzazioni che hanno scelto di assumersi una responsabilità concreta. La vera sfida, adesso, è fare in modo che questo modello funzioni, produca risultati misurabili e possa essere replicato in altri territori. Non voglio che Panaté resti un’eccezione. Vorrei che un giorno non ci fosse più bisogno di parlare di economia carceraria, perché il lavoro in carcere e la sua continuità fuori saranno diventati parte ordinaria del nostro sistema economico e sociale. Continuità è responsabilità. Ognuno oggi ha parlato per il proprio ruolo, ma abbiamo anche capito come possiamo essere insieme. Il tema della responsabilità è emerso in ogni ambito. Nessuno di noi si ritrova nella parola assistenzialismo, che è contraria al concetto di continuità, perché si fa con risorse spot. Noi ci stiamo impegnando a condividere un percorso. La continuità è quello che può dare garanzia di successo. E la continuità funziona se tutti noi garantiamo un pezzetto di questo percorso.”
Al termine dell’incontro sono intervenuti esperti e istituzioni del territorio. Filippo Giordano, Professore ordinario di Economia aziendale presso l’Università LUMSA, è intervenuto in collegamento da Roma per sottolineare che “Senza una visione si costruisce poco. La visione definisce cosa vogliamo essere come organizzazione. La visione è un fatto personale, ma per essere valida deve essere condivisa. E qui mi trovo in una visione condivisa.” Luca Serale, vicesindaco di Cuneo, ha sottolineato che il ruolo delle istituzioni è agevolare la contaminazione e fare divulgazione: “portare progetti come Panaté anche nelle scuole e nei grandi eventi, come un incontro internazionale in cui pochi giorni fa abbiamo proiettato il video di presentazione di Panaté come esempio di buona pratica che nasce proprio sul nostro territorio e da cui oggi nasce un impegno concreto.” Nino Mana, rappresentante del Vescovo di Cuneo, ha presentato alla platea alcuni esempi concreti di attività di sensibilizzazione svolte sul territorio sui temi della giustizia riparativa.
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