#Finsubito news dalla rete – La nuova angoscia e l’anomia


La logica del più forte che sembra delinearsi a livello internazionale apre all’idea che non esistano regole di comportamento valide per tutti, né valori comuni che ispirino rispetto e deferenza, che garantiscano una convivenza pacifica. Il sociologo Émile Durkheim la chiamerebbe anomia, lo scomparire di norme sociali sentite e vissute come valide da un consorzio civile

Paola Giacomoni

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Un’amica mi scrive: quello che fa Trump mi mette angoscia. Il comportamento del presidente americano non ha solo come conseguenza aumenti di prezzo di gas e benzina a causa della guerra con l’Iran, non è solo allontanamento ingiurioso dall’Europa e nemmeno solo avvicinamento di una grande democrazia allo stile e al potere degli autocrati di tutto il mondo.

Il comportamento di Trump produce angoscia.

La reazione psicologica di molti non è più paura o rabbia, e nemmeno incredulità e sgomento per le singole iniziative senza scopo o addirittura controproducenti, e neanche semplicemente disprezzo o vera ripugnanza nei confronti di forme di agire che non corrispondono a una strategia complessiva, se non in chiave distruttiva.

L’angoscia è uno stato di malessere profondo, privo di un oggetto specifico, che porta con sé una sensazione di impotenza. Può essere provocata da un cambiamento complessivo in una situazione vitale.

Come quella in cui un sistema di valori sentito come ampiamente condiviso sembra crollare senza rimedio.

Le azioni erratiche del presidente americano, non guidate da un principio unificatore riconoscibile, e vitalisticamente spinte all’eccesso proprio dalla sensazione che il tempo rimasto è poco, fanno venir meno la fiducia di appartenere a un mondo complesso, intricato e tortuoso, ma fondamentalmente riconoscibile nelle sue istituzioni e nelle attese che ne derivano per la nostra vita.

Si parla del diffondersi del caos, di qualcosa di difficile da interpretare e comprendere, qualcosa di cui facciamo fatica a sentirci parte.

Viene meno la sensazione dell’appartenenza a una civiltà perché la si vede minacciata, svalorizzata perché derubricata a sistema debole e poco efficace. Qualcosa che mette a repentaglio i fondamentali, non solo di tipo istituzionale ma anche psicologico.

Non vengono messi in discussione solo il ruolo della democrazia, il valore dei diritti umani o il ripudio della guerra nel risolvere le contese internazionali, ma sentiamo minacciati alcuni modelli di comportamento normalmente accettati, che vengono riletti come comportamenti «da perdenti».

Gli antropologi ci ricordano oggi che molti dei racconti degli inizi del mondo nelle varie culture riguardano il passaggio dal caos al cosmo, la trasformazione di una mescolanza senza forma e senza distinzione in un insieme dotato di un principio d’ordine riconoscibile e comprensibile. All’interno del quale si definiscono ruoli e prerogative, aperture e chiusure, obiettivi e scopi più o meno condivisibili.

Si tratta di racconti rassicuranti, in cui non vengono rivelati tanto gli inizi, i primordi di un mondo o di una civiltà, quanto l’orizzonte di senso entro il quale le nostre vite trovano collocazione e significato.

È sempre un principio d’ordine, espresso nei modi più diversi, quello che si incarica di fornire senso, direzione e criteri di significanza alla molteplicità e alla dispersione delle esperienze umane.

Questo ci raccontano le ricerche antropologiche, spesso di tipo comparatista, che si sforzano di trovare nella diversità delle culture e dei contesti qualche tratto comune.

È il venire meno di un orizzonte comune a produrre angoscia e senso di impotenza, quando si osserva l’allentarsi di criteri di azione a lungo creduti affidabili.

La logica del più forte che sembra delinearsi a livello internazionale apre all’idea che non esistano regole di comportamento valide per tutti, né valori comuni che ispirino rispetto e deferenza, che garantiscano una convivenza pacifica.

Il sociologo Émile Durkheim la chiamerebbe anomia, lo scomparire di norme sociali sentite e vissute come valide da un consorzio civile.

Ognuno sembra ridotto a occuparsi della propria sopravvivenza individuale o al massimo di gruppo e ad assumere un atteggiamento preventivamente difensivo.

L’orrore di essere considerati dei perdenti sta prendendo piede tra i più giovani, che si sentono esonerati da ogni inibizione nell’uso della violenza, negando con improntitudine ogni gerarchia di valore e dando libero sfogo all’aggressività adolescenziale, non più incanalata in una direzione creativa.

È la fine della sublimazione, l’allentarsi della capacità di trasformare gli impulsi immediati in creazioni civili e umane in cui ognuno si senta sostanzialmente tutelato e valorizzato.

Sul piano simbolico è l’opacizzarsi di un orizzonte di senso, in passato garantito da divinità benevole nelle varie culture, e oggi fatto a pezzi da improbabili protagonisti del caos che rendono impossibile quell’approccio rassicurante che un mondo ordinato consentiva.

Certo non vivevamo in una situazione idillica in cui ognuno veniva riconosciuto nel suo valore in un consorzio civile sano e compatto, ma erano presenti alcuni criteri che ci consentivano di orientare la nostra azione nel mondo, nonostante una diffusa incertezza su molti aspetti specifici.

Non sono sicura tuttavia che si tratti di una svolta senza ritorno, una sorta di fine del mondo, o di tramonto dell’Occidente cui molti alludono.

Molto dipende da elementi contingenti, come la palese patologia caratteriale di singoli individui ai quali una Costituzione che non aveva ancora conosciuto despoti ha inopportunamente affidato poteri enormi.

Un’altra America esiste ancora, come dimostra il caso del sindaco di New York Zohran Mamdani, ma soprattutto è la base repubblicana che finora ha sostenuto Trump a ogni costo a incrinarsi.

Un mondo in cui la legge del più forte davvero prevalesse ci porterebbe facilmente a un conflitto mondiale, dato che nessuno considera rilevanti le conseguenze delle azioni.

Forse qualche contromisura potrebbe scattare a quel punto anche nell’assurdo mondo MAGA in cui non tutti hanno avuto un padre castrante, che sfida la vergogna di essere normale e spinge alla vendetta contro il mondo intero.

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