L’INAIL ha aggiornato il “Catalogo
delle principali occasioni di esposizione professionale e non
professionale ad amianto”, che ricostruisce gli
impieghi del minerale nei diversi settori produttivi, le
lavorazioni che hanno determinato l’esposizione dei lavoratori e le
circostanze nelle quali il rischio può ancora manifestarsi.
Il documento, pubblicato nell’ottobre 2026 dal Dipartimento di
medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, nasce
dall’esperienza maturata nell’ambito del Registro nazionale dei
mesoteliomi (ReNaM) e approfondisce anche le esposizioni indirette,
familiari e ambientali, spesso difficili da individuare attraverso
la sola storia professionale.
Particolare attenzione viene riservata al settore delle
costruzioni, nel quale l’amianto ha trovato largo impiego
e dove la permanenza di materiali contenenti amianto negli edifici
e negli impianti continua a rappresentare una possibile fonte di
esposizione durante demolizioni, ristrutturazioni e manutenzioni,
soprattutto quando vengono interessati componenti dei quali non si
conoscono la composizione o l’esatta collocazione.
Esposizione all’amianto: cosa contiene il catalogo INAIL 2026
Il catalogo aggiorna e amplia le informazioni contenute
nell’VIII Rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi,
sviluppando il lavoro di ricostruzione delle esposizioni condotto
dall’INAIL insieme ai Centri operativi regionali (COR), che
attraverso l’analisi delle storie lavorative, residenziali e
familiari delle persone colpite da mesotelioma cercano di
individuare le circostanze nelle quali è avvenuto il contatto con
le fibre.
L’edizione 2026 comprende anche una revisione del
questionario anamnestico utilizzato per queste
indagini, con particolare attenzione alle esposizioni meno
conosciute e ai casi nei quali la storia professionale non consente
di risalire immediatamente a una possibile fonte di
contaminazione.
La pubblicazione prende in esame numerosi comparti produttivi,
dalla cantieristica navale all’industria chimica, dalla metallurgia
ai trasporti, dall’agricoltura alla sanità, fino alle costruzioni e
alla manutenzione degli edifici, descrivendo per ciascuno i
materiali contenenti amianto (MCA), le lavorazioni e le mansioni
potenzialmente espositive. Le informazioni sono accompagnate da
domande specifiche attraverso le quali ricostruire le attività
svolte, la frequenza degli interventi e le attrezzature
utilizzate.
Il catalogo ha una finalità prevalentemente epidemiologica e non
introduce nuovi obblighi in materia di sicurezza sul lavoro, ma le
informazioni raccolte consentono di approfondire le condizioni
nelle quali si sono verificate le esposizioni e di riconoscere
situazioni di rischio che possono ancora presentarsi.
Rischio amianto: gli obblighi di prevenzione del D.Lgs. n.
81/2008
La disciplina sulla protezione dei lavoratori dall’esposizione
all’amianto è contenuta nel Titolo IX, Capo III, del D.Lgs.
n. 81/2008, aggiornato dal D.Lgs. n. 213/2025 in
recepimento della direttiva (UE) 2023/2668.
Particolare rilievo assume l’art. 248, che impone al datore di
lavoro di adottare le misure necessarie per individuare la
presenza di materiali potenzialmente contenenti amianto
prima dell’esecuzione di lavori di demolizione, manutenzione o
ristrutturazione.
Per gli edifici costruiti prima dell’entrata in vigore della
Legge n. 257/1992, la disposizione prevede l’acquisizione delle
informazioni disponibili presso i proprietari dei locali, altri
datori di lavoro e ulteriori fonti, compresi i registri pertinenti.
Qualora tali informazioni non siano disponibili, il datore di
lavoro deve provvedere a un esame della possibile presenza di
amianto mediante un operatore qualificato,
acquisendone il risultato prima dell’inizio dei lavori.
Il comma 2 dello stesso articolo stabilisce inoltre che, in
presenza anche del minimo dubbio sull’esistenza di amianto in un
materiale o in una costruzione, trovano applicazione le
disposizioni del Capo III.
Il successivo art. 249 disciplina la valutazione del
rischio, finalizzata a stabilire la natura e il grado
dell’esposizione dei lavoratori e le misure preventive e protettive
da adottare. Il comma 1-bis, introdotto dal D.Lgs. n. 213/2025,
prevede che nelle attività che possono comportare un rischio di
esposizione sia data priorità alla rimozione
dell’amianto o dei materiali che lo contengono rispetto ad
altre forme di manutenzione e bonifica.
Amianto e mesotelioma: gli effetti delle esposizioni pregresse
L’amianto è stato utilizzato per decenni grazie alle sue
proprietà di isolamento termico e acustico, alla resistenza al
calore e al costo relativamente contenuto, trovando applicazione in
una vasta gamma di prodotti e materiali destinati all’industria e
alle costruzioni. La Legge n. 257/1992 ne ha disposto la messa al
bando, ma le conseguenze sanitarie delle esposizioni avvenute prima
del divieto continuano a manifestarsi.
Il catalogo ricorda che il mesotelioma presenta una
latenza mediamente di circa 40 anni dall’inizio
dell’esposizione, con una variabilità significativa tra i singoli
casi, e che per questa patologia non è stata individuata una soglia
di esposizione priva di rischio. La probabilità di insorgenza della
malattia aumenta inoltre in relazione all’esposizione
cumulata, rendendo particolarmente importante la
ricostruzione delle attività svolte nel corso dell’intera vita
lavorativa.
Secondo l’INAIL, l’andamento dell’incidenza e della mortalità
mostra una tendenza all’appiattimento della curva, mentre nelle
generazioni più giovani si osserva già una riduzione dei tassi
riconducibile agli effetti del divieto. Rimane tuttavia il problema
dei materiali contenenti amianto ancora presenti negli edifici e
negli impianti, che possono determinare nuove occasioni di
esposizione quando vengono deteriorati, rimossi o sottoposti a
lavorazioni capaci di liberare fibre.
Esposizione professionale all’amianto: settori e attività
coinvolte
La ricostruzione dell’INAIL comprende numerose attività nelle
quali la presenza di amianto non era necessariamente collegata alla
produzione o alla lavorazione diretta del minerale. Accanto ai
comparti storicamente più esposti, come la produzione di
cemento-amianto, la cantieristica navale e la manutenzione
ferroviaria, il catalogo documenta impieghi in attrezzature della
ristorazione, macchinari industriali, apparecchiature elettriche,
impianti termici e sistemi frenanti dei veicoli.
In molti casi l’esposizione avveniva durante la
manutenzione, quando gli operatori intervenivano
su guarnizioni, rivestimenti isolanti, componenti meccanici o
materiali deteriorati, mentre in altre situazioni interessava
lavoratori che operavano negli stessi ambienti nei quali venivano
eseguite attività capaci di disperdere fibre.
Per ricostruire le esposizioni pregresse diventa quindi
importante conoscere le mansioni effettivamente
svolte, i materiali manipolati e le condizioni operative,
anche quando l’attività principale dell’impresa non prevedeva
l’impiego diretto di amianto.
Amianto in edilizia: materiali e lavorazioni a rischio
Secondo l’INAIL, oltre il 90% dell’amianto in
fibra prodotto o importato in Italia è stato impiegato
nella produzione di cemento-amianto, del quale l’industria delle
costruzioni è stata il principale utilizzatore. Negli edifici
civili e industriali i manufatti più diffusi comprendevano lastre
ondulate e piane, tubazioni, canne fumarie, serbatoi, comignoli e
raccordi, ma l’amianto veniva utilizzato anche nei materiali per
impermeabilizzazioni, negli intonaci, negli stucchi e nelle
pavimentazioni in vinil-amianto, talvolta anche
nei relativi collanti.
A partire dagli anni Sessanta si è diffuso inoltre l’impiego di
pannelli prefabbricati contenenti cemento-amianto, utilizzati per
tamponamenti esterni e pareti divisorie in edifici scolastici,
residenziali e strutture pubbliche. Un’altra applicazione
riguardava i rivestimenti a spruzzo sulle strutture portanti,
realizzati per migliorarne la resistenza al fuoco o per esigenze di
isolamento termico e acustico, spesso mediante materiali con
percentuali elevate di amianto e caratterizzati da una
matrice particolarmente friabile.
Tra le attività storicamente più espositive, il catalogo
individua il taglio, la foratura e la sagomatura
dei manufatti in cemento-amianto con utensili elettrici e dischi
abrasivi, insieme alle operazioni di demolizione che ne provocavano
la frantumazione. Le testimonianze raccolte attraverso le anamnesi
professionali indicano che queste lavorazioni venivano generalmente
eseguite senza aspirazione localizzata e senza adeguate protezioni
individuali.
La presenza di un materiale contenente amianto non comporta però
necessariamente un’esposizione alle fibre, che dipende dalle
caratteristiche della matrice, dallo stato di conservazione del
manufatto e dalle sollecitazioni alle quali viene sottoposto. I
materiali compatti, nei quali le fibre sono
saldamente legate alla matrice, presentano generalmente una minore
capacità di rilascio rispetto a quelli friabili, ma possono
diventare una fonte di esposizione quando vengono tagliati, abrasi
o demoliti.
Demolizioni e manutenzioni: la presenza di amianto negli
edifici
Tra le principali occasioni di esposizione ancora presenti nel
settore edilizio, il catalogo richiama le
demolizioni, durante le quali possono essere
danneggiati materiali contenenti amianto dei quali non si conoscono
l’esistenza o la precisa collocazione. Il problema interessa
soprattutto componenti che rimangono nascosti fino all’apertura
delle strutture o allo smontaggio delle apparecchiature, come canne
fumarie, pannelli isolanti, pavimentazioni, serbatoi e parti degli
impianti.
Anche nelle manutenzioni il rischio può emergere durante
interventi ordinari, ad esempio quando vengono sostituite
tubazioni, rimosse coibentazioni o lavorate parti contenenti
materiali isolanti. Il documento ricostruisce le esposizioni dei
termoidraulici durante la manutenzione di caldaie
e condotte, la sostituzione delle guarnizioni e la rimozione di
rivestimenti spesso realizzati con amianto friabile, mentre per gli
elettricisti richiama soprattutto le lavorazioni eseguite negli
edifici industriali, dove gli interventi sugli impianti potevano
interessare coibentazioni o componenti contenenti amianto.
Queste circostanze rendono particolarmente importante la
preventiva individuazione dei materiali sospetti,
soprattutto quando si interviene su edifici e impianti realizzati
nei periodi di maggiore diffusione dell’amianto e la documentazione
disponibile non consente di ricostruire completamente le
caratteristiche dei materiali installati.
Amianto naturale negli scavi e nelle infrastrutture
Il catalogo esamina anche le esposizioni riconducibili
all’amianto naturalmente presente in determinate formazioni
geologiche, indicato con l’acronimo NOA (Naturally
Occurring Asbestos). In alcune aree del territorio
italiano, le operazioni di scavo, sbancamento, perforazione e
realizzazione di gallerie possono interessare rocce contenenti
minerali fibrosi di amianto.
L’INAIL richiama in particolare le ofioliti,
comunemente conosciute come pietre verdi, alcune delle quali
possono contenere fibre di amianto in funzione delle
caratteristiche mineralogiche del giacimento. Materiali provenienti
da queste formazioni sono stati utilizzati anche per massicciate e
sottofondi stradali, con possibili occasioni di esposizione durante
gli interventi di costruzione e manutenzione delle
infrastrutture.
Nelle aree interessate da questa eventualità, il documento
richiama l’importanza delle valutazioni geologiche
preventive, facendo riferimento alle cartografie e alle
mappature disponibili a livello nazionale e regionale. La presenza
di formazioni ofiolitiche richiede pertanto un approfondimento
delle caratteristiche del sito, senza presumere che tutte le rocce
appartenenti a questa categoria contengano amianto.
Esposizione indiretta all’amianto e attività di manutenzione
Le indagini riportate dall’INAIL documentano situazioni nelle
quali l’esposizione interessava anche lavoratori che non
manipolavano direttamente materiali contenenti amianto. Nei
cantieri navali, negli impianti industriali e durante le attività
di coibentazione, la contemporanea presenza di più categorie
professionali negli stessi ambienti poteva determinare la
dispersione delle fibre anche nelle aree occupate
da personale addetto ad altre mansioni.
Il catalogo prende inoltre in considerazione gli operai
impegnati nella manutenzione di scuole, ospedali, edifici pubblici
e stabilimenti industriali, che potevano eseguire lavori edili,
idraulici ed elettrici pur appartenendo ad altri comparti
produttivi. Nella ricostruzione delle esposizioni pregresse assume
quindi rilievo anche l’eventuale svolgimento di attività
occasionali e la presenza di altre lavorazioni negli ambienti
frequentati.
Esposizione non professionale: ambienti domestici e familiari
Una sezione del catalogo riguarda le esposizioni avvenute al di
fuori degli ambienti lavorativi, comprendendo quelle ambientali,
familiari e legate all’utilizzo di materiali contenenti amianto
nelle abitazioni o durante attività personali.
Tra le situazioni maggiormente documentate figura la
contaminazione domestica attraverso gli indumenti da
lavoro, che in passato venivano portati a casa e lavati
dai familiari, mentre le esposizioni ambientali potevano
interessare le popolazioni residenti nelle vicinanze degli
stabilimenti industriali e dei siti estrattivi oppure in aree
caratterizzate dalla presenza naturale di amianto.
Queste informazioni possono contribuire a individuare l’origine
dell’esposizione nei casi di mesotelioma per i quali non emergono
precedenti attività lavorative direttamente associate all’amianto,
soprattutto nelle donne, le cui storie espositive risultano spesso
più difficili da ricostruire.
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