#Finsubito news dalla rete – Avviso di accertamento: termini, ricorso e riscossione


Vuoi parlare della tua situazione con Michela?

L’avviso di accertamento è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate, dopo un controllo, ti chiede imposte che ritiene non pagate, con sanzioni e interessi. Hai di regola 60 giorni per scegliere: pagare con le sanzioni ridotte, chiedere un confronto con l’ufficio oppure fare ricorso. Se non fai nulla l’atto diventa esecutivo e, dopo altri 30 giorni, il debito passa alla Riscossione senza che arrivi una cartella. Per questo i primi 60 giorni sono quelli che contano.

Se hai ricevuto un avviso di accertamento e la somma si aggiunge a debiti che non riesci più a pagare, lascia i tuoi dati nel modulo in fondo e chiedi di essere contattato: nella prima consulenza, gratuita, Michela verifica se hai i requisiti per accedere alla Legge3 ed esdebitarti.

I 60 giorni partono dalla notifica. Ogni scelta possibile sta dentro quel tempo.

Che cos’è e perché arriva

Arriva dopo un controllo più approfondito di quello automatico sulle dichiarazioni. L’Agenzia delle Entrate ritiene che tu abbia dichiarato meno del dovuto, o che manchi un’imposta, e lo mette per iscritto.

L’atto deve essere motivato. Deve dire su quali redditi si basa, quali imposte calcola, entro quando pagare, a quale ufficio chiedere informazioni e a quale giudice si può fare ricorso. Lo spiega la scheda dell’Agenzia delle Entrate.

È un atto diverso dalla comunicazione di irregolarità, o avviso bonario, che nasce dai controlli automatici e ha regole più leggere.

Le strade nei 60 giorni

Scelta Cosa comporta
Accetti e paghi Le sanzioni sono ridotte a un terzo
Chiedi l’accertamento con adesione Un confronto con l’ufficio per ridefinire le somme
Fai ricorso Una causa davanti al giudice tributario
Non fai nulla L’atto diventa esecutivo e passa alla Riscossione

Il termine per il ricorso è di 60 giorni dalla notifica, secondo l’articolo 21 del decreto sul processo tributario.

Chi accetta e paga entro quel termine, rinunciando al ricorso, ottiene la riduzione delle sanzioni a un terzo: è l’articolo 15 del decreto legislativo 218 del 1997.

Con l’accertamento con adesione si chiede all’ufficio di discutere l’atto prima di andare dal giudice. I tempi per chiederlo dipendono dal tipo di atto: in alcuni casi coincidono con il termine per il ricorso, in altri sono di soli quindici giorni dalla notifica. Sono le regole dell’articolo 6 dello stesso decreto, e vanno verificate subito.

Il ricorso apre una causa. Chi lo presenta deve comunque versare, in via provvisoria, un terzo delle maggiori imposte accertate.

Quale strada convenga dipende da quanto l’atto è fondato e da quanto riesci a pagare.

Ogni strada ha un costo e un tempo. Sceglierla bene richiede i documenti del controllo, non solo l’atto finale.

Cosa vuol dire che è «esecutivo»

Dal 2011 gli avvisi di accertamento per le imposte sui redditi, l’IVA e l’IRAP contengono già l’ordine di pagare. Passato il termine per il ricorso diventano esecutivi: valgono come titolo per riscuotere.

Trenta giorni dopo la scadenza del pagamento, le somme vengono affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che te lo comunica. Non arriva una cartella: l’avviso ne prende il posto. Lo spiega la Riscossione nella pagina sull’accertamento esecutivo.

Dall’affidamento, pignoramenti e altre esecuzioni restano sospesi per 180 giorni. La sospensione non vale però per fermi e ipoteche, e non vale in tutti i casi.

Si può pagare a rate

Sì, in due momenti diversi.

Prima, se accetti l’atto o chiudi un accertamento con adesione: le somme si possono pagare in un massimo di otto rate trimestrali, che diventano sedici sopra i 50.000 euro. Lo prevede l’articolo 8 del decreto legislativo 218 del 1997.

Dopo, quando il debito è passato alla Riscossione: valgono le regole della rateizzazione delle cartelle, di cui parliamo nell’articolo sulla rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate. A quel punto, però, le sanzioni sono dovute per intero.

Una rata trimestrale alta pesa quanto tre rate mensili insieme. Le rate dividono questo debito, ma non risolvono l’insieme dei debiti quando non riesci più a pagare.

Quando la somma è più grande di te

Un accertamento può arrivare a cifre che nessuna rata rende sostenibili, soprattutto per chi ha o ha avuto una partita IVA. E spesso non è l’unico debito.

La legge chiama sovraindebitamento la situazione di chi non riesce più a pagare regolarmente i propri debiti, come lo definisce l’articolo 2 del Codice della crisi. Nelle procedure previste dal Codice rientrano anche i debiti con il Fisco, e un giudice li guarda insieme agli altri. Ne parliamo nell’articolo sull’esdebitazione dei debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Un debito con il Fisco non si guarda da solo. Va messo accanto a tutto il resto.

Come può aiutarti Michela con Legge3

Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. La consulenza con lei serve a una cosa sola: capire se puoi accedere alla Legge3, cioè se hai i requisiti che la legge chiede per esdebitarti.

Ne esci con un sì o con un no. Se è sì, Michela ti dà tutte le informazioni per esdebitarti. Se è no, ti spiega il perché e, se può darti un consiglio, te lo dà.

Per fissarla lascia nome, telefono ed e-mail nel modulo qui sotto e chiedi di essere contattato. La prima consulenza è gratuita e non ti impegna a nulla.

Domande frequenti

Quanto tempo ho dopo un avviso di accertamento?

Di regola 60 giorni dalla notifica per pagare con le sanzioni ridotte, chiedere l’adesione o fare ricorso.

Cosa succede se non pago un avviso di accertamento?

Passato il termine l’atto diventa esecutivo. Dopo altri 30 giorni il debito viene affidato alla Riscossione, che può agire per recuperarlo.

Dopo l’avviso di accertamento arriva la cartella?

No. Per imposte sui redditi, IVA e IRAP l’avviso vale già come titolo: la cartella non viene più notificata.

Si può rateizzare un avviso di accertamento?

Sì. Se accetti l’atto o chiudi un’adesione, fino a otto rate trimestrali, sedici sopra i 50.000 euro. Dopo il passaggio alla Riscossione valgono le regole delle cartelle.

Avviso di accertamento e avviso bonario sono la stessa cosa?

No. L’avviso bonario nasce dai controlli automatici sulla dichiarazione. L’accertamento arriva dopo un controllo più approfondito ed è un atto più pesante.

Parliamone nei primi 60 giorni

Se l’avviso di accertamento è solo una parte dei debiti che non reggi più, lascia nome, telefono ed e-mail nel modulo qui sotto e chiedi di essere contattato. Nella prima consulenza, gratuita, Michela verifica se hai i requisiti per la Legge3: ne esci con un sì o con un no.

Un atto alla volta non basta quando i debiti sono tanti. Michela ti dice se hai i requisiti per la Legge3.

La prima consulenza è gratuita. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.

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