Pronto al via il bonus mamme lavoratrici, pari a 60 euro al mese e che può arrivare per l’intero 2026 a un massimo di 720 euro. La circolare INPS del 16 ottobre fornisce le istruzioni per fare domanda, in attesa del lancio del servizio per l’invio
Il bonus per le mamme lavoratrici introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 è pronto a partire.
La circolare INPS n. 106 pubblicata il 16 ottobre 2026 fornisce le istruzioni per fare domanda e accedere al bonus economico di 60 euro al mese, pari a un massimo di 720 euro all’anno.
Il nuovo bonus mamme si inserisce in un percorso normativo articolato: è stato confermato e potenziato dalla scorsa Manovra in attesa dell’entrata in vigore dell’esonero contributivo parziale, la cui decorrenza è stata prorogata al 2027, e si coordina con le altre agevolazioni già previste per le famiglie con più figli.
Rispetto all’anno scorso, la principale novità riguarda l’importo mensile riconosciuto, che sale da 40 a 60 euro per ogni mese di attività lavorativa. Non cambia invece la tempistica per il pagamento: le somme maturate dall’inizio alla fine dell’anno arriveranno in un’unica soluzione nel mese di dicembre.
Bonus mamme lavoratrici 2026: a chi spettano i 60 euro al mese. Requisiti personali, lavorativi e di reddito
Particolarmente attesa per dare il via alla misura introdotta a livello normativo dal 1° gennaio 2026, la circolare INPS del 16 ottobre delinea il profilo delle mamme destinatarie del bonus economico.
L’accesso al bonus mamme è subordinato alla presenza congiunta di precisi requisiti: personali, lavorativi e di reddito.
Dal punto di vista della composizione familiare, il contributo di 60 euro al mese è destinato a due categorie di madri (incluse le lavoratrici con figli in adozione o affidamento preadottivo):
- madri di due figli, a condizione che il figlio più piccolo non abbia ancora compiuto dieci anni;
- madri di tre o più figli, a condizione che il figlio più piccolo abbia un’età inferiore a diciotto anni.
Il requisito familiare deve essere posseduto al 1° gennaio 2026 oppure maturare entro il 31 dicembre dell’anno.
Quando il diritto si perfeziona nel corso dell’anno – come nel caso di una nuova nascita – il bonus economico spetta a partire dal mese stesso in cui si verifica l’evento.
Una volta maturato, il diritto rimane valido per l’intera annualità, salvo la perdita della responsabilità genitoriale o il raggiungimento del limite di età da parte del figlio più piccolo.
Sul fronte occupazionale, la platea delle beneficiarie è particolarmente ampia.
Vi rientrano sia le lavoratrici dipendenti (del settore pubblico o privato, con contratti a tempo determinato, indeterminato, intermittenti o in somministrazione) sia le lavoratrici autonome. Tra queste ultime figurano le iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie INPS, alle Casse di previdenza professionali e alla Gestione separata.
Restano invece escluse le collaboratrici domestiche, le imprenditrici e le titolari di cariche sociali non iscritte all’assicurazione generale obbligatoria o a forme sostitutive.
Un elemento di attenzione fondamentale riguarda il coordinamento con l’esonero contributivo IVS (pari al 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice): le madri con tre o più figli che sono titolari di un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (compresi i contratti di apprendistato) non possono percepire il nuovo bonus mamme per i mesi in cui è attivo tale rapporto di lavoro.
Per queste ultime resta infatti prioritaria la fruizione del totale esonero contributivo previsto dalla legge n. 213/2023.
Qualora un contratto a tempo determinato dovesse essere trasformato a tempo indeterminato in corso d’anno, la spettanza del bonus mensile cesserà a favore della decontribuzione a partire dal mese della trasformazione.
INPS – circolare n. 106 del 16 ottobre 2026
Nuovo bonus mamme 2026: le istruzioni INPS per il contributo di 60 euro mensili riservato alle lavoratrici dipendenti e autonome
Bonus mamme lavoratrici, limite di reddito a 40.000 euro, fuori dal calcolo la Naspi
Un’ulteriore condizione per l’accesso alla misura è rappresentata dal reddito individuale. Per l’anno 2026, la somma dei redditi da lavoro (sia autonomo che dipendente) rilevanti ai fini fiscali percepiti dalla lavoratrice non deve superare il tetto massimo di 40.000 euro annui.
Nella determinazione di questa soglia si sommano tutti i redditi da lavoro, inclusi quelli esenti da imposte o sottoposti a regimi agevolati o sostitutivi, considerati al lordo di eventuali franchigie.
Rientrano nel conteggio anche le indennità sostitutive della retribuzione maturate in costanza di rapporto lavorativo, come i trattamenti per maternità, malattia, congedo straordinario e cassa integrazione.
Al contrario, non vanno computate le prestazioni legate alla cessazione dell’impiego (come Naspi o DIS-COLL) né le prestazioni pensionistiche.
Per le sole lavoratrici dipendenti, il valore reddituale va considerato al netto dei contributi previdenziali obbligatori trattenuti dal datore di lavoro.
Pagamento a dicembre di tutte le mensilità del bonus mamme, fino a 720 euro
L’importo del contributo economico è fissato in 60 euro mensili per ogni mese o frazione di mese in cui sia stato attivo il rapporto di lavoro o l’esercizio dell’attività autonoma.
La prestazione può coprire fino a un massimo di dodici mensilità nell’arco dell’anno solare, consentendo di raggiungere un totale complessivo di 720 euro.
L’erogazione della somma avverrà da parte dell’INPS in un’unica soluzione nel mese di dicembre 2026, contestualmente al pagamento della quota spettante per l’ultimo mese dell’anno.
Come confermato dalle indicazioni normative, il nuovo bonus mamme costituisce una misura di sostegno puro: gli importi erogati non concorrono alla formazione del reddito imponibile e sono del tutto esenti da prelievi fiscali e previdenziali.
Inoltre, le somme percepite non vengono considerate ai fini del calcolo ISEE.
| Caratteristica | Dettaglio operativo |
|---|---|
| Importo mensile | 60 euro per mese o frazione di mese lavorato |
| Soglia annua massima | 720 euro (corrispondenti a 12 mensilità) |
| Pagamento | Unica soluzione a dicembre 2026 |
| Trattamento fiscale | Esente da imposte, non rileva ai fini del calcolo ISEE |
Come presentare la domanda all’INPS
Il beneficio non viene attribuito d’ufficio ma richiede l’invio di un’apposita istanza telematica da parte dell’interessata.
L’INPS comunicherà con un successivo messaggio la data ufficiale di apertura del canale di trasmissione della domanda.
Nel frattempo, la circolare indica come procedere:
- direttamente online, accedendo al portale www.inps.it con la propria identità digitale (SPID di livello almeno 2, Carta d’Identità Elettronica CIE 3.0, Carta Nazionale dei Servizi CNS o eIDAS);
- tramite Contact Center Multicanale, chiamando il numero verde gratuito 803.164 da rete fissa oppure il numero 06 164.164 da rete mobile;
- attraverso gli Istituti di Patronato, avvalendosi dell’assistenza degli operatori dedicati.
In sede di compilazione della domanda, la richiedente dovrà dichiarare sotto la propria responsabilità il possesso di tutti i requisiti di legge.
Sarà necessario specificare la composizione anagrafica dei figli, fornendo per ciascuno il codice fiscale o la documentazione equivalente in caso di cittadini esteri. Verranno inoltre richiesti la tipologia di attività lavorativa svolta e la stima del rispetto della soglia reddituale dei 40.000 euro.
Il pagamento avverrà tramite accredito su conto corrente munito di codice IBAN o bonifico domiciliato.
L’elaborazione delle istanze si avvarrà di verifiche automatizzate sui database dell’Istituto per accertare i legami familiari e la sussistenza della posizione lavorativa.
In caso di esito negativo o di accoglimento parziale, la lavoratrice potrà presentare ricorso o richiesta di riesame direttamente in via telematica entro i termini previsti dal provvedimento dell’INPS.
Attesa per l’avvio dell’esonero contributivo fino a 3.000 euro dal 2027
La previsione di un bonus economico mensile per le mamme lavoratrici è frutto della difficoltà di dare il via a un disegno normativo più ampio e strutturato.
L’impianto originario della misura a sostegno delle madri di più figli prevedeva l’introduzione di un esonero contributivo parziale rivolto alle madri lavoratrici con almeno due figli, modellato sulla falsariga della decontribuzione totale già applicata in via sperimentale per le famiglie più numerose.
L’agevolazione punta a prevedere un esonero diretto della quota di contributi previdenziali a carico della lavoratrice, garantendo un beneficio economico potenziale notevolmente superiore rispetto all’assegno fisso introdotto nel 2025 e confermato, in versione potenziata, anche per il 2026.
Per comprendere la differenza di impatto tra le due soluzioni, basti pensare che la decontribuzione totale punta a garantire un risparmio sui contributi previdenziali (IVS) fino a un limite massimo di 3.000 euro all’anno. Al contrario, l’attuale formula del bonus integrativo eroga un contributo fisso fino a 720 euro annui.
La ragione principale che ha condotto al differimento dell’esonero contributivo risiede nell’elevata complessità di copertura finanziaria e le disposizioni attuative necessarie per dare corpo alla decontribuzione parziale non sono state ancora definite.
Il rinvio dell’efficacia dell’esonero al 2027 lascia pertanto aperto il dibattito sulla sostenibilità di una misura a regime che sappia coniugare l’ampliamento della platea delle beneficiarie con la disponibilità di adeguate risorse pubbliche.
Qualora dal 2027 la misura dovesse finalmente trovare concreta attuazione nella forma dell’esonero contributivo, la modalità di erogazione del sostegno cambierebbe radicalmente:
- l’agevolazione non verrebbe più corrisposta tramite una domanda annuale con liquidazione in un’unica soluzione, ma si tradurrebbe in una riduzione trattenuta direttamente in busta paga sulle aliquote previdenziali a carico della dipendente;
- la portata economica dell’aiuto tornerebbe a essere rapportata alla retribuzione lorda della lavoratrice anziché essere determinata in una somma fissa uguale per tutte.
Il tema resta al centro dell’attenzione nel percorso ad ostacoli per la messa a punto della Legge di Bilancio 2027.
In attesa di comprendere se il quadro normativo subirà ulteriori rimodulazioni, il bonus da 720 euro approvato per il 2026 rimane la modalità con cui lo Stato garantisce continuità al sostegno al reddito delle lavoratrici madri, dipendenti e autonome.
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