Prestiti con tassi di interesse fino al 1.260% annuo, imprenditori minacciati e schiaffeggiati per ottenere la restituzione del denaro e persino una vittima che sarebbe stata costretta a cedere la propria abitazione. È il quadro emerso da un’inchiesta della Procura di Trani che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari personali a Terlizzi, tre in carcere e una agli arresti domiciliari, da parte della Guardia di Finanza di Bari. Si tratta di Graziano Baldassarre di 47 anni, Renato Berardi di 52 anni, Paolo Ficco, 47enne ritenuto vicino al clan Dello Russo e suo figlio Nicola di 26 anni: i primi tre sono in carcere, l’ultimo ai domiciliari. Complessivamente sono 14 le persone indagate, mentre sono in corso sequestri di beni e disponibilità finanziarie per oltre 700mila euro, oltre alle quote di tre società.
L’operazione, condotta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Bari, è scattata nella mattinata del 20 ottobre. Le misure sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, su richiesta della Procura, nell’ambito di un procedimento che ipotizza, a vario titolo, i reati di usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Prestiti a persone ludopatiche e imprenditori in difficoltà
Le indagini, affidate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, hanno permesso di ricostruire, secondo l’ipotesi accusatoria, una rete di prestiti usurari gestita da tre soggetti che avrebbero approfittato delle difficoltà economiche delle vittime.
Due le principali categorie di persone finite nella presunta rete degli usurai. Da una parte cittadini, spesso affetti da dipendenza dal gioco, ai quali venivano prestati anche pochi centinaia di euro. Somme che, secondo gli investigatori, sarebbero state sistematicamente reinvestite nelle slot machine e nelle videolottery installate proprio nei locali commerciali gestiti dagli stessi presunti usurai.
Dall’altra parte piccoli imprenditori e artigiani che, trovandosi in difficoltà finanziarie e non riuscendo più ad accedere ai normali canali bancari, si sarebbero rivolti agli indagati per ottenere prestiti compresi tra mille e 80mila euro.
In cambio, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, sarebbero stati applicati interessi annui oscillanti tra il 60% e il 1.260%, percentuali capaci di trasformare il debito iniziale in un peso economico difficilmente sostenibile.
Le minacce, gli schiaffi e la casa sottratta con un preliminare di vendita
Particolarmente gravi gli episodi di intimidazione ricostruiti dagli investigatori.
In un caso, pur di recuperare le somme prestate, i presunti usurai, anche con la collaborazione di altre persone, avrebbero minacciato e schiaffeggiato un imprenditore.
In un’altra circostanza, una vittima sarebbe stata costretta a sottoscrivere un contratto preliminare per la vendita della propria abitazione a favore di un prestanome.
Nel documento sarebbe stato indicato che una parte del prezzo pattuito era già stata versata dall’acquirente, senza però specificare attraverso quali canali finanziari fosse avvenuto il pagamento.
Un meccanismo che, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato per recuperare i crediti derivanti dai prestiti usurari.
Tre società intestate a prestanome: sequestri per oltre 700mila euro
Gli accertamenti bancari e patrimoniali hanno consentito agli investigatori di approfondire anche la gestione di alcune attività imprenditoriali riconducibili a uno dei principali indagati.
L’uomo, già sottoposto a una misura di prevenzione patrimoniale antimafia, avrebbe fittiziamente intestato immobili e quote societarie a persone di sua fiducia, continuando però a esercitare il controllo effettivo delle attività.
Al centro degli accertamenti sono finite tre società: una operante nel settore delle costruzioni e due nel commercio di autoveicoli.
Secondo la ricostruzione investigativa, i soci prestanome avrebbero consapevolmente contribuito a impiegare nelle aziende denaro proveniente dalle attività illecite contestate. Per il principale indagato è stata inoltre formulata l’ipotesi di autoriciclaggio, legata al reimpiego delle somme.
Le contestazioni riguardano anche la responsabilità amministrativa delle tre società ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001.
Sono quindi scattati sequestri preventivi di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 700mila euro, oltre al sequestro delle quote delle tre aziende coinvolte.
Quattordici indagati, quattro accusati di favoreggiamento
Il procedimento coinvolge complessivamente 14 persone. Tra queste, quattro sono indagate per favoreggiamento, poiché avrebbero aiutato uno dei presunti usurai a sottrarsi alle investigazioni dell’autorità giudiziaria.
L’inchiesta mette in evidenza, secondo gli investigatori, un sistema nel quale la vulnerabilità economica delle vittime sarebbe stata sfruttata attraverso prestiti a interessi elevatissimi, intimidazioni e operazioni finanziarie finalizzate a reinvestire i proventi delle attività illecite.
La Guardia di Finanza sottolinea come l’operazione si inserisca nelle attività di contrasto ai fenomeni che colpiscono cittadini e imprenditori in condizioni di particolare difficoltà economica.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse e le ricostruzioni investigative dovranno essere sottoposte alle successive verifiche giudiziarie, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale condanna definitiva.
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