Il Parlamento europeo ha respinto il rinvio di un anno proposto dalla Commissione europea per l’applicazione di alcuni obblighi del regolamento Ue sul metano, votando a favore di una proroga di tre anni, fino al 2031. Una decisione che segna una vittoria per il centrodestra europeo e per i governi e le imprese che chiedono più tempo per adeguarsi alle nuove regole, ma riaccende lo scontro sulle ambizioni climatiche dell’Unione.
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Al centro del confronto c’è il rapporto tra sicurezza energetica, costi per le imprese e riduzione delle emissioni. Con i prezzi dell’energia sotto pressione e le forniture esposte alle tensioni geopolitiche, una parte degli Stati membri considera necessario alleggerire gli obblighi per gli operatori del settore. Ambientalisti e gruppi politici progressisti temono invece che il rinvio finisca per indebolire una delle principali misure europee contro le emissioni di gas serra.
La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha definito il voto un rafforzamento della sicurezza energetica europea, in una fase di incertezza sui mercati globali. Su X ha spiegato che la proroga concede alle imprese più tempo per prepararsi, puntando su una tempistica più realistica e su un’attuazione efficace delle norme.
Che cosa prevedono le norme Ue sul metano
Adottato nel maggio 2024, il regolamento europeo sul metano introduce un quadro comune per misurare, monitorare e rendicontare le emissioni nel settore energetico. La normativa punta a ridurre le fughe di metano durante l’estrazione, la lavorazione e il trasporto dei combustibili fossili, intervenendo anche sulle emissioni associate alle importazioni.
Le società che importano petrolio, gas e carbone devono infatti dimostrare che i produttori situati fuori dall’Unione rispettano requisiti equivalenti a quelli europei in materia di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni.
Il metano è un potente gas serra: nell’arco di vent’anni ha un potenziale di riscaldamento globale molto superiore a quello dell’anidride carbonica. Ridurne le emissioni è quindi considerato uno degli interventi più rapidi per limitare il riscaldamento del pianeta.
La proroga riguarda alcuni obblighi del regolamento e non equivale, di per sé, alla cancellazione dell’intera normativa. Il calendario rivisto punta a concedere agli operatori più tempo per organizzare i sistemi di controllo e di verifica necessari a dimostrare la conformità alle regole europee.
Il PPE spinge per tre anni di rinvio
Il Partito popolare europeo (PPE), il principale gruppo di centrodestra dell’Eurocamera, ha insistito per una proroga più lunga rispetto a quella inizialmente proposta dalla Commissione. Dopo il fallimento dei negoziati politici di mercoledì, il gruppo ha spinto per portare la questione al voto.
Virgil Popescu, eurodeputato del PPE ed ex ministro dell’Energia della Romania, aveva annunciato il 20 ottobre l’intenzione di chiedere tre anni di rinvio per alcuni obblighi, richiamando le difficoltà dei produttori europei, in particolare di quelli che gestiscono giacimenti e pozzi più vecchi.
Anche Christian Ehler, portavoce del PPE per industria ed energia, aveva giudicato insufficiente la proposta di un anno avanzata dall’esecutivo comunitario. Secondo Ehler, il rinvio non serve ad autorizzare maggiori emissioni, ma a tutelare la sicurezza degli approvvigionamenti e contenere i costi energetici.
Sulla stessa linea Dimitris Tsiodras, eurodeputato greco del PPE, che ha presentato il voto come un passo verso una maggiore certezza giuridica, con più tempo per rendere pienamente operativi i sistemi di verifica e garantire condizioni comparabili tra produttori europei e importatori.
La proposta approvata prevede inoltre che la Commissione valuti a metà del 2029 se siano necessarie ulteriori modifiche, nel caso in cui persistano difficoltà nell’applicazione delle regole o preoccupazioni per la sicurezza degli approvvigionamenti.
Socialisti e liberali per un anno, Verdi e Sinistra contrari
Il voto ha evidenziato divisioni tra i gruppi politici europei. Socialdemocratici e liberali hanno sostenuto il rinvio di un anno proposto dalla Commissione, mentre Verdi e Sinistra hanno chiesto di mantenere la scadenza originaria del 2029.
Jutta Paulus, eurodeputata dei Verdi/ALE e relatrice della normativa sul metano, ha accusato la Commissione di aver ceduto alle pressioni dell’industria petrolifera e del gas.
Secondo Paulus, la decisione rischia di aprire la strada a ulteriori richieste di allentamento delle regole, indebolendo gli obiettivi climatici dell’Unione. Il timore è che una proroga più lunga riduca gli incentivi economici a investire nei sistemi di monitoraggio e nella prevenzione delle perdite di metano.
La Commissione aveva proposto un rinvio annuale dopo le pressioni dell’industria e di diversi governi europei, a cui si è aggiunta recentemente la Francia. Tra le preoccupazioni indicate figurano l’aumento dei costi energetici, la vulnerabilità delle forniture e le difficoltà legate alle interruzioni delle principali rotte marittime in Medio Oriente.
Le pressioni dell’industria e degli Stati Uniti
Il voto si inserisce in una più ampia revisione degli obblighi ambientali europei, sulla quale pesano le richieste di semplificazione avanzate dalle imprese e da alcuni governi.
A luglio, la Commissione aveva già proposto di sospendere per tre anni le sanzioni legate al mancato rispetto di alcuni obblighi sul metano, per rispondere alle preoccupazioni del settore e alle pressioni statunitensi. Gli Stati Uniti sono infatti uno dei principali fornitori di gas naturale liquefatto (GNL) dell’Unione europea.
Il nodo riguarda anche la competitività: le aziende temono che costi aggiuntivi e procedure complesse possano rendere più difficile assicurarsi forniture sufficienti in un mercato internazionale instabile. I sostenitori della proroga ritengono che tempi più lunghi possano consentire agli operatori di adeguarsi senza compromettere gli approvvigionamenti.
Per gli ambientalisti, tuttavia, spostare le scadenze non risolve le cause delle attuali difficoltà energetiche. Secondo l’European Civil Society Observatory on Methane, sono soprattutto gli shock dell’offerta globale e la dipendenza europea dai combustibili fossili ad alimentare le pressioni sul mercato.
L’organizzazione stima che la piena e tempestiva applicazione del regolamento potrebbe produrre circa 704 miliardi di euro di benefici climatici, sanitari ed economici, a fronte di 49 miliardi di euro di costi regolatori. Secondo le sue valutazioni, le misure potrebbero inoltre contribuire a evitare circa 155.000 morti premature nel mondo entro il 2030.
Anche Climate Action Network Europe chiede che le norme siano applicate senza ulteriori rinvii. Per la rete ambientalista, ridurre le emissioni di metano è essenziale sia per contrastare il cambiamento climatico sia per rafforzare la sicurezza energetica europea, diminuendo la dipendenza dal gas fossile.
La normativa è ora sottoposta a una procedura d’urgenza, con l’obiettivo di completare l’iter delle modifiche entro la fine dell’anno. Il voto del Parlamento conferma così una frattura sempre più evidente nella politica europea: come conciliare gli obiettivi climatici con le esigenze immediate di approvvigionamento e competitività industriale.
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