#Finsubito news dalla rete – Intelligenza artificiale, dal 23 ottobre cambiano le regole per medici e infermieri: cosa diventerà obbligatorio


L’intelligenza artificiale entra nella formazione obbligatoria dei sanitari. Ma siamo pronti?

Un medico che chiede all’intelligenza artificiale un aiuto per interpretare un esame. Un radiologo che utilizza un programma per individuare una possibile lesione tumorale. Un infermiere che riceve da un algoritmo un avviso sul rischio di peggioramento di un paziente.

Sono situazioni sempre più frequenti negli ospedali. Ma c’è una domanda che finora abbiamo affrontato troppo poco: chi insegna ai professionisti sanitari a utilizzare correttamente questi strumenti, soprattutto quando possono sbagliare?

Dal 23 ottobre 2026 qualcosa cambia. È entrato in vigore il decreto legislativo 179 del 7 ottobre, che adegua la legislazione italiana alle disposizioni europee sull’intelligenza artificiale.

Non significa che da oggi tutti i medici debbano frequentare immediatamente un nuovo corso. Significa però che la formazione sull’IA entra ufficialmente nel sistema dell’Educazione continua in medicina, meglio conosciuto come ECM.

Non basta saper fare una domanda a ChatGPT

L’articolo 51 del decreto stabilisce che i corsi di formazione continua dei professionisti sanitari comprendano percorsi dedicati all’intelligenza artificiale.

E attenzione: non si tratta soltanto di imparare a utilizzare un programma.

I professionisti dovranno conoscere il funzionamento degli strumenti, le loro potenzialità, i limiti, le tecniche per formulare correttamente le domande e le istruzioni. Ma dovranno anche comprendere le responsabilità giuridiche e deontologiche.

Perché un algoritmo può essere velocissimo, ma può anche fornire una risposta sbagliata con una sicurezza apparentemente assoluta.

Pensiamo a un medico che utilizza l’IA per orientarsi tra diverse diagnosi. Se il programma suggerisce una malattia inesistente o trascura un sintomo importante, chi deve accorgersene?

Naturalmente il professionista, che conserva la responsabilità delle proprie decisioni cliniche.

L’intelligenza artificiale deve aiutare il medico, non sostituirne il giudizio.

Entro aprile 2027 arriveranno le nuove regole ECM

La legge prevede una scadenza precisa: entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, quindi entro il 23 aprile 2027, la Commissione nazionale per la formazione continua dovrà stabilire quale percentuale dell’obbligo formativo triennale destinare all’intelligenza artificiale.

Per il momento non è stata fissata alcuna percentuale. Non è dunque corretto sostenere che esista già un numero obbligatorio di crediti ECM dedicati all’IA.

Ma la direzione è chiara: conoscere questi strumenti diventerà una componente strutturale dell’aggiornamento professionale.

La novità interessa medici, infermieri, farmacisti, tecnici sanitari e le altre professioni soggette all’ECM.

E riguarda anche chi oggi utilizza pochissimo il computer. Perché nei prossimi anni l’intelligenza artificiale sarà sempre più presente nelle apparecchiature diagnostiche, nei programmi gestionali e nei percorsi assistenziali.

Anche i direttori degli ospedali dovranno studiare

C’è un altro aspetto particolarmente interessante.

Il decreto affida ad AGENAS il compito di individuare, sempre entro sei mesi, specifici programmi sull’intelligenza artificiale da inserire nei corsi di formazione manageriale sanitaria.

È una scelta importante. Acquistare una tecnologia non significa automaticamente migliorare l’assistenza.

Un direttore sanitario deve saper valutare se un algoritmo è affidabile, se protegge i dati dei pazienti, quanto costa e soprattutto se produce benefici misurabili.

Un sistema che promette di ridurre le liste d’attesa, per esempio, dovrebbe dimostrare di migliorare davvero l’accesso alle cure. Non basta presentare una bella schermata o un’impressionante dimostrazione commerciale.

Che cosa cambia per i pazienti?

Nell’immediato, poco. Il decreto non autorizza automaticamente nuovi impieghi clinici dell’IA e non sostituisce le regole sulla sicurezza dei dispositivi medici.

Nel tempo, però, una formazione adeguata potrebbe rendere più sicuro l’utilizzo di algoritmi nella diagnosi, nella terapia e nell’organizzazione degli ospedali.

Un paziente dovrebbe poter contare su professionisti capaci di riconoscere quando una risposta automatica è credibile e quando, invece, deve essere verificata.

E dovrebbe sapere quando l’intelligenza artificiale partecipa significativamente al suo percorso assistenziale, secondo le disposizioni applicabili.

Il vero rischio? Trasformare tutto in un altro corso burocratico

La novità legislativa è positiva, ma apre una questione decisiva.

Se la formazione si ridurrà a qualche lezione online, un questionario finale e alcuni crediti ECM, avremo perso un’occasione.

Servono esercitazioni concrete, casi clinici, simulazioni degli errori e soprattutto programmi differenti per chi lavora in pronto soccorso, in radiologia, sul territorio o nella direzione di un ospedale.

Occorre anche garantire tempo e risorse per formarsi, evitando che tutto ricada sulle spalle di professionisti già sovraccarichi.

L’Italia ha bisogno di una strategia nazionale che coinvolga università, aziende sanitarie, società scientifiche e ordini professionali, con programmi verificabili nei risultati.

Perché l’obiettivo non deve essere distribuire più attestati, ma migliorare la qualità delle cure.

La vera rivoluzione non sarà avere ospedali pieni di intelligenza artificiale. Sarà avere professionisti capaci di governarla, riconoscerne gli errori e utilizzarla per produrre più salute.

 

Reference:

  • Gazzetta Ufficiale, Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato l’8 ottobre 2026, in vigore dal 23 ottobre 2026. Articolo 51: formazione in materia di IA nell’ambito ECM e della formazione manageriale sanitaria.
  • Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, Regolamento (UE) 2024/1689, Artificial Intelligence Act, 13 giugno 2024.
  • Legge 23 settembre 2025, n. 132, Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale.
  • Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, articoli 16-bis, 16-ter e 16-quinquies, sulla formazione continua e manageriale sanitaria.


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