#Finsubito news dalla rete – La NASA non è ancora sicura di assegnare il primo allunaggio (Artemis IV) a SpaceX, e valuta Blue Origin


Il 23 ottobre la NASA ha fatto il punto sul programma Artemis in una conferenza stampa in diretta dal Kennedy Space Center, in Florida. A parlare sono stati l’amministratore della NASA Jared Isaacman, l’amministratore associato Amit Kshatriya e Jeremy Parsons, responsabile del programma Artemis. L’obiettivo dichiarato resta quello di riportare astronauti americani sulla superficie della Luna entro il 2028, ma è stato annunciato definitivamente che sia SpaceX che Blue Origin hanno fornito dei piani sensati per riportare l’Umanità sulla Luna durante Artemis IV.

Finora era stato confermato che l’allunaggio di Artemis IV era assegnato a SpaceX, e quello di Artemis V a Blue Origin. La NASA ha affermato che entrambe le proposte sono ancora considerate e non è ancora stata fatta una scelta definitiva.

La conferenza è iniziata con un collegamento dall’interno del VAB, l’edificio dove sta venendo integrato il razzo SLS per Artemis III. Recentemente è stato annunciato che è completato l’assemblaggio dei due booster laterali, e durante la conferenza è stato mostrato lo stadio centrale poco prima di essere sollevato per l’integrazione con i due booster laterali. Questa operazione è prevista per le prossime settimane.

Nel complesso, durante la conferenza della NASA sono stati comunicati diversi aggiornamenti in merito alla missione Artemis II e ai risultati raggiunti, soprattutto sul lancio e sulle prestazione di SLS e della capsula. Sono stati poi raccontati ulteriori dettagli sullo stato del nuovo SLS Standardizzato, che avrà uno stadio Centaur V invece dell’ICPS. Inoltre, si è parlato della preparazione dell’SLS per Artemis III, che non avrà nemmeno un secondo stadio. Di tutti questi aggiornamenti parleremo nel dettaglio della puntata di lunedì della rubrica Weeky Lanchpad che pubblichiamo su Youtube. 

L’unica vera novità di questa conferenza però, riguarda lo stato dei lander per astronauti, quelli a cui stanno lavorando SpaceX e Blue Origin.

L’allunaggio di Artemis IV

Finora, il piano della NASA era quello di usare Starship per la discesa sulla Luna con Artemis IV e poi di usare Blue Moon per Artemis V. I continui ritardi di Starship e l’imposizione per la NASA di arrivare sulla Luna nel 2028, prima che finisca la Presidenza Trump, hanno però portato ad un ripensamento.

Attualmente la NASA sta infatti valutando sia il piano accelerato di SpaceX che quello proposto di Blue Origin. Il primo piano prevede lanci multipli di Starship per caricare un serbatoio. Il lancio di una starship verso questo serbatoio per il rifornimento e poi un altro rifornimento ad un’orbita più alta. Sempre in orbita terrestre la Starship aggancia la Orion con gli astronauti e la trasporta in orbita lunare bassa. Da qui la Starship scende e risale sulla superficie.

Questa modifica al piano di Artemis IV è dovuta anche al fatto che l’attuale SLS Standardizzato e l’attuale Orion non riescono a raggiungere l’orbita lunare bassa, che richiede cambi di velocità maggiori. Per questo era anche stato creato il Lunar Gateway come destinazione intermedia ad una orbita più alta.

Si è discusso molto anche del numero di lanci che il piano di SpaceX prevede. Due giorni prima della conferenza, durante l’advisory panel della NASA è stato detto che il piano di SpaceX prevederà circa 20 lanci di Starship per un singolo allunaggio. Musk ha replicato dicendo che ne serviranno circa 6 o 8. Dalla infografica della NASA sembra invece che il numero possa essere una via di mezzo fra questi due. La questione è stata chiesta durante la conferenza della NASA, alla quale hanno risposto dicendo che il numero preciso si saprà dopo i primi test di trasferimento del propellente previsti a inizio 2027.

Il piano alternativo di Blue Origin

Il piano di Blue Origin invece, prevede l’aggancio di tre moduli di servizio del lander Blue Moon Mark 1, quello che stanno costruendo per portare carichi verso la superficie lunare già da inizio del 2027. Questi lander saranno lanciati con il New Glenn 7×2 in modalità non riutilizzabile oppure un New Glenn 9×4. Poi con un altro New Glenn viene lanciato il lander Blue Moon Mark 2 che viene agganciato ai tre moduli di servizio. In parallelo SLS lancia Orion e quattro astronauti verso un orbita lunare molto alta (Elliptical Polar Orbit), dove i due mezzi si incontrano e avviene il trasferimento degli astronauti da Orion al lander, che poi scende e risale dalla superficie.

Il piano di Blue Origin è particolarmente interessante per la NASA perchè non richiede trasferimento di propellente criogenico nello spazio, una delle sfide ancora più grandi per SpaceX e per Artemis. Inoltre, il piano di Blue Origin, secondo quando dichiarato dalla NASA, potrebbe essere modificato per eseguire un docking con Orion direttamente in orbita bassa invece che in orbita lunare.

Il cambiamento di Artemis

Il fatto che la NASA stia ancora valutando quale delle due archietture scegliere è emblematico di come sia fondamentale per l’Agenzia arrivare sulla superficie entro la fine del 2028, costi quel che costi.

Il programma è cambiato profondamente nel corso di quest’anno. A febbraio la NASA ha annunciato che Artemis III non sarà più la missione del ritorno sulla Luna. Diventerà invece un volo di prova in orbita terrestre bassa, previsto per il 2027: quattro astronauti a bordo di Orion proveranno le manovre di rendezvous e aggancio con uno o più lander lunari. Tra loro, l’astronauta europeo Luca Parmitano. Il primo allunaggio passa così ad Artemis IV, all’inizio del 2028. A marzo, con il piano Ignition, l’Agenzia ha poi spostato le risorse dal Lunar Gateway alle infrastrutture sulla superficie, in vista di una base permanente vicino al polo sud lunare.

Nel frattempo, ad aprile, la missione Artemis II ha riportato astronauti attorno alla Luna per la prima volta dai tempi di Apollo.

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