#Finsubito news dalla rete – arriva lo scudo fiscale per i condòmini truffati


Il governo valuta un’imposta agevolata per chi deve restituire il bonus per colpe altrui. Oggi il Fisco recupera tutto, con sanzioni e interessi, anche da chi era in buona fede.

Chi rischia di dover restituire il Superbonus per lavori incompleti o irregolari potrebbe chiudere i conti con il Fiscopagando solo una parte del beneficio ricevuto. Il governo sta valutando di inserire nella legge di Bilancio una norma «salvagente»: un’imposta sostitutiva calcolata sull’agevolazione incassata in modo irregolare, che eviterebbe sanzioni, interessi e contenzioso. L’aliquota non è ancora decisa. Alcune proposte presentate nei mesi scorsi parlavano di un decimo del credito non spettante. La misura nasce dall’aumento delle contestazioni dell’Agenzia delle entrate, soprattutto nei condomìni: cantieri mai finiti, stati di avanzamento lavori gonfiati, asseverazioni che non corrispondono alle opere. Con le regole attuali a pagare è il beneficiario della detrazione, cioè il proprietario, anche quando ha agito in buona fedeo è stato vittima di una truffa dell’impresa. E i giudici di merito, in diverse sentenze, confermano che la responsabilità resta dei condòmini.

Cosa prevede la norma allo studio?

L’idea riprende alcune proposte presentate durante la conversione del decreto fiscale, già esaminate a febbraio e poi accantonate. Il contribuente che ha ricevuto il Superbonus in modo irregolare potrebbe regolarizzare la propria posizione versando un’imposta sostitutiva, cioè un’imposta che prende il posto di quanto dovuto in via ordinaria, parametrata al beneficio ottenuto. In cambio, la contestazione si chiude: niente sanzioni, niente interessi, niente causa.

Alcune delle proposte per il decreto fiscale prevedevano una sorta di ravvedimento operoso speciale. Il ravvedimento è lo strumento con cui il contribuente corregge spontaneamente un errore pagando sanzioni ridotte. Nella versione ipotizzata, bastava versare un decimo del credito non spettante. Un condomino che ha ottenuto 40.000 euro di Superbonus per lavori mai completati chiuderebbe la partita con 4.000 euro. La percentuale definitiva, però, è ancora in discussione.

Perché i proprietari rischiano di restituire il bonus?

Perché il Superbonus (art. 119, dl n. 34/2020) spettava solo se i lavori rispettavano requisiti precisi. Se mancano, il credito d’imposta non spetta, e l’Agenzia delle entrate, con le regole in vigore, non ha margini: deve recuperarlo.

Il recupero colpisce il beneficiario della detrazione, anche se il credito è stato ceduto a una banca o trasformato in sconto in fattura dall’impresa. L’Agenzia chiede la restituzione dell’importo e aggiunge sanzioni e interessi. Le imprese e le banche che hanno acquistato il credito rispondono in solido solo se hanno partecipato alla violazione, con dolo o colpa grave (art. 121, dl n. 34/2020).

Cosa succede con i cantieri lasciati a metà?

I cantieri incompiuti legati al Superbonus sono migliaia, concentrati soprattutto in Campania, Lazio e Lombardia. Il requisito chiave per ottenere l’agevolazione era il miglioramento di due classi energetiche dell’edificio, certificato dall’attestato di prestazione energetica prima e dopo i lavori.

Chi non ha concluso i lavori non ha raggiunto quel miglioramento. Quindi non ha maturato il diritto alla detrazione, anche se nel frattempo ha ceduto i crediti o ha ottenuto lo sconto in fattura.

Un condominio affida la riqualificazione a un’impresa che incassa i crediti dei primi stati di avanzamento, monta i ponteggi, sostituisce qualche infisso e poi sparisce. Il cappotto non c’è, le due classi energetiche nemmeno. L’Agenzia può chiedere ai condòmini di restituire tutto.

Quali irregolarità contesta il Fisco nei lavori conclusi?

Il problema riguarda anche chi ha finito i lavori. Il primo filone di contestazioni riguarda gli stati di avanzamento lavori(Sal). La cessione del credito era possibile solo al raggiungimento di un Sal di almeno il 30% dell’intervento. In molti cantieri, nel periodo in cui le consegne ritardavano per l’enorme domanda, nei Sal sono stati conteggiati materiali e impianti consegnati in cantiere e fatturati, ma non ancora installati. Per l’Agenzia questo calcolo non è legittimo. I proprietari, che si erano affidati all’impresa, all’amministratore o al direttore dei lavori, lo scoprono adesso.

Il secondo filone riguarda le asseverazioni, le attestazioni dei tecnici sui requisiti e sulla congruità delle spese. Capita che gli interventi realizzati non coincidano esattamente con quanto comunicato all’Agenzia. Per individuare le difformità l’amministrazione usa anche strumenti nuovi, come il confronto con le immagini di Google Maps. Quando la difformità c’è, il committente decade dall’agevolazione.

Chi paga se la colpa è dell’impresa?

Il proprietario. È il punto che rende la situazione pesante per chi è stato truffato. Diverse sentenze di merito ribadiscono che, in caso di problemi sui lavori, a rispondere verso il Fisco sono i condòmini, perché restano i titolari della detrazione e i beneficiari finali dell’agevolazione.

Il condomino può poi rivalersi in sede civile contro l’impresa, il tecnico o l’amministratore che hanno causato l’irregolarità, chiedendo il risarcimento del danno. Ma è una strada lunga e spesso inutile, quando l’impresa è fallita o irreperibile. Nel frattempo il debito con il Fisco va pagato, e molti contribuenti, spesso anziani o con redditi bassi, non hanno la liquidità per farlo.

Quanto costerebbe lo scudo allo Stato e quando arriverà?

Come ogni imposta sostitutiva, lo scudo comporterebbe una rinuncia a entrate: lo Stato incasserebbe meno di quanto potrebbe ottenere dai recuperi, perdendo sanzioni e interessi. In una manovra con margini finanziari molto stretti, è il principale ostacolo, e la ragione per cui l’aliquota è ancora oggetto di valutazione. Dall’altra parte c’è il rischio di una lunga coda di contestazioni a migliaia di cittadini incolpevoli. La norma non è ancora scritta. Se entrerà nel testo della legge di Bilancio, dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre. Fino ad allora, chi riceve una contestazione resta soggetto alle regole attuali e ai normali termini per il ricorso.


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