di R.S. ·
Un nuovo patto tra piccoli proprietari e istituzioni per affrontare l’emergenza abitativa e riportare più case sul mercato delle locazioni. È la proposta emersa dall’XI Congresso provinciale di A.S.P.P.I. Genova, l’associazione sindacale dei piccoli proprietari immobiliari, che si è svolto sabato 24 ottobre con una partecipazione significativa di rappresentanti istituzionali, esponenti politici e organizzazioni del settore. L’assemblea ha riconfermato all’unanimità Valentina Pierobon alla presidenza provinciale.
L’incontro, intitolato “Verso una nuova politica dell’abitare. I piccoli proprietari, patrimonio e risorsa delle nostre città”, ha posto al centro del dibattito il contributo della proprietà immobiliare diffusa alle politiche abitative, con l’obiettivo di superare le contrapposizioni ideologiche e individuare strumenti concreti per favorire la disponibilità di alloggi in affitto.
«Abbiamo voluto un Congresso che fosse un’occasione per proporre un cambiamento quando si parla di casa», ha dichiarato Pierobon. «Il confronto ha confermato che il messaggio è arrivato: i piccoli proprietari non sono il problema, ma una parte indispensabile della soluzione».
Secondo A.S.P.P.I., il patrimonio abitativo privato è in larga parte nelle mani di famiglie che hanno investito nel mattone i risparmi di una vita e che, di fronte ai rischi della locazione, possono scegliere di lasciare gli immobili sfitti. Per l’associazione, occorre quindi distinguere la piccola proprietà dai grandi investitori e dai fondi immobiliari, introducendo garanzie capaci di tutelare sia i proprietari sia gli inquilini.
«Non possiamo continuare a chiedere ai piccoli proprietari di farsi carico di responsabilità che spettano alle istituzioni», ha sottolineato la presidente. «Per riportare le case sul mercato servono garanzie concrete, tutele per proprietari e inquilini e una presenza pubblica affidabile quando emergono situazioni di difficoltà».
Nel corso del Congresso sono state presentate tre proposte. La prima prevede il potenziamento dell’Agenzia Sociale per la Casa, prendendo a riferimento il modello di Modena, con un coinvolgimento diretto del Comune nella gestione delle locazioni a canone concordato, garanzie sui pagamenti e copertura degli eventuali danni agli immobili.
La seconda punta a estendere le agevolazioni fiscali legate al canone concordato a tutti i Comuni italiani, superando le attuali limitazioni territoriali attraverso un percorso che coinvolga la Regione Liguria e le altre amministrazioni locali, fino ad arrivare al livello nazionale.
La terza proposta riguarda la riduzione della cedolare secca sui contratti a canone concordato, con l’obiettivo di incentivare gli affitti residenziali stabili.
«L’impostazione del nostro ragionamento è semplice: non penalizzare ciò che non piace, ma incentivare ciò che funziona», ha spiegato Pierobon. «Serve una politica abitativa che renda conveniente e sicuro affittare stabilmente».
Tra gli interventi più attesi quello della sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha riconosciuto come i piccoli proprietari siano stati spesso assimilati ai grandi fondi immobiliari, nonostante le differenze nelle dimensioni e nelle esigenze. Da qui la necessità di costruire un rapporto di collaborazione con le amministrazioni pubbliche per favorire la disponibilità di alloggi sul mercato residenziale.
L’assessore comunale alla Casa, Davide Patrone, ha sottolineato l’importanza di sviluppare l’Agenzia Sociale per la Casa, manifestando la disponibilità ad approfondire il modello di Modena per valutarne un possibile adattamento alla realtà genovese.
Nel confronto sono intervenuti anche i consiglieri comunali Pietro Piciocchi e Paola Bordilli. Piciocchi ha richiamato la necessità di superare le letture ideologiche dell’emergenza abitativa, indicando nelle garanzie economiche uno strumento per ricostruire la fiducia dei proprietari. Bordilli ha invece evidenziato l’importanza di un cambiamento culturale e di un patto capace di favorire più locazioni e meno sfratti, attraverso maggiori tutele e una fiscalità più attenta.
Per la Regione Liguria è intervenuta Lilli Lauro, che ha richiamato il valore della piccola proprietà, frutto dei risparmi delle famiglie, e l’importanza di garantire certezza delle regole. La consigliera regionale Selena Candia ha sostenuto la necessità di politiche strutturali che non scarichino sui piccoli proprietari le responsabilità dell’emergenza abitativa, proponendo anche l’istituzione di un Osservatorio regionale sulla casa.
A livello nazionale, la deputata Ilaria Cavo ha richiamato l’esigenza di trovare un equilibrio tra il diritto alla casa e il diritto di proprietà, condividendo la proposta di ridurre la cedolare secca per incentivare le locazioni residenziali stabili.
Il confronto ha coinvolto anche le organizzazioni del settore. Bruno Manganaro, segretario del SUNIA, ha valorizzato il dialogo tra proprietari e inquilini, indicando nel canone concordato uno strumento capace di bilanciare le rispettive esigenze. Luca Del Guasta, presidente di FIMAA Genova, ha sottolineato l’importanza di distinguere tra morosità incolpevole e colpevole, evitando generalizzazioni che rischiano di penalizzare i piccoli proprietari.
Stefano Salvetti, di Adiconsum Liguria, ha portato l’attenzione sul punto di vista dei consumatori, richiamando i dati relativi alle carenze dell’edilizia residenziale pubblica.
Il risultato politico del Congresso è stata la convergenza, pur nella diversità delle posizioni, sulla necessità di riconoscere alla piccola proprietà un ruolo nella risposta all’emergenza abitativa. Per A.S.P.P.I., aumentare il numero degli immobili disponibili in affitto richiede un sistema nel quale la sicurezza dei contratti, le garanzie pubbliche e gli incentivi fiscali contribuiscano a rendere più conveniente la locazione stabile.
«Il Congresso di Genova ha dimostrato che un’associazione non deve limitarsi a commentare le scelte della politica», ha concluso Pierobon. «Può essere essa stessa a proporre una visione, aprire il confronto e chiamare le istituzioni a misurarsi su idee concrete. È questo il metodo che vogliamo portare al Congresso nazionale: un’A.S.P.P.I. capace di contribuire a orientare le politiche abitative, anziché limitarsi a seguirle».
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