Nuove risorse per sostenere gli allevatori nella prevenzione degli attacchi dei lupi e personale specializzato per rafforzare il monitoraggio e la gestione della specie. La Regione Veneto annuncia due iniziative per affrontare una problematica particolarmente sentita nelle aree montane, dove la presenza del predatore rappresenta una sfida sempre più impegnativa per le attività zootecniche.
A illustrare i provvedimenti è l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Montagna, Dario Bond, che sottolinea la necessità di affiancare agli strumenti di prevenzione una maggiore capacità di intervento nelle situazioni considerate problematiche. «Le preoccupazioni che arrivano soprattutto dalle nostre montagne non possono essere ignorate. Per chi alleva, il problema non si esaurisce nel valore degli animali predati: ci sono i costi per proteggere le greggi, il lavoro quotidiano e la difficoltà di continuare un’attività che spesso si tramanda da generazioni», evidenzia Bond.
Nuovi contributi per chi utilizza cani da guardiania
La prima misura prevede un ulteriore stanziamento di circa 23 mila euro, destinato agli allevatori di ovini e caprini che impiegano cani da guardiania per proteggere le greggi dagli attacchi dei predatori.
Le nuove risorse, che saranno messe a disposizione nei prossimi giorni, si aggiungono ai 55 mila euro già previsti dal bando regionale dello scorso luglio, portando il totale dei finanziamenti destinati a questa forma di prevenzione a oltre 78 mila euro. Un sostegno economico che punta ad alleggerire i costi sostenuti dalle aziende agricole, chiamate a investire non soltanto nell’acquisto e nella preparazione dei cani, ma anche nel loro mantenimento quotidiano. «Mantenere questi cani comporta spese continue per alimentazione, cure veterinarie, addestramento e gestione. Sono costi che si aggiungono a quelli ordinari dell’attività e che non possono essere sottovalutati», spiega l’assessore.
La volontà della Regione è dunque quella di sostenere gli allevatori che hanno già adottato sistemi di protezione, riconoscendo l’impegno economico e organizzativo necessario per garantire la sicurezza degli animali al pascolo.
Corsi gratuiti per formare operatori specializzati nella gestione del lupo
La seconda iniziativa riguarda invece il rafforzamento delle attività di controllo e monitoraggio sul territorio. In accordo con ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la Regione ha programmato l’organizzazione di corsi gratuiti per l’abilitazione di operatori al monitoraggio del lupo e coadiutori nelle attività di gestione della specie. L’obiettivo è formare figure qualificate in grado di affiancare le Polizie provinciali nelle attività di osservazione e negli eventuali interventi di dissuasione, nel rispetto delle procedure e delle competenze previste dalla normativa.
I percorsi formativi saranno realizzati dal personale regionale, senza costi per i partecipanti, e dovrebbero contribuire a rendere più capillare il controllo del territorio, soprattutto nelle zone dove vengono segnalati avvicinamenti dei lupi ai centri abitati o comportamenti problematici. «Dobbiamo affrontare il tema dei lupi che hanno perso la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo e si avvicinano con sempre maggiore frequenza alle attività umane», sottolinea Bond, richiamando in particolare le segnalazioni provenienti dal Bellunese.
Secondo l’assessore, per gestire queste situazioni è fondamentale disporre di personale preparato, coordinamento tra gli enti e procedure chiare, così da poter valutare i singoli casi e intervenire quando sussistono le condizioni previste.
Il precedente del lupo Sirio sul Monte Grappa
Tra le esperienze richiamate dalla Regione, anche quella del lupo Sirio, un esemplare maschio dotato di radiocollare e coinvolto nell’agosto 2021 in un progetto sperimentale di dissuasione sul Monte Grappa. In quell’occasione furono utilizzati proiettili di gomma nell’ambito di un intervento finalizzato a modificare il comportamento dell’animale. Successivamente venne osservato un cambiamento nei suoi spostamenti, un risultato che ha contribuito ad approfondire le conoscenze sulle possibili strategie di gestione dei lupi che manifestano comportamenti problematici. Si tratta di un’esperienza che potrà essere presa in considerazione insieme ad altre sperimentazioni, valutando di volta in volta le caratteristiche dei singoli contesti e le disposizioni applicabili.
Convivenza con il lupo, la sfida delle aree montane
Le due iniziative regionali si inseriscono in un quadro complesso, nel quale la tutela della fauna selvatica deve confrontarsi con le esigenze degli allevatori e delle comunità montane. Una questione che interessa anche l’Altopiano di Asiago e dei Sette Comuni, dove la presenza del lupo e la necessità di proteggere gli animali al pascolo rappresentano temi di particolare attenzione per il mondo agricolo.
Per le aziende che operano in montagna, infatti, le predazioni non comportano soltanto perdite economiche dirette, ma possono incidere sull’organizzazione del lavoro, sulla gestione dei pascoli e sulla sostenibilità di attività che contribuiscono anche alla cura del paesaggio e al presidio del territorio. «Non esistono soluzioni semplici a un problema complesso, ma non possiamo nemmeno limitarci a registrare gli episodi e lasciare gli allevatori soli a gestirne le conseguenze», conclude Bond.
La strategia annunciata dalla Regione punta quindi su due fronti complementari: sostenere economicamente la prevenzione e rafforzare le competenze operative per gestire le situazioni più critiche, cercando un equilibrio tra la conservazione della specie e la continuità delle attività di allevamento nelle aree montane.
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