Intervenendo a una conferenza della società civile sull’isola di Flores, monsignor Kleden, arcivescovo metropolita di Ende, ha richiamato la responsabilità della Chiesa nella tutela della dignità umana e delle libertà democratiche. Al centro del suo intervento, l’importanza del dialogo, il rispetto delle differenze e la necessità di uno sviluppo che metta al centro le persone
di padre Kasmir Nema, SVD
“Lottare per gli spazi democratici è un’espressione del nostro amore per la nazione”. È il messaggio lanciato da monsignor Paulus Budi Kleden, SVD, arcivescovo di Ende, in Indonesia, intervenuto il 31 ottobre alla Konferensi Republik (Conferenza della Repubblica), ospitata dall’Istituto di Filosofia e Tecnologia Creativa (IFTK) Ledalero, a Maumere, sull’isola di Flores. Nel suo intervento, dedicato al rapporto tra Chiesa, politica e sviluppo, il presule ha sottolineato la responsabilità dei cristiani nella difesa delle libertà democratiche, nella promozione della giustizia e nella tutela della dignità umana. La conferenza, intitolata “La società civile e il futuro della Repubblica”, ha riunito circa 3.000 partecipanti, in presenza e online, tra accademici, rappresentanti religiosi, giornalisti e membri della società civile.
Il valore del dialogo e del dissenso
Richiamandosi al mito della caverna di Platone, monsignor Kleden ha riflettuto anzitutto sull’importanza della libertà di pensiero e della ricerca della verità. Attraverso la figura di un uomo che, dopo aver conosciuto la luce, sceglie di tornare nell’oscurità per paura dell’incertezza, l’arcivescovo ha messo in guardia dai rischi di un pensiero che non lascia spazio al confronto. “Quando la verità diventa una nostra proprietà, finisce per imprigionare noi e rinchiudere in gabbia gli altri”, ha affermato. Citando il filosofo sloveno Slavoj Žižek, il presule ha ricordato che la democrazia si fonda non soltanto sul consenso, ma anche sulla possibilità di esprimere opinioni differenti. “Chiudere gli spazi di confronto, mettere a tacere le opinioni divergenti e avere paura dell’opposizione sono la campana a morto della democrazia”, ha ammonito. Le differenze, ha spiegato, non devono essere percepite come una minaccia all’armonia sociale, ma come un’occasione di confronto e di crescita collettiva.
La responsabilità della Chiesa
Richiamando il magistero di san Giovanni Paolo II, l’arcivescovo ha ricordato che la Chiesa riconosce il valore della democrazia perché permette ai cittadini di partecipare alle decisioni politiche, scegliere i propri rappresentanti e contribuire alla vita della comunità. Una partecipazione che deve coinvolgere anche i più poveri e gli emarginati. Il presule ha quindi citato la costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II, che richiama la solidarietà della Chiesa con le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce dell’umanità, specialmente dei più vulnerabili. In questa prospettiva, monsignor Kleden ha richiamato anche l’appello pastorale della Conferenza episcopale indonesiana del maggio 2026, che aveva espresso preoccupazione per il restringimento degli spazi democratici e i rischi legati all’accentramento del potere. Tra le sfide che richiedono l’attenzione della Chiesa, il presule ha indicato le disuguaglianze economiche, la tutela dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani in Papua e le difficoltà incontrate da quanti si impegnano per la giustizia. La voce critica dei responsabili ecclesiali, ha ribadito, “non rappresenta una deviazione” dalla loro vocazione pastorale. Un impegno che l’arcivescovo porta avanti anche a Flores, dove ha espresso attenzione per le comunità interessate dai progetti di sviluppo geotermico, per la protezione dei lavoratori migranti e per il contrasto alla tratta di esseri umani. Nel gennaio 2025, dopo aver ascoltato le popolazioni coinvolte, il presule aveva manifestato la propria contrarietà ai progetti geotermici di Sokoria e Mataloko. L’arcidiocesi di Ende ha inoltre avviato un’azione legale contro alcune decisioni ministeriali relative allo sfruttamento geotermico e alla designazione di Flores come “isola geotermica”.
Le sfide dello sviluppo
Nel corso della conferenza, l’analista politico Yanuar Nugroho, fondatore del Nalar Institute, ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dell’accentramento amministrativo e della crescente presenza militare nelle istituzioni civili. Ha citato, tra gli altri dati, la riduzione del 24,6% dei trasferimenti ai governi regionali prevista dal bilancio indonesiano per il 2026 e l’aumento dei comandi militari regionali da 21 a 27. Facendo riferimento al rapporto 2026 dell’istituto V-Dem, Nugroho ha sottolineato l’importanza della partecipazione pubblica e della responsabilità democratica nei processi di sviluppo. L’ex ministro del Commercio Gita Wirjawan, intervenuto online, si è invece soffermato sul valore dell’istruzione e del pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale, ricordando che la responsabilità morale del suo utilizzo rimane nelle mani degli esseri umani. La conferenza si è conclusa con una dichiarazione pubblica che, ricordando l’esilio a Ende del primo presidente indonesiano Sukarno, ha posto l’attenzione sul ruolo delle comunità più piccole ed emarginate nella vita della Repubblica. I partecipanti hanno richiamato le difficoltà economiche e sociali della provincia di Nusa Tenggara Orientale, dove, secondo i dati citati nel documento, la povertà interessa il 17,52% della popolazione. Tra le raccomandazioni figurano politiche di sviluppo attente al benessere delle persone, una maggiore partecipazione delle comunità alle decisioni sul territorio e la tutela delle popolazioni interessate dai progetti geotermici. Un appello è stato rivolto anche a favore degli sfollati del terremoto che ha colpito Flores il 15 agosto 2026, con la richiesta di garantire acqua potabile, assistenza sanitaria e alloggi adeguati. Concludendo il suo intervento, monsignor Kleden si è ispirato alla poesia Manusia Utama dello scrittore indonesiano Sutan Takdir Alisjahbana, incoraggiando i partecipanti a superare la paura e ad assumersi la responsabilità del futuro delle proprie comunità. Richiamando un detto attribuito a sant’Agostino, ha ricordato che la speranza ha due figlie: la rabbia di fronte all’ingiustizia e il coraggio di cambiarla. A queste ne ha aggiunta una terza: l’umiltà e la disponibilità a collaborare. Per l’arcivescovo, difendere la democrazia significa dunque non soltanto contrastare le ingiustizie, ma anche coltivare il dialogo, la cooperazione e il rispetto reciproco, affinché ciascuno possa contribuire alla costruzione del bene comune.
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