Due vertenze decisive si avvicinano al punto di svolta. E se per Electrolux sarà una «corsa contro il tempo» per mettere al riparo gli stabilimenti italiani, per la veneziana Speedline giovedì sarà l’incontro «in cui i commissari dell’azienda e Sigit firmeranno il preliminare di vendita». Ad annunciarlo è Adolfo Urso. Ma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel frattempo, segue da vicino anche un altro dossier tutto nordestino: il progetto pilota per il deposito di materie prime critiche. «Porto Marghera corre con Rotterdam, entro novembre la scelta dell’Europa».
Ministro, domani si torna al tavolo del Mimit per Electrolux. È la volta buona?
«Domani inizierà quello che mi auguro sia l’incontro conclusivo. Siamo pronti a una trattativa a oltranza, anche di notte se necessario, purché si raggiunga un accordo».
Vi siete dati una scadenza?
«Ventiquattr’ore. Il confronto partirà domani pomeriggio e dovrà concludersi entro martedì. Subito dopo, si riunirà il board mondiale di Electrolux, che dovrà prendere decisioni nell’ambito del piano straordinario di ristrutturazione».
Temete che le prossime decisioni possano coinvolgere anche gli stabilimenti italiani?
«Abbiamo il dovere di metterli al riparo. Per questo dobbiamo raggiungere un’intesa sostenibile e condivisa entro martedì. È una corsa contro il tempo. Se ci riusciamo, abbiamo fiducia che l’Italia venga salvaguardata».
I sindacati chiedono di rifinanziare i contratti di espansione. Il governo è pronto a farlo?
«È uno dei punti di cui mi sono occupato personalmente. Giovedì ne ho parlato con il ministro Calderone e con i suoi tecnici».
Sul piano dei fondi?
«Dipenderà dalle risorse disponibili e dalle scelte che saranno fatte nella legge di bilancio».
Altro appuntamento cruciale, quello del 5 novembre per Speedline. Negli ultimi giorni si era avuta l’impressione di un rallentamento nella trattativa con Sigit. Che cosa sta succedendo?
«Noi non molliamo mai, soprattutto quando c’è da difendere un patrimonio industriale del nostro Paese. Abbiamo seguito con grande attenzione questa amministrazione straordinaria e stiamo finalmente arrivando a una soluzione. Abbiamo convocato per giovedì 5 novembre al Mimit l’incontro in cui i commissari di Speedline e Sigit firmeranno il preliminare di vendita».
Quando si arriverà alla cessione definitiva?
«Entro la fine di novembre. Voglio sottolineare il lavoro straordinario svolto dai nostri commissari, che in tempi molto brevi sono riusciti a dare una prospettiva a un’impresa simbolo del Made in Italy, quando molti la consideravano ormai spacciata».
Quali impegni chiedete a Sigit?
«Gli impegni sono già definiti negli accordi. Come ministero abbiamo messo a disposizione gli strumenti di politica industriale necessari a sostenere il progetto, compreso il Fondo di salvaguardia».
Qui potrebbe esserci un intervento pubblico significativo. Di quale cifra parliamo?
«Possiamo arrivare fino a 30 milioni di euro, fermo restando che la partecipazione pubblica deve rimanere di minoranza».
Entro quale data dovrà essere definito questo punto?
«Le prossime settimane saranno importanti per la definizione».
Nel frattempo, rimane aperto il doloroso dossier dell’ex Ilva. Dopo l’ultimo tavolo a Palazzo Chigi, a che punto siamo?
«All’ultimo tavolo di Palazzo Chigi è stato condiviso e sottoscritto un documento che impegna tutti. E tutti siamo chiamati a rispettare gli impegni assunti».
Torniamo a Nordest. Porto Marghera, in una rete che coinvolge anche Monfalcone, Trieste, Ravenna, l’interporto di Verona, la miniera di dolomia di Tassullo, in Val di Non (Trento), si è candidata insieme a Rotterdam per lo stoccaggio strategico europeo delle materie prime critiche. Che cosa rende forte questa alleanza?
«Abbiamo costruito una proposta che risponde alle esigenze non soltanto dell’Italia, ma dell’intera Europa. Siamo stati noi a sollecitare e ottenere la partecipazione dei Paesi Bassi. L’Europa ha bisogno di due grandi corridoi di accesso alle materie prime critiche: uno a Nord, attraverso Rotterdam, e uno a Sud, nell’Alto Adriatico. È un progetto multimodale, parte di una strategia europea della quale intendiamo essere capofila».
Come sarà valutata questa candidatura?
«Noi concorriamo insieme. Abbiamo presentato una proposta comune che prevede i primi due siti pilota di stoccaggio strategico».
Sul piano formale, Cassa Depositi e Prestiti ha presentato un unico progetto con Rotterdam oppure si tratta di due proposte distinte ma coordinate?
«Si tratta di due proposte distinte ma coordinate: quella italiana per il Southern Hub e quella olandese per il Northern Hub. Ciascun proponente mantiene piena autonomia e distinta responsabilità giuridica, finanziaria e operativa».
Che cosa sapete delle altre candidature e quando è attesa la decisione di Bruxelles?
«Non ci sono ancora informazioni pubbliche dettagliate. Sappiamo che dovrebbero essere coinvolti tre Paesi. La Commissione dovrebbe decidere entro la fine di novembre».
Quali prospettive industriali potrebbe aprire questo progetto per Marghera?
«Vogliamo sviluppare un vero distretto industriale della raffinazione e del riciclo. Abbiamo già competenze importanti e nove progetti italiani riconosciuti strategici nei primi due bandi europei. Abbiamo inoltre proposto ai partner europei un non-paper per limitare l’esportazione dei rifiuti elettronici e favorirne il riciclo all’interno dell’Unione».
Veniamo alle risorse: che cosa finanzia esattamente il bando europeo da 14 milioni di euro?
«Il bando riguarda questa prima fase del progetto, a partire dallo studio di fattibilità. La realizzazione delle infrastrutture richiederà investimenti successivi».
Come saranno finanziati?
«Abbiamo il Fondo strategico nazionale per le materie prime critiche, con una dotazione di quasi 1 miliardo di euro. Una parte può essere destinata alle infrastrutture necessarie sia al sito di stoccaggio sia al distretto industriale, creando le condizioni per attrarre nuove imprese e investimenti».
Il territorio chiede con forza una Zes del Nord.
«Palazzo Chigi sta lavorando a una semplificazione delle procedure autorizzative anche per il Nord, d’intesa con le Regioni e gli enti locali. Qui il tema centrale non sono tanto gli incentivi fiscali, quanto la velocità delle decisioni».
Le tempistiche?
«Sono fiducioso che si possa arrivare a un risultato entro la fine dell’anno. Naturalmente è necessaria la condivisione di tutti gli attori coinvolti, a partire dalle Regioni e dagli enti locali».
Chiudiamo con Transizione 5.0, il prossimo obiettivo su questa misura?
«Vogliamo rendere strutturali gli incentivi agli investimenti, andando oltre il 2028, e sostenendo anche le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale al cloud».
La legge di bilancio in preparazione riguarda anche il 2029. È l’occasione per prolungare il nuovo meccanismo dell’iperammortamento?
«È quanto ho chiesto al ministero dell’Economia: prevedere le risorse anche per il 2029, così da poter dare continuità agli investimenti».
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