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Alle precedenti midterm del 2022, l’86% degli evangelici protestanti bianchi votò repubblicano
In vista delle elezioni di midterm del novembre 2026, uno dei fattori meno osservati dagli investitori europei ma potenzialmente decisivi per comprendere gli equilibri politici americani è la religione.
Negli Stati Uniti l’appartenenza religiosa continua infatti a essere fortemente correlata alle preferenze elettorali: gli evangelici bianchi rappresentano uno dei blocchi più solidamente repubblicani, mentre gli americani senza affiliazione religiosa costituiscono uno dei bacini più favorevoli ai Democratici.
Alle precedenti midterm del 2022, l’86% degli evangelici protestanti bianchi votò repubblicano, contro appena il 12% democratico; tra i non affiliati il rapporto era quasi speculare, con il 72% a favore dei Democratici.
Il quadro diventa ancora più interessante guardando ai cattolici, perché considerarli come un unico blocco elettorale rischia di essere fuorviante.
I cattolici bianchi hanno mostrato una marcata inclinazione repubblicana, mentre quelli ispanici sono stati storicamente molto più vicini ai Democratici.
Anche la frequenza della pratica religiosa conta: nel 2022 chi frequentava le funzioni almeno mensilmente votò repubblicano per il 67%, contro il 31% democratico.
È quindi su questa particolare geografia religiosa del voto che si giocherà anche una parte della battaglia per il Congresso nel 2026.
E il fenomeno non dipende necessariamente dalla percezione personale di Donald Trump come uomo religioso: un sondaggio Pew dell’aprile 2026 rilevava che appena il 5% degli americani lo considerava “molto religioso”.
La forza del rapporto tra Trump, il Partito Repubblicano e una parte dell’elettorato cristiano conservatore nasce piuttosto dalla convergenza su aborto, famiglia, immigrazione, ruolo della religione nella società e composizione della magistratura.
Capire quanto questi gruppi saranno mobilitati alle midterm può dunque aiutare a valutare non soltanto chi controllerà Camera e Senato, ma anche quanto spazio politico avrà Trump nella seconda metà del mandato.
Nel voto presidenziale del 2024 il quadro è stato molto netto:
|
Gruppo religioso |
Trump 2024 |
Harris 2024 |
Tendenza |
|---|---|---|---|
|
Protestanti nel complesso |
62% |
~36% |
Repubblicana |
|
Evangelici bianchi |
81% |
~17% |
Fortemente repubblicana |
|
Protestanti bianchi non evangelici |
58% |
~40% |
Repubblicana |
|
Cattolici |
55% |
43% |
Moderatamente repubblicana |
|
Protestanti neri |
minoranza |
larga maggioranza |
Fortemente democratica |
|
Non affiliati |
28% |
70% |
Fortemente democratica |
Sono dati Pew basati sugli elettori effettivamente verificati dopo le elezioni.
1. Gli evangelici sono il vero pilastro religioso di Trump
Qui sta probabilmente la distinzione più importante.
Gli evangelical Protestants rappresentano circa il 23% degli adulti americani, ma gli evangelici bianchi costituiscono uno dei blocchi elettorali più solidamente repubblicani del Paese. Nel 2024 l’81% ha votato Trump.
E non è soltanto Trump. Pew rileva che circa l’80% degli evangelici bianchi si identifica o tende verso il Partito Repubblicano. Tra gli evangelici complessivamente considerati la percentuale repubblicana è del 70%.
Perché?
Entrano in gioco soprattutto temi come aborto, valori familiari, ruolo della religione nella società, nomine dei giudici federali e della Corte Suprema, libertà religiosa e questioni LGBTQ.
Per una parte dell’elettorato evangelico Trump non deve quindi necessariamente rappresentare un modello personale di comportamento cristiano. Può essere sostenuto soprattutto come strumento politico capace di produrre risultati coerenti con le loro priorità culturali e istituzionali.
È un punto importante per comprendere un’apparente contraddizione: perché cristiani molto osservanti possano sostenere entusiasticamente un personaggio con una biografia personale molto distante dai modelli evangelici tradizionali.
2. I protestanti “mainline” sono un’altra America
Quando parlavo di mainline Protestants mi riferivo alle grandi confessioni protestanti storiche americane: metodisti, episcopaliani, presbiteriani, alcuni luterani, United Church of Christ ecc.
Rappresentano circa l’11% della popolazione adulta, contro il 23% degli evangelici.
Generalmente sono molto più moderati degli evangelici sulle questioni sociali e religiose.
Politicamente sono infatti quasi spaccati: 51% repubblicani contro 41% democratici, secondo il Religious Landscape Study di Pew. Non sono quindi affatto assimilabili all’81% pro-Trump degli evangelici bianchi.
Ed ecco perché dire:
«Il 40% degli americani è protestante»
politicamente ci dice relativamente poco.
Dentro quel 40% convivono gruppi che possono trovarsi agli estremi opposti dell’elettorato americano.
3. Il caso ancora più interessante dei protestanti neri
È forse l’esempio migliore.
Sono protestanti, spesso molto religiosi, ma votano prevalentemente democratico.
Pew trova che il 72% degli appartenenti alle chiese protestanti storicamente afroamericane si identifica o tende verso il Partito Democratico.
Qui emerge una caratteristica fondamentale degli Stati Uniti:
razza e storia sociale possono essere politicamente più importanti della semplice denominazione religiosa.
Le Black Churches hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della comunità afroamericana e nel movimento per i diritti civili. La loro tradizione politica è quindi molto diversa da quella dell’evangelicalismo bianco conservatore.
Pew trova addirittura qualcosa di apparentemente paradossale: mentre fra i bianchi una maggiore religiosità è fortemente associata al voto repubblicano, fra gli afroamericani la maggioranza rimane democratica indipendentemente dal livello di religiosità.
4. Anche dire “cattolici” è insufficiente
Questo secondo me è ancora più interessante per un osservatore italiano.
Il cattolicesimo americano non costituisce un blocco politico unitario.
Nel complesso Trump ha conquistato nel 2024 il 55% del voto cattolico, contro il 43% di Harris. Nel 2020, invece, Biden aveva ottenuto il 50% e Trump il 49%. C’è stato quindi uno spostamento significativo verso Trump.
Ma dividendo i cattolici per origine etnica emerge un quadro molto diverso.
Nel Religious Landscape Study:
cattolici bianchi → 60% repubblicani
cattolici ispanici → 54% democratici.
Quindi due americani possono essere entrambi cattolici praticanti e avere orientamenti politici molto differenti anche perché appartengono a comunità sociali differenti.
5. All’estremo opposto ci sono atei, agnostici e “nones”
Qui troviamo probabilmente il blocco religioso/non religioso più nettamente democratico.
Gli americani senza affiliazione religiosa sono ormai circa il 29% della popolazione adulta.
Nel 2024:
70% Harris
28% Trump.
Ma anche qui bisogna scavare.
Gli atei sono ancora più nettamente democratici: l’82% si identifica o tende verso i Democratici.
Gli agnostici: 76%.
Chi risponde semplicemente “nothing in particular” è invece molto meno ideologicamente compatto.
E quindi qual è la vera frattura religiosa dell’America?
Non è: protestanti contro cattolici.
È più simile a: cristianesimo conservatore bianco → GOP/Trump
contro
America secolarizzata + minoranze religiose/etniche → prevalentemente Democratici.
Con molte eccezioni nel mezzo.
C’è persino una correlazione molto forte tra intensità religiosa e orientamento politico, soprattutto fra i bianchi.
Tra i bianchi altamente religiosi, il 77% è repubblicano o vicino ai repubblicani; tra i bianchi con bassa partecipazione religiosa, il 68% è democratico o vicino ai democratici.
Ed è questo che rende la questione politicamente enorme.
Trump non ha semplicemente conquistato “i cristiani”. Ha costruito una coalizione particolarmente forte nel cristianesimo bianco conservatore, soprattutto evangelico, alla quale nel 2024 si è aggiunto uno spostamento significativo dei cattolici. Al contrario, l’America più secolarizzata rimane fortemente democratica.
In altre parole, negli Stati Uniti religione e polarizzazione politica si sono progressivamente sovrapposte: essere evangelico bianco rende molto più probabile essere repubblicano; essere ateo o agnostico rende molto più probabile essere democratico.
E tra questi due estremi si gioca una parte importante della battaglia culturale americana.
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