Economia: la Romania in crisi guarda all’OCSE


Uno degli obiettivi strategici della Romania è l’entrata del paese nel cosiddetto “club dei paesi ricchi”, ovvero nell’Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea (OCSE). Un obiettivo che si rivela ancora più ambizioso, visto che Bucarest spera in una adesione entro la fine dell’anno.

Verso il “club dei Paesi ricchi”

Le autorità di Bucarest annunciano che il paese ha chiuso già 24 capitoli su 25 e si classifica al primo posto tra gli otto stati (Bulgaria, Croazia, Romania, Argentina, Brasile, Perù, Indonesia,Tailandia) candidati all’adesione all’OCSE, come ha ricordato in varie occasioni Luca Niculescu, segretario di stato presso il ministero degli Esteri e coordinatore nazionale per il processo di adesione .

Niculescu si mostra ottimista per un’adesione nei prossimi mesi nell’organizzazione, “chiamata anche Club dei Paesi Ricchi, ma che preferirei chiamare Club delle Democrazie Sviluppate “, specifica l’ufficiale romeno.

L’OCSE conta attualmente 38 Stati membri, tra cui le economie più potenti del mondo come Stati Uniti, Germania, Francia, Italia Giappone, Canada e Regno Unito. I 38 membri sono paesi sviluppati che rappresentano circa la metà del prodotto interno lordo mondiale e circa il 70% del volume degli investimenti diretti esteri a livello globale.

I vantaggi dell’adesione e le riforme necessarie

Entrare nel club delle economie più ricche e sviluppate del mondo porterebbe al paese “un certificato” di sicurezza globale per attrarre investimenti esteri . I costi di credito per lo Stato e le aziende potrebbero scendere del 15-20%.

Diventare membro dell’OCSE porterebbe alla Romania 3,5 miliardi di euro all’anno, a condizione che il governo attui le riforme raccomandate dall’organizzazione e non aumenti le tasse.

Secondo lo studio “L’effetto OCSE. L’adesione della Romania all’OCSE”, presentato dal Blocco Nazionale dei Sindacati (BNS), “l’OCSE rappresenta una grande opportunità per l’economia romena, ma i benefici non sono automatici e non derivano esclusivamente dall’adesione. Dipendono direttamente dalla capacità dello stato di attuare riforme strutturali credibili e di migliorare il funzionamento delle istituzioni pubbliche.”

In questo senso, bisogna varare riforme come la riduzione del deficit di bilancio, la riduzione del divario IVA e il miglioramento della qualità delle istituzioni pubbliche. Senza queste riforme, gli effetti dell’adesione si riducono significativamente e “la Romania rischia di trasformare un obiettivo strategico in un successo esclusivamente formale”, nota la confederazione sindacale.

I sindacati romeni avvertono inoltre che le raccomandazioni dell’OSCE vengono spesso presentate in modo sbagliato nello spazio pubblico come giustificazione per aumento delle tasse. Quando in realtà, l’organizzazione dà priorità al rafforzamento della capacità dell’amministrazione fiscale di riscuotere in modo efficiente le imposte esistenti e di combattere l’evasione fiscale, si legge nello studio del BNS.

Secondo un rapporto del ministero degli affari esteri, comunicato alla Banca Nazionale della Romania, l’adesione all’OCSE potrebbe contribuire alla crescita economica annua per circa l’1% del PIL.

In base a questa stima, la Banca Nazionale della Romania considera che l’adesione potrebbe generare ulteriori investimenti diretti esteri per circa 3,5 miliardi di euro all’anno e ridurre i costi di finanziamento del debito pubblico di circa 840 milioni di euro all’anno.

Il messaggio centrale dello studio, secondo gli autori, è che prima di introdurre nuove tasse o aumentare quelle esistenti, lo Stato deve riscuotere in modo efficiente quanto già deve riscuotere, ridurre l’economia sommersa e l’evasione fiscale e “attuare le riforme raccomandate dalla stessa OCSE”.

La Romania può raggiungere maggiori investimenti, minori costi di finanziamento e un’economia più competitiva solo modernizzando l’amministrazione fiscale e consolidando le proprie istituzioni, non cercando di coprire il deficit di bilancio attraverso nuovi oneri fiscali per i contribuenti, osserva l’Ufficio Nazionale di Statistica (NBS).

Tra crisi politica e sfide economiche

Al di là dell’ottimismo mostrato dalle autorità di Bucarest, la realtà romena non sembra molto incoraggiante. Da oltre quattro mesi, la Romania si confronta con una profonda crisi politica e un Governo ad interim.

I principali partiti (PSD, PNL, USR e UDMR) propongono diverse varianti per la carica di primo ministro, non riuscendo a raggiungere un consenso per formare una maggioranza stabile. A tutto questo si aggiungono le pressioni dell’Alleanza sovranista AUR che chiede l’organizzazione di elezioni anticipate per sbloccare la crisi.

Nel luglio 2026, la Romania si trova ad affrontare una grave stagflazione: l’inflazione record dell’8,2% erode il potere d’acquisto dei cittadini e, insieme ai drastici tagli per ridurre il deficit del 2,34%, quasi incrementa la crescita economica (+0,1%).

L’OCSE è un forum intergovernativo con sede a Parigi il cui scopo è identificare, diffondere e valutare l’applicazione di politiche pubbliche per garantire crescita economica, prosperità e sviluppo sostenibile tra i suoi stati membri, nonché a livello globale.

L’OCSE definisce gli standard internazionali e si concentra sulla promozione di politiche che incidono sulla maggior parte degli aspetti della vita pubblica dei cittadini, dal miglioramento delle prestazioni economiche alla creazione di posti di lavoro, dalla promozione di sistemi educativi efficienti alla lotta contro l’evasione fiscale internazionale.

Bucarest ha presentato ufficialmente la sua domanda di adesione all’OCSE durante le precedenti sessioni di allargamento, rispettivamente nell’aprile 2004 e nel novembre 2012, e l’ha rinnovata annualmente dal 2016.Al termine di questo processo, il Consiglio dell’OCSE deciderà, per consenso, se invitare la Romania a diventare il 39° stato membro dell’organizzazione.

Secondo le proiezioni ufficiali del rapporto “Obiettivi economici dell’OCSE” (giugno 2026), il deficit di bilancio della Romania è previsto al 6,2% del PIL per l’anno in corso, in calo rispetto al picco del 9,3% registrato nel 2024 e al livello del 7,9% nel 2025.

L’OCSE è la successore della precedente Organizzazione per la cooperazione economica europea (OCSE), fondata nel 1948 per attuare il Piano Marshall, finanziato dagli Stati Uniti per la ricostruzione del continente europeo dopo la seconda guerra mondiale.

La Convenzione che ha sancito la trasformazione dell’OECE in OCSE è stata firmata il 14 dicembre 1960 a Parigi ed è entrata in vigore il 30 settembre 1961.


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