Grandi manovre nel cantiere, movimentazione di terra con camion, un’insolita operosità in un sabato mattina rovente, al riparo da pannelli alti quattro metri installati all’indomani della visita a sorpresa, pre-elettorale, di Roberto Gualtieri, lo scorso 15 maggio a Santa Palomba per ‘inaugurare’ l’Inceneritore.
Qualcosa di poco chiaro starebbe accadendo quasi sotto i nostri occhi da due settimane a questa parte dopo l’arrivo blindato del sindaco di Roma e commissario straordinario di Governo al chilometro 23,600 della via Ardeatina con pala e caschetto, alle spalle un cartonato e una platea che lo applaudiva, per fare una buca e segnare l’inizio ufficiale dei lavori dell’inceneritore in uno scenario anomalo. Gli unici ad accorgersene e a vigilare sono gli attivisti dell’Unione dei Comitati Contro l’Inceneritore, cittadini che non si voltano dall’altra parte e controllano al posto di chi dovrebbe farlo. Anche ieri, sabato 30 maggio, di buon mattino, in una giornata infuocata, tra loro c’è chi non è rimasto a casa a riposare né è andato al mare.
In quel cantiere, sebbene i lavori preparatori e di logistica iniziale siano partiti, c’è il divieto di interventi pesanti e irreversibili, almeno fino a che il Tar non si pronunci il prossimo autunno. L’udienza di merito è fissata per il 7 ottobre. E invece, da giorni, gli attivisti hanno filmato e documentato presunte anomalie: sarebbe stata devastata la vegetazione ripariale del fosso demaniale della Cancelliera, e anche beni del patrimonio archeologico.
E ieri, al tredicesimo giorno di presidio del sito di Santa Palomba, Alessandro Lepidini, sempre in prima linea nella lotta, con un altro attivista ha monitorato in una diretta Facebook (visibile sulla Pagina dell’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore) un via vai di camion: starebbero scavando un’enorme buca in cui mettere terra contaminata, una discarica abusiva da coprire con terra pulita. Lepidini ha osservato e ripreso cosa accadeva grazie a una ‘vedetta’: una scala posta all’esterno del cantiere: i sensori installati non consentirebbero l’uso di droni.
Dal 14 di maggio, l’Unione ha presentato esposti a due ministri, quello alla Cultura, Giuli e quello all’Ambiente, Pichetto Frattin. Il 16 maggio c’è stata una grande manifestazione delle comunità ribelli di Roma e provincia, al Campidoglio. Dal 17 maggio, è iniziato il presidio fisso a difesa del fosso alla nuova rotonda della Cancelliera, ‘Il Fosso siamo noi’: se la scorsa estate i presidi sono andati avanti tutti i martedì, ora tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 18. Tranne eccezioni, come ieri. Curiosamente, a dispetto di tale mobilitazione a oltranza, documentata da report sulla pagina Facebook dell’Unione e ieri anche da una diretta, non si sono viste forze dell’ordine né rappresentanti istituzionali. Santa Palomba, ultimo lembo di Roma Capitale, sembra essere proprio terra di nessuno.
Operazioni con terra contaminata, cronaca di una mattinata a Santa palomba
Sabato mattina, dalle sette e mezza, Lepidini ha documentato la movimentazione di terra con circa una ventina di camion in entrata e in uscita dal cantiere dell’inceneritore.
Ha registrato lui stesso di minuto in minuto “la sorpresa di camion che raccolgono la terra, scavano, la portano qua ed è pieno di calcinacci perché tutta questa terra è una terra contaminata”. E poi, l’alternanza con altri mezzi che avrebbero portato terra pulita: “La utilizzano per coprire tutto – ha detto nel corso della diretta – quindi, se noi non fossimo qui oggi con ogni probabilità di questo non ci sarebbe stato traccia e sarebbe apparso tutto con una terra perfetta e questa è una denuncia sempre per il procuratore Lo Voi”.
Da giorni Lepidini, infatti, lancia appelli al capo della Procura di Roma, alle forze dell’ordine, chiamate innumerevoli volte, ma senza esito: “Questa è Roma, è la piovra capitale. Magari vengono le forze dell’ordine per identificarci, per denunciarci, ma poi però devono vedere quello che stanno facendo, salgono sulla scala e vedono quello che accade perché questo che sta accadendo è un crimine è un reato, è tutto un grande reato”, ancora le sue parole nel corso della diretta di quasi 35 minuti.
Ha fatto appello anche all’ARPA: “Qui ha detto che era tutto ok perché sarebbe diventata diciamo autorizzabile”. Ha posto delle domande che dovrebbero essere d’interesse delle forze dell’ordine come dell’ispettorato del lavoro: “Interessante sapere come mai lavorano di sabato. Qua sembra che sia terra di nessuno, oltre che per lo sfruttamento della prostituzione, cioè qui è la madre di tutta la zona franca, ma qua c’è una comunità che non dorme”.
Si è rivolto a tutte ma a proprio tutte le istituzioni: “Caro Questore di Roma, caro Prefetto di Roma, cari tutti io non so il cattivo, io sto cercando di far sì che vinca la legalità insieme a tutta la comunità ribelle, questa straordinaria popolazione che non si piega ai reati che sta coprendo la piovra capitale”. Ha evidenziato l’assurdo di un sindaco commissario straordinario “autorizzato da se stesso con conflitti di interesse enormi”. Si è rivolto anche al Comando Generale dell’Arma ai Carabinieri Forestali ai quali è stato recapitato un esposto: “Noi chiamiamo tutti però qui non si vede mai nessuno”. Lepidini ha poi raccontato nel corso della diretta, di aver fatto un video venerdì ma ciò che ha documentato sabato in stato emergenza è ben più grave: “Qua c’è una discarica abusiva dove lavorano alla luce del sole”.
Ha denunciato “istituzioni di garanzia non neutrali, conflitti di interessi, un partito unico che fa gli affari sulla salute dei cittadini con i rifiuti”. Ha chiesto dove sono le istituzioni, chi tutela i cittadini, la loro salute: “Questo è un documento importante, vedete sta arrivando un altro camion”, ha detto mentre veniva ripreso il traffico di mezzi pesanti nell’area. Ha anche riferito che è stato negato l’accesso agli accessi, ha invitato Carabinieri e Ispettorato del lavoro a visionare il cantiere e accertare se gli operai al lavoro in bermuda stiano lavorando in sicurezza. Dai controlli “emergerà che era una discarica, lo avevamo scritto e detto che c’erano le contaminazioni”. Ha invitato gli utenti a diffondere e far girare il video della diretta: “Poi noi lo salveremo, lo diffonderemo, Guardate ne stanno arrivando tanti, scavano là quindi tutta questa roba che hanno portato, ieri non c’era, una gru, quel braccio giallo che scarica, scava, e poi sono i pezzi di terra su cui fare dei campionamenti”.
Ha descritto l’assurdo di due cittadini a fare un presidio che spetterebbe a garanti delle istituzioni, quali “l’Arpa, l’assessorato regionale, l’assessorato capitolino, la Città metropolitana che gli ha autorizzato tutto perché è la stessa che governa Gualtieri che ha smantellato tutte le tutele”. Ha definito il giro d’affari dell’operazione di “7 miliardi e mezzo potenzialmente espandibili”. Ha concluso dicendo che dopo aver denunciato tutto all’Autorità Nazionale Anticorruzione, l’intenzione è di preparare un dossier per la Commissione parlamentare sulle ecomafie: “Finora non è stato possibile per la mole di lavoro, tra le osservazioni da presentare, i ricorsi”.
L’Unione dei Comitati contro l’inceneritore è a conoscenza della questione terra contaminata perché è problema che è già stato denunciato. Inoltre era individuata in analisi dell’Arpa del 2025, non completate e rimaste nei cassetti, dopo la variante urbanistica per l’autorizzazione che attesterebbero sforamenti di metalli pesanti.
Fermare il cantiere
“Quando è che fermiamo questo cantiere? quando qualcuno lo sequestra? Quanto dobbiamo aspettare ancora?”, ha chiesto Lepidini in diretta Facebook. “Noi abbiamo le nostre vite e i danni che state causando a tutti noi, a tutta la comunità ribelle di Santa Palomba sono incalcolabili perché voi create ansia, preoccupazione. Il giullare Gualtieri dice che l’inceneritore inquina meno di una strada”. E poi, rivolgendosi ancora a Gualtieri: “Le menzogne che dici, per la partita che fai e per le sceneggiate che fai, mentre Roma sta a pezzi, sei venuto qua il 15 maggio e ci hanno addirittura impedito di arrivare, avete capito che Paese è questo? che noi non abbiamo neppure il diritto di manifestare di fronte a uno che viene qua di nascosto, in silenzio, super scortato perché nessuno doveva disturbare il manovratore, tutto bello, la posa della prima pietra, la paletta, la cosetta”.
E poi: “Noi stiamo supplendo al ruolo che dovreste fare tutte voi istituzioni”. Il 15 maggio, all’arrivo di Gualtieri c’era uno schieramento di polizia e ai manifestanti è stato imposto di tenersi a una distanza di 300 metri. “Voglio che queste cose vengano diffuse voglio che mi denunciate perché nessuno ha il coraggio di dirle e nessuno ci tutela, qua la tutela non dovrebbe essere da parte dei cittadini, dovrebbe essere le istituzioni a tutela…” H
a chiesto che siano fatte indagini sulla buca e sulla terra che vi è stata immessa.
Interventi sul fosso al riparo di alte palizzate
Già dal settimo giorno di presidio sull’area, l’Unione dei Comitati ha documentato che è stata realizzata una palizzata che non consente di vedere cosa accade nel cantiere. Per aggirare l’ostacolo, gli attivisti si sono muniti di una scala, ‘la vedetta’ “dalla quale filmare e documentare ulteriori interventi sul fosso, la devastazione della vegetazione ripariale, la devastazione di beni del patrimonio archeologico, la strada romana, il fontanile, abbiamo sollecitato interventi e nessuno è venuto”
“Abbiamo colpito nel segno, stanno montando barriere per impedire la visuale. Il presidio è attivo se pensano di ostacolare la nostra azione con questi mezzucci sbagliano ciò che colpisce è l’assoluta mancanza di trasparenza: cosa devono nascondere? Di sicuro non ci sorprende visto che Gualtieri è il campione della trasparenza mancata!”, il report di quel giorno su Facebook.
Numerosi gli appelli anche ai cittadini per sostenere il presidio, frequentarlo, aiutare gli attivisti ad allestirlo per il meglio, anche al fine di sopportare il gran caldo. “Continuiamo a chiedere un incontro con il Procuratore Lo Voi. Come è possibile che nessuno intervenga?”. Tra denunce già fatte e da fare al partito trasversale degli inceneritoristi, “ladri di futuro, di salute, sviluppo”.
Manifestazione il 5 giugno alla Regione contro il Piano Rifiuti
Dal presidio di Santa Palomba nei giorni scorsi è stata anche rilanciata la manifestazione organizzata per il 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente. Si tratta della prima manifestazione contro il Piano rifiuti ribattezzato ‘Rocca-Gualtieri’ “un piano che Rocca fa proprio quando c’era la possibilità di far scadere il piano con la fine del commissariamento e invece si è sbrigato a farlo falsando tutto l’iter di valutazione dell’impatto ambientale”. L’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore, si appella, tra l’altro ai principi europei e a quelli dell’Agenda 2030 che non possano essere applicati perché “se Roma non differenzia siamo lontani dai principi dell’economia circolare”.
Ribadisce che un inceneritore oggi è un anacronismo, un crimine ambientale, contamina acqua, aria, falde, terreni, e annuncia che sarà la prima iniziativa di un lungo percorso. Lepidini ha ricordato via Facebook che nel 2024 furono raccolte 13mila firme: “Ci hanno chiamato in Regione perché a settembre ci avrebbero sentito, ma niente. L’estate scorsa abbiamo sollecitato il presidente del Consiglio Regionale Aurigemma per essere ricevuti, ma niente. Apriamo un conflitto continuativo con la Regione Lazio, il presidente Rocca e anche il Pd”. Saranno presenti alla manifestazione, altre comunità ‘ribelli’, comitati come quello Tutti Insieme Contro Il Biodigestore di Roma Est e quello contro il gassificatore di Casal Selce a due passi dalla discarica di Malagrotta.
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Piera Lombardi
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