Scuola, il sostegno per gli studenti con disabilità è sempre più precario: l’allarme della Flc Cgil


Quest’anno si prevedono circa 140 mila supplenti sul sostegno, a fronte di 128 mila posti stabili. Il 58% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante nell’ultimo anno scolastico. Manuela Calza, segretaria nazionale Flc Cgil: «Il problema è strutturale e non si risolve in questo modo»

Il nuovo anno scolastico si apre, ancora una volta, con il problema della precarietà degli insegnanti di sostegno. A mettere in evidenza le criticità è Manuela Calza, segretaria nazionale della Flc Cgil, che richiama l’attenzione sulla forte presenza di docenti precari, sulla carenza di insegnanti specializzati e sulle conseguenze che questa situazione ha sulla continuità didattica degli alunni con disabilità.

Secondo la stima della Flc Cgil, anche quest’anno saranno circa 140 mila i posti di sostegno assegnati in deroga a docenti precari, spesso senza il titolo di specializzazione. Un numero particolarmente significativo se confrontato con i circa 128 mila posti stabili previsti nell’organico di diritto. Il tema riguarda una platea di circa 380 mila alunni con disabilità, il cui numero nelle scuole italiane è in crescita di circa il 5% ogni anno.

Sostegno scolastico: cosa sono i posti di sostegno in deroga

Per comprendere la portata del fenomeno, occorre distinguere tra i posti dell’organico di diritto e quelli assegnati in deroga.

I posti in deroga sono cattedre che, pur risultando necessarie per garantire il sostegno agli alunni con disabilità, non vengono trasformate in posti disponibili per le assunzioni a tempo indeterminato. Vengono quindi assegnate ogni anno a docenti con contratto a tempo determinato, generalmente fino al 30 giugno.

Si tratta quindi di posti che si rendono necessari con continuità, ma che non determinano automaticamente una corrispondente stabilizzazione del personale.

Per la Flc Cgil, è proprio questo uno dei nodi strutturali del sistema: molte delle esigenze di sostegno che si ripresentano ogni anno continuano a essere coperte attraverso il ricorso alle supplenze.

Sostegno: quattromila posti ancora vacanti

A questa situazione si aggiunge il problema delle immissioni in ruolo, che secondo la Flc Cgil non riescono a coprire interamente il fabbisogno.

«Quest’anno – spiega Manuela Calza, segretaria nazionale Flc Cgil – le operazioni di immissione in ruolo sono state più complesse del solito a causa della sovrapposizione di diverse procedure concorsuali che hanno prodotto molte rinunce di persone che magari hanno vinto più concorsi e quindi poi hanno dovuto optare per l’uno o per l’altro. Il che ha creato una situazione disomogenea sul territorio nazionale».

Dopo le assunzioni dalle graduatorie ordinarie, dagli elenchi regionali e da quelli provinciali di prima fascia, in tutta Italia sono rimasti circa 4 mila posti vacanti sul sostegno, che dovranno essere coperti con supplenze fino al 31 agosto. Anche in questo caso la distribuzione è molto disomogenea: circa 2 mila posti si concentrano in Lombardia, mentre 3.500 riguardano la scuola primaria.

La metà degli studenti con disabilità cambia insegnante di sostegno

Uno degli effetti più evidenti della precarietà riguarda la continuità didattica: un elemento particolarmente importante nel percorso scolastico degli alunni con disabilità.

Secondo il report Istat relativo all’anno scolastico 2024/2025, il 58% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente.

La percentuale sale al 61% nella scuola secondaria di primo grado e raggiunge addirittura il 70% nella scuola dell’infanzia. Non solo. Quasi un alunno su dieci ha cambiato insegnante di sostegno anche nel corso dello stesso anno scolastico.

Per l’Istat, «la discontinuità didattica si conferma una delle criticità più persistenti nel tempo». Un dato che rende particolarmente evidente il problema sollevato dalla Flc Cgil: la presenza di un numero elevato di docenti precari rende più difficile garantire agli studenti una continuità nel rapporto educativo e didattico.

La conferma del docente non risolve la precarietà

Per cercare di intervenire sul problema della continuità, il Governo ha introdotto la possibilità per le famiglie di chiedere la conferma, per l’anno successivo, del docente di sostegno già assegnato al proprio figlio.

Una misura che, secondo la Flc Cgil, non rappresenta però una soluzione strutturale: «Non ha funzionato – attacca la dirigente della Flc Cgil -. Non si tratta di una vera stabilizzazione e dunque quel docente magari entra in ruolo da un’altra parte o si inserisce in una graduatoria in cui ha più possibilità di lavorare e non può proseguire. E comunque si tratta di una procedura che abbiamo fortemente criticato, perché viola la trasparenza delle graduatorie: l’insegnante per cui è richiesta la conferma può scavalcare anche chi ha più titoli, più esperienza, una professionalità più consolidata. Il tutto fermo restando la legittima aspirazione di insegnanti e famiglie, le cui richieste sono state tante, ad avere una continuità didattica. Ma il problema è strutturale e non si risolve in questo modo».

Il 30% degli insegnanti di sostegno non ha la specializzazione

Accanto alla precarietà c’è poi un’altra criticità evidenziata da Calza: circa il 30% di chi lavora sul sostegno non possiede il titolo di specializzazione. Si tratta di una percentuale media che, secondo la Flc Cgil, aumenta in alcune regioni e soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria.

Ma perché il numero degli insegnanti specializzati non è sufficiente a coprire il fabbisogno? «Le università – risponde la segretaria nazionale della Flc Cgil – attivano i corsi di specializzazione in maniera incoerente rispetto ai fabbisogni delle scuole, quindi più posti al Sud rispetto al Nord, e più nell’istruzione di secondo grado piuttosto che nella primaria». Il problema, secondo il sindacato, riguarda quindi anche la programmazione della formazione, che dovrebbe essere maggiormente collegata alle effettive necessità dei diversi territori e ordini di scuola.«Manca un coordinamento col ministero dell’Università e della ricerca che si appella all’autonomia degli atenei», aggiunge Calza, «rinunciando così a svolgere un ruolo di pianificazione e di coordinamento».

Il risultato sarebbe una situazione simile a quella che si registra nelle immissioni in ruolo: alcuni territori presentano graduatorie sovraffollate, mentre in altri non ci sono abbastanza candidati disponibili e specializzati per coprire i posti necessari.

I percorsi semplificati di specializzazione

Un altro intervento messo in campo dal Governo è stato l’avvio di percorsi semplificati di specializzazione sul sostegno gestiti da Indire, rivolti, tra gli altri, a chi ha svolto almeno tre anni di servizio sul sostegno e a chi ha conseguito titoli all’estero in attesa di riconoscimento. Anche su questa misura la Flc Cgil esprime forti perplessità. Secondo Calza, infatti, i percorsi sono stati organizzati senza considerare adeguatamente i reali bisogni delle scuole nelle diverse aree del Paese. La critica riguarda anche la qualità della formazione, che secondo il sindacato rischierebbe di essere indebolita da percorsi ritenuti troppo semplificati.

La richiesta della Flc Cgil: assunzioni e programmazione

La fotografia delineata dalla segretaria nazionale della Flc Cgil evidenzia quindi due problemi distinti ma strettamente collegati: da una parte la forte precarietà degli insegnanti e la presenza di numerosi posti che continuano a essere coperti con supplenze; dall’altra la carenza di docenti specializzati e una formazione che, secondo il sindacato, non sarebbe programmata in base alle effettive necessità.

La soluzione indicata dalla Flc Cgil è, in sintesi, quella di assumere a tempo indeterminato sui posti strutturalmente vacanti e di costruire una programmazione della formazione coerente con i fabbisogni reali delle scuole e dei territori.

Una questione che non riguarda soltanto la condizione lavorativa degli insegnanti. La stabilità del personale di sostegno ha infatti una ricaduta diretta sulla continuità del percorso scolastico degli alunni con disabilità, che troppo spesso si trovano a dover cambiare insegnante da un anno all’altro, o addirittura durante lo stesso anno scolastico.

Per la Flc Cgil, dunque, le misure adottate finora non affrontano il nodo alla radice: servono interventi strutturali sul reclutamento e sulla formazione, per fare in modo che il sostegno possa contare su un organico stabile e adeguatamente specializzato.

Redazione


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