Il Tribunale ecclesiastico sardo pubblica il documento con cui riconosce gli abusi compiuti da Valerio Manca, allora rettore del Collegio francescano di Oristano, sul giovane Marco Contini. Il Servizio regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti vulnerabili della Conferenza episcopale sarda: “Momento doloroso per la chiesa”
di Francesca Mulas
Un “amore malato”, “una sofferenza terribile per il demone che mi assaliva”, “il carcere della coscienza con la quale faccio continuamente i conti”. Sono terribili le dichiarazioni con cui Valerio Manca, ex sacerdote ed ex rettore del seminario francescano di Oristano, ha ammesso gli abusi nei confronti della sua vittima Marco Contini, all’epoca dei fatti quattordicenne: un’autoaccusa, messa nero su bianco nella lettera consegnata all’arcivescovo di Oristano nel 2021, considerata una prova sufficiente per la sentenza di condanna emessa lo scorso 17 gennaio dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano della Sardegna.
Oggi, sei mesi dopo, il Tei ha pubblicato le motivazioni con cui ha firmato il giudizio su Manca, ritenuto colpevole “del delitto contro il sesto comandamento del decalogo con minore” e condannato alla “pena delle dimissioni dallo stato clericale”.
La denuncia, 30 anni dopo
La denuncia degli abusi risale al 2021, quando don Paolo Contini (al secolo Marco) raccontò alla diocesi di Oristano le violenze subite dal religioso, allora 28enne, tra il 1987 e il 1991. La diocesi avviò un’indagine ascoltando diversi testimoni, oltre alle parti in causa. Contini era entrato nel collegio del seminario francescano oristanese a 14 anni, nel 1987, per frequentare il liceo classico. Il giovane era seguito dal padre spirituale Valerio Manca, noto come padre Emanuele: un rapporto che in un primo momento sembrava semplicemente affettuoso, ma che ben presto si rivelò ambiguo e violento. Gli abusi sessuali continuano per tre anni: in un primo momento il ragazzo non si rese conto della gravità di quelle attenzioni fisiche, ma con il tempo si accorse che gli incontri erano sempre più inappropriati, morbosi, invadenti e insistenti. Un atteggiamento confermato anche da alcuni testimoni, che racconteranno di avere subito le stesse attenzioni da padre Emanuele.
La vittima troverà la forza di raccontare tutto solo 31 anni dopo non solo alla sua diocesi ma anche ai fedeli con una confessione shock affidata a una lettera il 13 maggio 2023: la sua testimonianza così lucida sarà decisiva davanti ai giudici del Tribunale ecclesiastico.
Oltre ai racconti, Contini portò in aula anche un drammatico scambio di messaggi con padre Emanuele, che chiedeva perdono alla sua vittima: “ti ho già chiesto perdono a suo tempo e so cosa vuol dire perché credo di averti anche detto di essere passato per la stessa esperienza. Non ho altro da aggiungere… posso solo assicurarti che, grazie a Dio, certe cose non si sono ripetute e che ne pago continuamente il fio”.
La sentenza del Tribunale ecclesiastico sardo
Il 17 gennaio 2026 i giudici hanno riconosciuto gli abusi, aggravati da dichiarazioni contrastanti e dalla falsa affermazione di non aver compiuto le stesse condotte verso altri ragazzi del seminario. Manca sfruttava la propria posizione autoritaria verso minori in condizioni di fragilità, verso cui mostrava atteggiamenti manipolatori e aggressivi.
Il commento di Padre Paolo sui social: “Ora posso tornare alla mia vita ordinaria”
Il giorno dopo la pubblicazione del documento, Paolo Contini affida il suo commento a una nota su Facebook: “Con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per me si scrive la parola fine in questa dolorosissima vicenda. È stato un percorso lungo, faticoso e non privo di inattese sorprese. Era giusto farlo! Era giusto farlo non soltanto per me, ma per il bene della Chiesa tutta e per evitare ad altri bambini di cadere vittime del mio stesso abusatore. Io avevo già perdonato, ma la giustizia era necessaria. Ora posso dire che ho fatto il mio dovere e che posso ritornare alla mia vita ordinaria, cercando di recuperare la serenità e la pace che in questa vicenda giudiziaria sono state messe a dura prova. Ringrazio il Signore per avermi dato la forza e sono grato tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo penoso viaggio. Prego anche per il condannato, perché possa davvero prendere coscienza del male che ha fatto e possa lasciarsi convertire dal Signore!”.
Il servizio regionale per la tutela dei minori e degli adulti della Conferenza episcopale sarda: “E’ possibile chiedere ascolto”
La sentenza “rappresenta un momento importante e doloroso per la Chiesa sarda e richiama una consapevolezza essenziale: gli abusi, soprattutto quando maturano in contesti educativi e spirituali, non feriscono soltanto il corpo. Feriscono la fiducia, la coscienza, l’immagine di sé, il rapporto con gli altri e, talvolta, anche il rapporto con Dio”, commenta il Servizio regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti vulnerabili della Conferenza Episcopale Sarda. “Quando l’abuso nasce dentro una relazione profondamente asimmetrica, segnata da autorità, dipendenza affettiva e fiducia tradita, la vittima può non riuscire subito a comprendere, nominare e raccontare ciò che sta vivendo. Per questo il silenzio non può mai essere liquidato con superficialità. Talvolta è proprio una delle conseguenze più profonde del trauma, della paura, della confusione e della solitudine. Chi ha vissuto esperienze di abuso, manipolazione o disagio in contesti ecclesiali non deve pensare di essere solo o di non poter essere creduto. È possibile parlare. Chiedere ascolto non significa accusare senza discernimento, ma consentire che una situazione venga accolta, valutata e accompagnata nel modo giusto. I Servizi diocesani per la tutela dei minori e i Centri di ascolto sono nati anche per questo: offrire un luogo sicuro a chi ha bisogno di raccontare, chiedere chiarimenti, segnalare una preoccupazione o essere accompagnato”.
Valerio Manca ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso contro la sentenza del Tei. Al di là della sentenza ecclesiastica, il reato è prescritto ma il fascicolo penale è ancora aperto presso la Procura di Oristano, da cui si attende ora un pronunciamento.
(nella foto, la sede del Tribunale ecclesiastico in piazza Palazzo a Cagliari)
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