di Roberto C, Roberto F., Lami, padre Pablo, Edoardo, Maydelys, Michele, Mauro, Massimo, Giuseppina
Avete presente quel sogno, che a volte ritorna, in cui cercate di scappare da un pericolo, ma le vostre gambe sono pesanti come il piombo? Ecco, quella non è solo un’esperienza onirica. Per tanti è semplicemente una mattinata tipo, trascorsa nel tentativo di rinnovare un documento o di districarsi tra una app e l’altra o per cercare di chiarire la propria posizione contributiva quando un errore blocca la pensione.
Oggi, però, la pubblica amministrazione ha deciso di venirci incontro, semplificandoci la vita con la transizione digitale. Una scelta bellissima, forse perfino inevitabile, ma che, tradotta in pratica, per alcuni molto spesso significa: Prima vi rimbalzavamo da uno sportello all’altro, facendovi consumare le suole delle scarpe; oggi lo facciamo comodamente online, consumandovi il fegato e la batteria del telefono.
Il bello è che, in questa gloriosa epopea digitale, i primi a essere arruolati come soldati di prima linea sono i volontari che, con grande disponibilità, danno una parte del loro tempo per gli altri. Spesso si tratta di splendidi ultraottantenni che, con commovente abnegazione, cercano di spiegare lo spid ai loro coetanei. Il risultato? Un cortocircuito, dove si scopre che l’unica vera identità digitale riconosciuta è quella del nipote dodicenne, il solo che sa domare l’algoritmo e perfino giocarci.
Per capire la portata della questione abbiamo raccolto alcune storie di persone che hanno tentato l’impresa di sopravvivere nel paese di Burocratilandia.
Il labirinto di Minosse
Mauro ha provato a navigare nei risponditori automatici della sanità. «Digita 1 per prenotare, digita 2 per disdire, digita 3… se hai perso la speranza». Dopo ore e giorni passati ad ascoltare una musica d’attesa metallica, ha preso una decisione radicale. Sono sei anni che non controlla più l’ischemia e la dissezione dell’aorta e ha concluso che è statisticamente meno rischioso tenersi la patologia piuttosto che tentare di parlare con un operatore umano.
Le leggi dello spazio-tempo
piegate dal ricatto mediatico
Roberto doveva prenotare una radiografia per la madre anziana. Allo sportello la risposta è stata un granitico: «Non c’è posto, non si può prenotare, provi nel prossimo… millennio». Allora Roberto è salito dal direttore sanitario, il quale ha accolto le sue suppliche con un sorriso di sufficienza. A quel punto, ha sfoderato l’arma che si era preparato: «Bene, allora chiamo i giornali!». Magia: il sorriso del direttore è svanito, le leggi dello spazio-tempo si sono piegate e, dopo qualche ora, il posto per il giorno dopo è apparso miracolosamente.
L’esiliato previdenziale
Michele, sardo, momentaneamente lontano da casa, ha scoperto un errore sulla sua pensione. Soluzione logica? Risolverlo online. Risposta del sistema: Il muro di gomma dice di no.
Per correggere l’errore commesso dall’Inps, Michele dovrà spendere i soldi della pensione (che non ha ancora) per prendere un traghetto, tornare fisicamente sull’isola e dimostrare di esistere.
Lo Stato ti considera un numero, ma solo se sei residente nel codice postale corretto.
A caccia di un’assistente
Roberto ha visto la sua assistente sociale in presenza una volta sola, per fare il rinnovo del patto digitale necessario per continuare a prendere l’assegno di inclusione.
Ancor prima che gli fosse assegnata, gli era stato precisato che non si sarebbe occupata di emergenza abitativa.
«E che razza di assistente sociale è?», si era detto Roberto che una casa non ce l’ha. Da allora ha parlato con l’assistente solo per telefono. «Qualsiasi cosa io venissi a sapere la chiamavo… Così, ultimamente, le ho detto di alcune persone che prendono sussidi per il disagio sociale, la povertà, eccetera. Lei cosa mi ha risposto? “Mi devi portare il contratto d’affitto”».
«O questa è ubriaca, o non lo so. Se avessi avuto un contratto avrei avuto pure i soldi per pagare l’affitto. Mi pare una cosa talmente logica!».
Reparto “Fantascienza pura”
I paradossi imbattibili di Burocratilandia non finiscono mai. Entriamo allora nel reparto Fantascienza Pura. Prendiamo il caso delle persone senza dimora alle quali l’amministrazione comunale attribuisce un indirizzo fittizio (a Roma, via Modesta Valenti) per dar loro la possibilità di iscriversi all’anagrafe. Peccato, però, che banche e uffici postali applichino la strategia del muro della notte: se provi a presentare quell’indirizzo, ti rimbalzano.
Le amministrazioni non si parlano. Viaggiano su binari paralleli, lasciando chi vive in strada senza documenti, senza posta e senza diritti, ma rigorosamente con un telefono cellulare che si scarica ogni cinque minuti, che è vecchio e perciò non supporta le app e che è normalmente a rischio furto.
E per gli anziani che non sanno usare lo smartphone? Tranquilli, lo Stato ha pensato a tutto! Dal 2021 esiste la delega digitale. Non si tratta di uno spid-ombra (che fa molto agente segreto), ma della possibilità per i nonni di delegare ufficialmente i nipoti a usare i servizi online dell’Inps. Esiste anche lo spid per i minori, che però serve solo per la scuola e non permette ai giovani di salvare la vita previdenziale dei nonni. Insomma, se volete un aiuto, dovete comunque compilare un modulo cartaceo per dimostrare che volete diventare digitali.
Conclusione (o rassegnazione?)
In tutto questo, gli sportelli fisici chiudono perché tanto c’è l’app. Se provi a protestare con qualche medico di vecchia data, ti sentirai rispondere: nei miei 35 anni di carriera non ho mai visto disservizi.
A 63 anni suonati, dopo aver girato Roma come una trottola per una visita non invasiva, l’unica difesa rimasta al cittadino è il distacco. Un bel grazie e arrivederci, unito alla fiera rinuncia a curarsi, pur di salvare almeno la dignità di non farsi prendere in giro da un computer.
Buona fortuna a tutti, e che il codice otp sia con voi.
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