#Finsubito news dalla rete – Salvare la Francia. Nessuno crede alla cura Macron. Allarme contagio: si evoca la Bce


Per prestare denaro alla Francia per dieci anni oggi gli investitori chiedono un punto e mezzo di interesse in più rispetto a quanto chiedono alla Germania. Non è altro che lo spread tra i titoli di Stato francesi e tedeschi, tornato intorno ai 150 punti base. Non accadeva dal 2011, quando la crisi del debito greco si allargò al resto dell’eurozona e la Bce fu costretta a intervenire per sostenere l’euro. Allora si discuteva di come salvare la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. Quindici anni dopo si sta facendo strada la stessa domanda, tornando a discutere di un possibile intervento della Bce ma con un destinatario diverso. Parliamo della seconda economia dell’area euro, la Francia, il cui debito per anni è stato considerato un investimento relativamente sicuro perché il mercato dava per scontato che Parigi avrebbe superato le sue difficoltà politiche ed economiche. Una convinzione che, tuttavia, non sembra reggere più. Il decennale francese ha appena chiuso il peggior trimestre dalla nascita della moneta unica e economisti e analisti vedono nei titoli di Stato europei i primi segnali di un contagio. 

L’ultimo rialzo è arrivato a poche ore dall’approdo in Parlamento del documento che avrebbe dovuto fermarlo. Il governo di Sebastien Lecornu ha presentato una correzione da 54 miliardi per portare il deficit dal 5,4% al 5% del Pil, senza la quale, a detta del primo ministro, il disavanzo del 2027 si avvicinerebbe al 6,5%. Una spiegazione che non è riuscita a frenare i rendimenti. Basta però scomporre la manovra per comprendere la reazione dei mercati. Nel 2027 gli interessi sul debito costeranno alla Francia 91 miliardi e circa un quarto dei 43 miliardi di misure nuove servirà solo a coprire l’aumento di quella stessa voce. Si tratta in poche parole di risorse che vanno ai creditori senza ridurre di un euro il debito. Ma non c’è solo questo.

Il resto della finanziaria si regge su una crescita stimata all’1% per il prossimo anno, esattamente il doppio di quella attesa per quest’anno. Per l’Alto consiglio delle finanze pubbliche si tratta di una previsione “ottimistica” che conta su una forte ripresa degli investimenti privati, proprio mentre l’aumento dei tassi sul debito pubblico rischia di rendere più caro il credito a famiglie e imprese. Il governo assicura che il 60% della correzione arriverà da tagli alla spesa, ma la fondazione Ifrap ne ha documentati appena 26 miliardi. Il resto lo pagheranno i contribuenti, con la pressione fiscale che salirà dal 43,9% al 44,2% del Pil nonostante l’esecutivo avesse escluso nuove tasse. 

Al quadro non proprio roseo si aggiungono le promesse della campagna elettorale per le presidenziali di aprile, che pesano già sui rendimenti. Lo ha detto senza giri di parole Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario internazionale, in un messaggio pubblicato su X e rivolto a tutti i candidati. Le proposte “irresponsabili” delle ultime settimane, ha scritto, hanno fatto salire di 0,75 punti il differenziale tra gli Oat francesi e i Bund tedeschi. Un rialzo di quella misura, ha calcolato, significa dover trovare altri 20 miliardi di euro tra risparmi e nuove tasse solo per stabilizzare il debito in rapporto al Pil. “Il bilancio del governo è tutt’altro che perfetto”, ha aggiunto, “ma resta preferibile a quello che la Bce chiederebbe per aiutare la Francia a rispettare i propri impegni”, un’alternativa “molto più difficile” da percorrere. Blanchard non fa nomi, ma i timori degli investitori si concentrano sui due candidati in testa ai sondaggi, nessuno dei quali ha fatto del rigore dei conti una priorità. Marine Le Pen promette meno tasse sul carburante e un’età pensionabile che scenda fino a 60 anni, mentre Jean-Luc Melenchon propone che la Banque de France cancelli i titoli francesi che detiene, pari a un quarto dell’intero debito pubblico secondo il ministero dell’Economia.

Quel che è certo è che un eventuale intervento di Eurotower, nonché il prezzo politico che la Francia dovrebbe pagare in cambio, è esattamente lo scenario su cui analisti e investitori hanno già cominciato a ragionare. Per molti l’unica rassicurazione rimasta è la convinzione che la banca centrale europea consideri la Francia troppo grande per fallire. Nonostante questo, gli strumenti con cui la Bce potrebbe comprare titoli francesi e frenarne i rendimenti non si adattano così facilmente alla situazione in cui si trova Parigi. Il Tpi, ad esempio, pensato per contenere gli spread e creato nel 2022, consente acquisti senza limiti fissati in anticipo per le obbligazioni di uno Stato solo se l’aumento dei suoi costi di finanziamento è “ingiustificato e disordinato” e se il Paese ha conti sostenibili. Criteri che, secondo Reuters, la Francia al momento non soddisferebbe. L’alternativa è il programma Omt, nato nel 2012 durante la crisi del debito, che permette a Francoforte di comprare senza limiti i titoli di uno Stato, ma a una condizione. Il governo deve prima chidere aiuto al Mes, il meccanismo europeo di stabilità, e accettare in cambio un programma di aggiustamento dei conti con condizioni precise e alla cui definizione partecipa anche il Fondo monetario internazionale.

Insomma, lo stesso schema che negli anni della crisi dell’euro aveva legato i Paesi indebitati ai controlli della troika. Che si arrivi a questo però non è scontato. Per Nicolas Forest, responsabile degli investimenti di Candriam, società di gestione del Lussemburgo, una richiesta del genere al fondo salva-Stati sarebbe politicamente impossibile sia con Le Pen che con Melenchon presidente. E un intervento avrebbe comunque un costo per tutta l’area euro. L’Eurosistema ha già in bilancio un quarto del debito francese, mentre un altro quarto è in mano a investitori dell’eurozona. Il Mes può prestare al massimo 500 miliardi, mentre la Francia solo il prossimo anno dovrà collocare titoli per 340. Un peso che difficilmente i Paesi più rigorosi dell’area, su tutti la Germania, accetterebbero difficilmente di condividere.

Così, mentre si discute di quale rete di sicurezza potrebbe usare Parigi, il fondi d’investimento stanno levando le tende. Alcuni hanno già venduto tutti i titoli di Stato francesi che avevano, altri lo faranno visto che come confermato dagli analisti di Vanguard la domanda per il debito di un Paese sotto pressione “può sparire proprio nei momenti di crisi”.  Neppure le agenzie di rating vedono una via d’uscita rapida. Scope, che il mese scorso ha portato la Francia ad A+ come Fitch e S&P, prevede che la frammentazione politica resterà alta anche dopo le presidenziali. Intanto la tensione da oltralpe è già arrivata da noi, con lo spread che in Italia ha toccato i 127 punti base venerdì, il maggior aumento settimanale da marzo 2020, e l’aumento dei rendimenti dei Btp che continua a essere persistente.


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