#Finsubito news dalla rete – L’UE frena le ibride cinesi e riapre al termico


UE-Cina, accordo sulle auto ibride: che cosa cambia per l’Europa

Due giorni di intensi colloqui a Pechino, l’8 e il 9 ottobre, e il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič è ripartito con un risultato che fino alla vigilia sembrava fuori portata.

Secondo il “Financial Times”, la Cina aveva respinto la richiesta di contenere volontariamente le proprie esportazioni di auto ibride verso l’Unione.

Al termine della seconda sessione delle consultazioni UE-Cina su commercio e investimenti, condotta con il ministro del Commercio Wang Wentao, le due parti hanno invece firmato una dichiarazione congiunta che va in quella direzione.

Šefčovič ha parlato di un’intesa condivisa capace di ridurre di oltre la metà i flussi dalla Cina.

Che cosa prevede l’accordo

La trattativa riguarda sia le plug-in sia le ibride tradizionali e si sviluppa su quattro anni, durante i quali resterebbero fuori dal mercato europeo alcuni milioni di vetture.

Il taglio, stando a quanto riferito dalla testata specializzata “Borderlex”, si misura sui volumi che la Cina avrebbe esportato secondo le proiezioni e non sulle vendite attuali, dettaglio che ridimensiona parecchio l’immagine di un dimezzamento immediato.

Sul modo in cui la riduzione verrà applicata non esiste ancora nulla di scritto.

Il commissario ha rinviato gli aspetti tecnici a dopo il confronto con i governi, limitandosi a far capire che gli strumenti allo studio sono quelli di cui si discute da mesi.

Bloomberg ricorda che Bruxelles stava valutando misure di salvaguardia, con dazi applicati ai volumi oltre una certa soglia.

Šefčovič ha rivendicato soprattutto un precedente, perché per la prima volta Pechino accetta di moderare il proprio export senza che l’Europa abbia prima aperto un’indagine commerciale.

Come le ibride hanno aggirato i dazi

Il problema nasce nell’ottobre 2024, quando l’UE ha introdotto dazi compensativi sulle elettriche costruite in Cina, fino al 35,3% in aggiunta al 10% ordinario.

Le ibride sono rimaste fuori dal provvedimento e continuano a pagare soltanto la tariffa base; e i costruttori cinesi hanno riorientato l’offerta di conseguenza.

Secondo i dati citati dal Financial Times, le importazioni mensili di ibride cinesi nell’Unione sono passate da circa 3.800 unità nell’ottobre 2024 a circa 50.000 nel luglio 2026.

Reuters riporta che nei dodici mesi chiusi a settembre le importazioni europee di plug-in sono cresciute dell’86%, con prezzi in calo del 20%, e che oltre la metà di queste vetture arriva ormai dalla Cina.

Bloomberg aggiunge che ad agosto i marchi cinesi hanno sfiorato il 12% delle immatricolazioni continentali e che circa un quarto delle ibride vendute in Europa era di produzione cinese.

Le contropartite tra dazi e terre rare

La Cina si è impegnata a ridurre i dazi su una serie di prodotti europei, dalla componentistica auto all’olio d’oliva fino alle calzature, per un export che oggi vale quasi 4 miliardi di euro e un risparmio stimato in almeno 225 milioni.

Ha inoltre promesso di agevolare il rilascio delle licenze di esportazione per terre rare e magneti permanenti, materiali da cui l’industria europea dipende.

Quanto a ciò che Pechino ottiene in cambio, le due parti proseguiranno il confronto sugli impegni di prezzo legati all’indagine antisovvenzioni sulle elettriche, cioè sul dossier dei dazi del 2024.

Il ministero del Commercio cinese ha tenuto a precisare che il commercio di ibride dovrà restare conforme alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Sullo sfondo resta un disavanzo commerciale europeo verso la Cina superiore al miliardo di euro al giorno.

Šefčovič ha definito il risultato un primo passo e ha avvertito che, dove il dialogo non basterà, l’Unione userà i propri meccanismi di difesa.

I mercati hanno gradito, con l’indice europeo del settore auto salito di circa il 2% dopo l’annuncio.

Il patto tra Merz e Macron sul 2035

Mentre a Pechino si trattava sulle ibride altrui, a Berlino e Parigi si lavorava per dare più spazio alle proprie.

Secondo “Handelsblatt” e “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, ripresi da “Clean Energy Wire”, il cancelliere Friedrich Merz e il presidente Emmanuel Macron avrebbero trovato un accordo per allentare ancora le regole sulle emissioni delle auto nuove.

La richiesta è di portare l’obiettivo di riduzione della CO2 al 2035 dal 90% all’80% rispetto ai livelli del 2021, senza compensazioni aggiuntive. Nessuno dei due governi ha finora confermato ufficialmente.

Va chiarito un punto spesso dato per acquisito, ovvero che il 90% non è ancora legge ma la proposta presentata dalla Commissione nel dicembre 2025, tuttora in discussione tra gli Stati membri, mentre il regolamento approvato nel 2023 fissa il 100%.

La proposta consentirebbe di vendere plug-in, range extender e termiche anche dopo il 2035, a condizione di compensare le emissioni residue con acciaio a basse emissioni prodotto in Europa, e-fuel o biocarburanti.

L’intesa franco-tedesca toccherebbe anche la tappa del 2030, concedendo ai costruttori cinque anni invece di tre per raggiungere il taglio del 55% ed evitare così le sanzioni.

Lo scambio sul Buy European

Il cambio di posizione di Parigi ha un prezzo preciso. In cambio del sostegno francese sulle auto, la Germania appoggerebbe le regole “Buy European” volute dalla Francia, che privilegiano i prodotti fabbricati nell’UE nei sussidi e negli appalti pubblici e che Berlino aveva sempre giudicato troppo protezioniste.

Finora i due governi si erano bloccati a vicenda.

Il peso politico dell’operazione sta nei numeri del Consiglio.

La Francia faceva parte, insieme a Svezia, Spagna, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo, della minoranza di blocco contraria a diluire le regole oltre la proposta della Commissione.

Se Parigi cambia fronte, quella minoranza con ogni probabilità non regge più.

L’appuntamento del 15 ottobre

Le obiezioni non mancano. “Transport & Environment” calcola che già la proposta della Commissione farebbe scendere la quota di elettriche pure sulle vendite del 2035 a circa l’85% e aumenterebbe di circa il 10% le emissioni delle auto tra il 2025 e il 2050.

Un obiettivo all’80% allargherebbe ulteriormente il margine per i motori a combustione.

Chi contesta l’accordo sostiene che non salverà l’industria europea e che lascerà alla Cina altro tempo per consolidare il vantaggio sui veicoli elettrificati.

I due dossier arrivano sullo stesso tavolo. Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre esaminerà per la prima volta l’intesa di Pechino, e nella stessa occasione Merz e Macron dovrebbero presentare la loro proposta sul 2035.

Šefčovič e Wang si risentiranno entro gennaio, con una terza sessione di consultazioni prevista a marzo. Nel giro di una settimana, l’Europa chiede alla Cina di spedire meno ibride e si prepara a concedere ai propri costruttori più tempo per venderle.

DaziDazi[Le immagini di questo articolo sono state generate con IA]


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