#Finsubito news dalla rete – Condono edilizio, quanto tempo ci vuole? Il comune deve rispondere entro 24 mesi | Ingenio | Articoli



Aggiungi Ingenio alle tue fonti preferite
Direttamente su Google, senza notifiche o iscrizioni

Aggiungi Ingenio su Google

Il Comune deve concludere il procedimento di condono edilizio entro 24 mesi dalla presentazione della domanda, anche quando l’immobile ricade in area vincolata e la Soprintendenza ha espresso parere paesaggistico favorevole. Lo chiarisce il TAR Catania in una recente sentenza, dove si richiama l’art. 35, comma 18, della legge 47/1985, applicabile anche al Terzo condono. Scaduto il termine, il privato può agire contro il silenzio-inadempimento ai sensi dell’art. 31 c.p.a. Il ricorso va proposto, di regola, entro un anno dalla scadenza, mentre il giudice può ordinare all’ente di provvedere.


Condono e sanatoria: occhio alle differenze

Le tempistiche del condono edilizio sono diverse da quelle della sanatoria classica (o semplificata) prevista negli accertamenti di conformità.

Infatti, condono e sanatoria sono termini che si sovrappongono e che spesso si possono confondere, ma a livello normativo si riferiscono a procedure – con requisiti – molto diversi tra loro.

I condoni si distinguono per l’eccezionalità dell’evento, tanto che si tratta di regolarizzare abusi sostanziali commessi in una determinata forchetta temporale (entro una certa data).

La sanatoria classica ex art.36 o 36-bis del dpr 380/2001 è invece una norma cristallizzata che si basa sull’accertamento di conformità e sugli abusi ‘formali’: serve, quindi, la doppia conformità sincrona o asincrona per ottenere la regolarizzazione.

Condono in zona vincolata: quanto tempo per la risposta del comune?

La domanda che ci poniamo oggi, analizzando la sentenza 2656/2026 del Tar Catania, è: entro quanto tempo deve rispondere il comune, dopo che la Soprintendenza ha fornito parere favorevole per un condono in zona vincolata?

Bene (ma non benissimo): i giudici siciliani precisano che di fronte al parere (favorevole) della Soprintendenza il Comune, entro 24 mesi dalla presentazione della domanda, deve concludere il procedimento.

Il caso: l’istanza di condono e le richieste del comune

Si dibatte sull’istanza di condono presentata dal proprietario di un appartamento, realizzato in parziale difformità rispetto al titolo edilizio originario mediante opere consistenti, tra l’altro, nella modifica della copertura, nella realizzazione di balconi ed abbaini e nella diversa distribuzione interna degli spazi.

Al fine di ottenere la regolarizzazione urbanistico-edilizia delle predette opere, il privato aveva presentato domanda di condono edilizio ai sensi dell’art. 32 del DL 269/2003 (Terzo condono), convertito nella legge n. 326/2003, e, nel corso dell’istruttoria di tale domanda, il Comune e la competente Soprintendenza avrebbero fatto richiesta di alcune integrazioni documentali che sarebbero state da lui ritualmente prodotte, tanto che la Soprintendenza avrebbe espresso
parere favorevole di compatibilità paesaggistica.

Il silenzio del comune

Il ricorrente lamenta che il Comune intimato non avrebbe adottato, neanche a seguito del sollecito via pec inviato in data 24 febbraio 2026, il provvedimento conclusivo del procedimento in relazione all’istanza di condono, fatta oggetto di regolarizzazione documentale nel corso del procedimento e corredata, oltre che dell’attestazione del pagamento delle relative oblazioni, chiedendo, pertanto, l’accertamento del silenzio inadempimento e la condanna del Comune ad adottare un provvedimento sull’istanza presentata.

Condono edilizio: il termine di legge per il perfezionamento della pratica

In relazione alla normativa che disciplina la materia, evidenzia il TAR, il termine per la conclusione del procedimento di condono edilizio, in base all’art. 35, comma 18, della l. 47 del 1985 (norma applicabile anche al condono ex l. 326/2003, di conversione del D.L. 269/2003, in virtù del richiamo contenuto nell’art. 32, comma 25 di quest’ultima legge) è di ventiquattro mesi dalla presentazione della domanda.

Entro quanto si può proporre il ricorso contro il silenzio-inadempimento della PA?

Anche secondo la giurisprudenza, decorso tale termine, “eccettuati i casi in cui ricorrano i restanti presupposti, aggiuntivi rispetto al mero decorso del tempo, previsti dalla norma per la formazione del silenzio-assenso, si manifesta la situazione patologica di inerzia della pubblica amministrazione contro cui è esperibile il rimedio dell’azione avverso il silenzio-inadempimento” ai sensi dell’art. 31 c.p.a. (così TAR Sicilia, Palermo, sentenza n. 114/2023).

A questo proposito, va messo in rilievo che l’art. 31, secondo comma, stabilisce che l’azione avverso il silenzio può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento.

Ma c’è di più: come ritenuto anche dal Consiglio di Stato, “il predetto termine di un anno per la proposizione del ricorso avverso il silenzio della P.A. non costituisce un vero e proprio termine di decadenza ex artt. 2964 e ss. c.c., ma una mera presunzione legale assoluta, riguardante la persistenza dell’interesse ad agire in giudizio per il rilascio del provvedimento richiesto, nonostante il decorso di un ampio lasso di tempo dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento”.

Per tale ragione, “mentre nelle ipotesi di decadenza, l’inerzia del titolare della situazione giuridica soggettiva è sanzionata dalla legge con la perdita della situazione stessa, nel caso del silenzio rifiuto l’inerzia dell’interessato non gli preclude, per espressa previsione legislativa, riprodotta dall’ultimo periodo dell’art. 31, co. 2, c.p.a., la possibilità di proporre nuovamente l’istanza, ove ne ricorrano i presupposti” (Cons. St., sez. V, n. 4027/2014).

Dulcis in fundo: il comune dovrà esprimersi entro 90 giorni

Il TAR ordina quindi al comune di “definire il procedimento entro novanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente decisione, ovvero dalla sua notifica su istanza di parte se anteriore“.

Inoltre “Per l’ipotesi di ulteriore inadempienza viene nominato sin da ora quale commissario ad acta, che provvederà in sostituzione nell’ulteriore termine di giorni novanta, il Dirigente generale del Dipartimento dell’Urbanistica dell’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente, con facoltà di delega ad altro funzionario del medesimo Dipartimento in possesso delle necessarie competenze“.


FAQ TECNICHE: Quanto tempo per la risposta del comune sulla pratica di condono? | Ingenio

Entro quanto tempo il Comune deve concludere una pratica di condono edilizio?
Il termine è di 24 mesi dalla presentazione della domanda, secondo l’art. 35, comma 18, della legge 47/1985, applicabile anche al Terzo condono previsto dal DL 269/2003. Entro questo periodo l’amministrazione deve adottare il provvedimento conclusivo.

Il parere favorevole della Soprintendenza obbliga il Comune a rilasciare il condono?
No. Il parere favorevole di compatibilità paesaggistica non equivale al rilascio del titolo in sanatoria. Il Comune deve comunque concludere l’istruttoria e verificare gli altri requisiti previsti dalla disciplina del condono prima di decidere sulla domanda.

Cosa può fare il proprietario se il Comune non risponde entro 24 mesi?
Se il procedimento rimane senza conclusione e non ricorrono i presupposti per la formazione del silenzio-assenso, il proprietario può presentare ricorso al TAR contro il silenzio-inadempimento. L’azione serve a ottenere una pronuncia che imponga all’amministrazione di provvedere.

Entro quanto tempo si può presentare ricorso contro il silenzio del Comune?
Ai sensi dell’art. 31, comma 2, del Codice del processo amministrativo, il ricorso può essere proposto finché perdura l’inadempimento e, comunque, entro un anno dalla scadenza del termine per concludere il procedimento. Il decorso dell’anno non impedisce, in presenza dei presupposti, di ripresentare l’istanza.

Che cosa succede se il Comune non rispetta l’ordine del TAR?
Nella sentenza n. 2656/2026, il TAR Catania ha assegnato al Comune 90 giorni per definire la pratica. In caso di ulteriore inerzia, è previsto l’intervento di un commissario ad acta, incaricato di provvedere in sostituzione dell’amministrazione entro un ulteriore termine di 90 giorni.


LA SENTENZA E’ SCARICABILE IN ALLEGATO


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม