#Finsubito news dalla rete – Morte Andrea Costantini, la famiglia si oppone all’archiviazione


La Procura di Larino ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Andrea Costantini, il macellaio di 38 anni trovato senza vita il 15 settembre 2025 nella cella frigorifera dell’Eurospin di via Corsica, a Termoli. La richiesta, formulata dalla pubblico ministero Marianna Meo, è stata notificata alle parti questa mattina, 14 ottobre, a tredici mesi dalla tragedia. Ma il caso sembra tutt’altro che chiuso: entrambe le difese hanno annunciato opposizione, sostenendo che restino aspetti essenziali ancora da chiarire.

Da una parte ci sono i genitori Gennaro e Lidia Costantini e la sorella Gloria, assistiti dall’avvocato Piero Lorusso. Dall’altra Angela Dileva, compagna di Andrea e madre di suo figlio minorenne, assistita dall’avvocata Paola Cecchi. Le strategie difensive non coincidono, ma entrambe le parti ritengono prematura la chiusura delle indagini.







I fatti: il 15 settembre 2025 Andrea Costantini, 38 anni, originario di Penne, venne trovato senza vita nella cella frigorifera del reparto macelleria dell’Eurospin di via Corsica, a Termoli, dove lavorava. Il corpo presentava ferite da arma da taglio al torace e la morte fu inizialmente ricondotta a un suicidio. I dubbi sollevati dai genitori portarono a nuovi accertamenti e, quattro mesi dopo, alla riesumazione della salma e all’autopsia del gennaio 2026. La perizia, depositata a maggio, ha ritenuto il quadro compatibile con un gesto volontario, senza però dissipare le contestazioni della famiglia. A tredici mesi dalla morte, la Procura ha chiesto l’archiviazione, alla quale entrambe le difese hanno annunciato opposizione.




Caso Andrea Costantini


Il procedimento, secondo quanto precisato da Lorusso, è iscritto contro ignoti per istigazione al suicidio, omicidio volontario e omicidio colposo, rispettivamente previsti dagli articoli 580, 575 e 589 del Codice penale. La richiesta di archiviazione non equivale tuttavia a un provvedimento definitivo: dalla notifica decorrono trenta giorni per presentare opposizione, indicando gli ulteriori accertamenti richiesti. Sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere.

La posizione più dura è quella della famiglia Costantini, che non ha mai accettato l’ipotesi del suicidio e considera la richiesta della Procura un passaggio incomprensibile. Lorusso parla di “totale dissenso” e annuncia che utilizzerà il termine previsto dalla legge per contestare la ricostruzione di una “dinamica anticonservativa”, espressione utilizzata nella perizia medico-legale per indicare la compatibilità delle lesioni con un gesto volontario autolesivo.

L’autopsia, eseguita nel gennaio scorso dopo la riesumazione della salma e depositata a maggio dal professor Cristian D’Ovidio, ha individuato la causa della morte in uno shock emorragico provocato da una ferita penetrante al torace, che ha interessato il tronco comune dell’arteria polmonare. La relazione ha ritenuto il quadro compatibile con una dinamica volontaria, ma non ha eliminato i dubbi della famiglia.

Per Lorusso, il primo elemento da approfondire è la posizione del coltello. Secondo il legale, l’arma sarebbe stata trovata a circa due metri dal corpo, dietro alcune cassette. La difesa sostiene che Andrea, dopo aver riportato una lesione mortale, non avrebbe potuto allontanare e nascondere il coltello prima di perdere la vita. È una valutazione che la famiglia chiede di sottoporre a una ricostruzione tecnica della dinamica.




Piero Lorusso


Un secondo punto riguarda la mano destra della vittima, che nelle fotografie apparirebbe aperta e rilassata. Lorusso interpreta questa circostanza come incompatibile con l’impugnatura dell’arma al momento del decesso, richiamando il fenomeno dello spasmo cadaverico. Anche in questo caso si tratta di una lettura medico-legale sostenuta dalla difesa, non di una conclusione accertata.

Il legale torna poi sui segni visibili nella regione del collo, documentati dalle fotografie scattate dal padre di Andrea dopo la morte. Secondo la famiglia potrebbero essere riconducibili a uno strangolamento o a una colluttazione. Lorusso richiama inoltre la presenza di più ferite al torace, ritenendole indicative di un’aggressione. Sono elementi sui quali la difesa continua a contestare la compatibilità con il suicidio, mentre la perizia autoptica, eseguita quattro mesi dopo il decesso su un corpo interessato da avanzati fenomeni trasformativi, non ha consentito di valutare compiutamente eventuali lesioni da difesa.

C’è infine la questione del biglietto d’addio. Lorusso segnala una presunta incongruenza tra alcune testimonianze, secondo le quali il foglio sarebbe stato trovato piegato nella tasca dei pantaloni, e le immagini della scena, nelle quali apparirebbe disteso accanto a un computer. La famiglia chiede che venga chiarita l’origine di questa differenza e che siano effettuati ulteriori accertamenti sugli oggetti presenti nel luogo del ritrovamento.

Per sostenere la propria opposizione, Lorusso indica una serie di esami che considera indispensabili: analisi del DNA sugli indumenti e sul coltello, una perizia cinetica, lo studio della distribuzione delle tracce di sangue e accertamenti informatici sui dispositivi elettronici pertinenti, compresi i dati relativi alle connessioni. Secondo la difesa dei genitori, chiudere il procedimento senza aver completato questi approfondimenti significherebbe lasciare irrisolti aspetti centrali della ricostruzione.

Il legale richiama anche l’esposto presentato ad agosto sulle condizioni di sicurezza nel supermercato. La famiglia chiede di verificare se Andrea lavorasse in isolamento, quali dispositivi di protezione dovesse indossare e quali sistemi di controllo e di emergenza fossero previsti nella cella frigorifera. Si tratta di presunte violazioni denunciate dai familiari, sulle quali non risultano al momento accertamenti conclusivi resi pubblici.

Nella nota compare inoltre un riferimento a un episodio successivo alla morte: l’incendio del 28 agosto scorso che, secondo Lorusso, avrebbe distrutto i terreni agricoli acquistati da Andrea in contrada Ponticelli. Il legale lo considera un fatto che suscita ulteriori interrogativi. Non sono però indicati elementi che consentano di stabilire un collegamento tra l’incendio e il decesso, né è possibile attribuirgli un significato investigativo sulla base del solo comunicato.

Anche Paola Cecchi annuncia opposizione, pur con un’impostazione differente. La legale di Angela Dileva e del figlio minorenne esprime “profondo disappunto” per la richiesta di archiviazione, che dichiara di non condividere.

“Dopo oltre un anno dalla tragica morte di Andrea, ritengo che vi siano ancora aspetti della vicenda che meritano di essere approfonditi”, afferma Cecchi, ricordando che la sua difesa ha svolto investigazioni autonome, acquisito documentazione e disposto accertamenti tecnici, tra cui l’analisi informatica forense del cellulare di Andrea.

La legale ritiene che le conclusioni medico-legali debbano essere valutate insieme alle risultanze informatiche e agli altri elementi raccolti. Non intende però anticipare pubblicamente il contenuto delle acquisizioni né le argomentazioni che presenterà al giudice.

“Non chiediamo che venga accolta una tesi a ogni costo. Chiediamo che nessun interrogativo rilevante resti privo dei necessari approfondimenti”, sottolinea, precisando che l’opposizione non costituisce una contestazione personale all’operato della Procura, ma l’esercizio di una facoltà prevista dalla legge.

A tredici mesi dalla morte di Andrea Costantini, dunque, la richiesta di archiviazione apre una nuova fase giudiziaria. La Procura ritiene di poter chiedere la chiusura del procedimento, mentre entrambe le difese sostengono che le indagini non abbiano ancora esaurito tutti gli approfondimenti necessari.

Restano da conoscere nel dettaglio le motivazioni della richiesta formulata dalla pubblico ministero Marianna Meo e le valutazioni compiute sugli elementi raccolti durante l’inchiesta. Le opposizioni annunciate dovranno ora essere formalizzate nei termini previsti e sottoposte al giudice.

L’ultima parola, almeno in questa fase, spetterà al GIP, chiamato a valutare se archiviare il procedimento o disporre ulteriori indagini sulla morte del macellaio di Termoli.


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