Oggi 14 ottobre in mattinata una coppia di Montecchio Maggiore che risiede in un condominio di via Brigata stella avrebbe dovuto lasciare l’appartamento che occupa da anni. I due inquilini, in ritardo con la pigione «da febbraio» avevano fatto sapere al Comune «di non essere in grado pagare per varie ragioni a partire dalla malattia della donna». Stamani però, dopo l’annuncio di un presidio sotto casa dei due coniugi da parte del Sunia, la sigla che in seno alla Cgil tutela gli inquilini, l’ufficiale giudiziario, ha preferito «rinviare al 18 novembre lo sfratto coatto» dei due che si lamentano «perché non sanno dove andare e perché non hanno ottenuto né un alloggio di emergenza dal Comune né un alloggio popolare a prezzo calmierato». Il primo cittadino Silvio Parise, dal canto suo, fa sapere che gli uffici ha compiuto tutti i passi necessari per tutelare quella famiglia che, a detta dell’amministrazione avrebbe comunque un reddito per permettersi una sistemazione alternativa.
DI PRIMO MATTINO
Stamani «l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Vicenza» fa sapere la 60enne Maria Punzo «si è presentato attorno alle 7,30 ben prima dell’orario atteso. Ci ha informati che lo sfratto esecutivo è stato rinviato a metà del mese prossimo ma io e mio marito stiamo vivendo le pene dell’inferno perché quella data è dietro l’angolo e noi non sappiamo dove andare. Io ho cominciato a lavorare a 14 anni. Per campare ho fatto le pulizie all’ospedale poi una decina di anni fa le mie condizioni di salute sono peggiorate in modo drammatico». Di fronte ai cronisti e telecamere presenti nella sua abitazione la donna spiega «di essere paziente oncologica», di necessitare di cure costanti e costose «anche per medicare le ferite sulla schiena». Spiega di non essere nelle condizioni di poter lavorare e come siano necessarie per lei «visite più o meno settimanali» allo Iov di Padova ossia l’Istituto oncologico veneto, punto di riferimento specialistico per tutta la Regione.
L’OMBRA DEI DEBITI
Il marito Raffaele Farinelli, di origine campana come la moglie, aggiunge il resto della storia. «Io alcuni anni fa ho perso il lavoro, «anche se oggi una occupazione grazie al cielo ce l’ho. Però per debiti contratti in passato, a partire dal caro vita e dalle spese per i farmaci, un terzo della busta paga è sotto pignoramento. Mia moglie beneficia di un sostegno statale mensile di circa 350 euro, ma tra debiti pregressi, aumento delle spese, caro energia, non abbiamo avuto la possibilità di pagare l’affitto». Lo stipendio del sessantacinquenne che lavora come «spazzino, stradino o operatore ecologico se preferite» è pari «a 1500 euro al mese»: del quale «un terzo è per l’appunto pignorato».
Per questo motivo «per sopravvivere ci rimangono mille euro al mese più i trecentocinquanta di sussidio, ai quali vanno però tolti i cinquecento di affitto. Ne rimangono – spiegano ancora i due – sì e no ottocento a cui vanno sottratte le spese non coperte per le cure, gli spostamenti a Padova, la benzina per spostarsi quando serve». Poi «spiega ancora il marito «bisogna comprarsi da mangiare, c’è il riscaldamento, l’acqua, la corrente che oggi costano un occhio della testa. E dobbiamo ripagare ciò che ci è stato prestato anche dagli amici. Siamo in grossa difficoltà». I due non hanno problemi a dire la loro. «Non chiediamo la luna: una cucina, un bagno e una stanza da letto».
Ad ogni buon conto «il padrone di casa» avanza parecchie mensilità. «A noi piange il cuore: purtroppo è da febbraio che non paghiamo. Ed è da quando non abbiamo avuto più le risorse per corrispondere la pigione al proprietario dell’appartamento che abbiamo deciso di chiedere l’intervento del Comune: più nello specifico – rimarcano i due – un alloggio di emergenza in attesa di scalare la graduatoria» degli aventi diritto ad un alloggio a fitto agevolato da parte dell’Ater, l’agenzia della Regione veneto per l’edilizia popolare. I due però giudicano poco incisiva l’azione del Comune che a loro giudizio avrebbe potuto fare ben di più anche perché «gli uffici di via Roma erano stati direttamente informati da noi più o meno da un anno».
PARLA IL SINDACO
Ed è su questo versante però che si registra la presa di posizione del sindaco Parise. «La nostra amministrazione ha compiuto tutti i passi necessari. Abbiamo ascoltato la coppia. Abbiamo fornito puntualmente il sostegno economico per aiutare i due col pagamento di una parte delle bollette, fermo restando che ci sono diversi insoluti con la nostra stessa amministrazione. Tuttavia con i parametri economici di quella coppia un alloggio di emergenza» non rientra nei servizi che il Comune di Montecchio Maggiore può erogare a stretto giro.
«Peraltro – aggiunge il primo cittadino – io non mi sono tirato indietro nemmeno quando in piazza sono stato raggiunto dai due coniugi che hanno espresso il loro disagio in modo più che colorito». Poi c’è la bordata di Parise (in foto sopra) al Sunia. «Dovrà assumersi la responsabilità per ciò che ha fatto perché il Comune di Montecchio ha agito correttamente senza lasciare alcunché di intentato. Ci siamo spesi per quella coppia come ci spendiamo per tutti coloro che si rivolgono ai nostri sportelli. Ci sono però delle regole uguali per tutti, dei parametri da rispettare».
LA CONTROREPLICA
Il sindacato degli inquilini, con il segretario per il Vicentino Francesco Brasco, che stamani era in strada, replica a stretto giro. «La situazione non è affatto rosea visto che i signori Farinelli sono tra i primi in graduatoria per un alloggio Ater, per la precisione al sesto posto. Questo significa che gli enti pubblici nel comprensorio di Montecchio Maggiore non sono in grado di coprire sei alloggi per sei famiglie: sei step necessari per giungere al caso dei due nostri assistiti. Non so se sia chiaro: stiamo parlando di soli sei alloggi per giungere, per così dire, al turno della coppia di residenti di via Stella. Oltretutto vorrei capire che cosa hanno fatto i servizi sociali nel frattempo. Vogliamo capire se e come è stato valutato lo stato di salute della signora Punzo e se siano state riscontrate altre problematiche. Fatte le debite proporzioni ora anche il Vicentino ha il suo caso Maricarmen». E ancora, «stringi stringi – spiega Brasco – ci stiamo occupando della vicenda di una donna di sessant’anni, malata di tumore, che rischia, assieme al marito, di perdere l’alloggio».
LO SCENARIO
E quello «che è successo in Spagna – attacca ancora il Sunia – non crediate che non stia succedendo in Italia dove la situazione abitativa è esplosiva e dove gli investimenti in edilizia pubblica da decenni sono ridicoli». Oggi a Montecchio non sono mancati i vertici della Cgil del territorio a partire dal segretario per il Vicentino Giancarlo Puggioni, che con altri militanti della stessa sigla sindacale hanno espresso la loro vicinanza alla famiglia Farinelli. Il sit-in sindacale, composto da una quindicina di persone, si è svolto in maniera tranquilla mentre, con discrezione, il personale di polizia, carabinieri e polizia locale, seguiva l’evento.
A fine giugno l’emergenza abitativa era stata al centro di una serie di azioni da parte di alcune sigle sindacali. In Spagna lo sfratto patito dalla 87enne madrilena Maricarmen Abascal ha portato centinaia di migliaia di manifestanti in piazza, soprattutto quando dopo lo stesso sfratto l’anziana è morta, divenendo il sintomo di una protesta sociale contro i grandi proprietari immobiliari che sta scuotendo mezza Europa.
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