#Finsubito news dalla rete – Valle d’Aosta, i risultati della prevenzione del suicidio


Il convegno arriva in un autunno in cui di suicidio, in Valle d’Aosta, si è tornati a parlare in luoghi lontani fra loro, dall’aula del Consiglio Valle alle sale dove le associazioni dei familiari hanno scelto di affrontare l’argomento a voce alta.

Se senti di non farcela, o hai paura per una persona a cui vuoi bene, puoi parlarne subito con Telefono Amico Italia allo 02 2327 2327, attivo 24 ore su 24 dal 1° settembre 2026, oppure scrivere su WhatsApp al 324 011 7252; se c’è un pericolo immediato il numero da chiamare è il 112.

Sommario dei contenuti

Una giornata intera in sala Viglino

La sala intitolata a Maria Ida Viglino è quella del Palazzo regionale di piazza Deffeyes. L’invito è partito dall’Assessorato regionale della Sanità, Salute e Politiche sociali; la regia è del Tavolo, che chiama a intervenire chi rappresenta istituzioni ed enti del territorio insieme ai professionisti del settore. Il programma, anticipato dall’ANSA il 17 ottobre, tocca la prevenzione e il ruolo della formazione, poi la collaborazione fra servizi e comunità con uno sguardo agli anni a venire; dei relatori, negli annunci diffusi finora, non si conoscono ancora i nomi.

Il titolo scelto contiene già una tesi: la prossimità, nel lessico dei servizi, vuol dire cercare le persone là dove vivono e lavorano, fuori dagli ambulatori; le reti comunitarie sono quelle dei volontari, delle scuole, degli oratori e dei Comuni, di chi insomma incrocia un ragazzo o un adulto in difficoltà molto prima che arrivi da uno psichiatra.

C’è poi una coincidenza che rimanda dritto alle carte della Regione: fra le azioni previste per il 2026 e il 2027 compare un evento di restituzione dei risultati coordinato dal Tavolo; la giornata di giovedì ne ha tutte le caratteristiche ed è logico dedurre che sia proprio quel momento di bilancio.

I conteggi diffusi a settembre

Il 9 settembre, alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, l’Assessorato e l’Azienda USL hanno diffuso le cifre più recenti: dal 1° gennaio al 31 agosto 2026 in Valle d’Aosta sono morte per suicidio 14 persone, 9 uomini e 5 donne; sette erano seguite dalla Psichiatria o dal SerD. Sette casi su quattordici cadono fra giugno e agosto, un addensamento che la stessa Azienda chiede di guardare con prudenza perché in una popolazione piccola bastano poche unità a muovere molto le percentuali.

Negli anni precedenti i casi erano stati 22 nel 2023 e 15 nel 2025; il Dipartimento di salute mentale, che ha esaminato l’andamento epidemiologico recente, esclude una crescita costante. Messe in fila, quelle cifre lasciano affiorare un filo che attraversa gli anni… nel 2023 i servizi non conoscevano 14 delle 22 persone morte, quasi due su tre, nel 2025 nove su quindici, cioè tre su cinque.

Anna Maria Beoni, che dirige la Psichiatria e il Dipartimento di salute mentale, collega questa distanza dai servizi anche al fatto che molte di queste persone non avevano una malattia psichiatrica; per questo, nel suo ragionamento, la collaborazione con i medici di famiglia, i servizi sociali, le scuole e le famiglie fa parte a pieno titolo della prevenzione.

Il primo colloquio è con un infermiere

Dal 27 maggio 2024 chi ha bisogno di una visita psichiatrica urgente non va più all’ex maternità: si presenta al Centro di salute mentale, dove la prima persona che incontra è un infermiere. In quel colloquio di triage si decide come proseguire, che sia lo psichiatra chiamato subito, una visita fissata a breve oppure un invio al medico di famiglia, alla psicologia, al SerD o al servizio sociale; quando la situazione è urgente l’infermiere resta accanto alla persona fino all’arrivo del medico.

Nei primi otto mesi del 2026 gli accessi al triage sono stati 383; per chi teme di uscire da quella porta a mani vuote, però, la cifra più eloquente riguarda i mesi fra marzo e agosto: su 275 accessi di cui si conosce l’esito, 212, il 77,1 per cento, hanno dato avvio a un percorso di assistenza. Fra chi non era mai stato seguito dal Centro la quota sale all’84,9 per cento, 90 persone su 106; nella fascia fra i 26 e i 45 anni tocca il 94,4%.

Colloqui con le famiglie e chiamate dopo le dimissioni

La rete che segue le persone a rischio è cresciuta per tappe. Nel maggio 2025 la Giunta ha rinnovato l’organizzazione del Dipartimento di salute mentale, che risaliva al 2002: Psichiatria e Servizio per le dipendenze sono diventate due Strutture complesse distinte; il reparto ospedaliero e il Centro di salute mentale hanno avuto ciascuno una propria struttura. Il 2 dicembre dello stesso anno l’assessore Carlo Marzi, replicando in Consiglio Valle a un’interpellanza, ha elencato i servizi nati per la prevenzione del suicidio: un ambulatorio dedicato e uno per i familiari dei pazienti a rischio, la dimissione protetta, il monitoraggio telefonico quotidiano, un’équipe dipartimentale.

Fra gennaio e agosto 2026 gli Ambulatori prevenzione suicidi hanno svolto 336 prestazioni, contro le 246 dell’intero 2025: facendo il conto mese per mese sono circa 42 contro poco più di 20, un ritmo più che raddoppiato; quasi due prestazioni su tre, 213, sono colloqui con i familiari, le altre 123 incontri con i pazienti.

Poi c’è il telefono… in otto mesi le chiamate sono state 860, più di cento al mese; il nuovo sistema di monitoraggio, intanto, ha seguito 56 pazienti: 14 inviati dal reparto ospedaliero di Psichiatria per la prevenzione del suicidio, 8 dallo stesso reparto per il monitoraggio telefonico, uno su segnalazione dello psichiatra e 33 arrivati di propria iniziativa, più della metà. Dopo una dimissione il protocollo prevede che gli infermieri del Centro di salute mentale chiamino a orari programmati, passino a casa, controllino che la terapia venga seguita e facciano scattare un intervento rapido se compaiono segnali di rischio; ogni settimana un’équipe dedicata discute i casi più difficili per uniformare le procedure fra il reparto e i servizi del territorio.

Fuori dagli ambulatori

Dal 2024 il Dipartimento lavora con i Punti unici di accesso, gli sportelli regionali gratuiti che accolgono chi cerca assistenza sociale o socio-sanitaria: quando un assistente sociale si accorge di un disagio psichico, o di un’urgenza clinica, può mandare la persona al triage del Centro di salute mentale. Da gennaio ad agosto le segnalazioni partite dagli sportelli verso il servizio sociale della Psichiatria sono state 12.

Molto si muove lontano dalle strutture sanitarie: nelle scuole si cerca di intercettare presto il malessere degli adolescenti, anche con incontri dedicati all’ansia; la formazione sul rischio suicidario ha coinvolto docenti e operatori sanitari, sopravvissuti, forze dell’ordine e le «sentinelle», persone che si sono rese disponibili ad addestrarsi per cogliere i segnali precoci; con altre Regioni e Province autonome sono nate anche collaborazioni che spingono il progetto oltre i confini valdostani. Della scuola come primo luogo in cui accorgersi del disagio abbiamo scritto anche da Perugia, raccontando una serata di musica a sostegno del benessere psicologico nelle scuole.

Da dove nasce: la delibera del maggio 2022

Per ritrovare l’inizio bisogna tornare a lunedì 9 maggio 2022, quando la Giunta approvò la delibera n. 522, nata su iniziativa dell’Assessorato della Sanità di concerto con quelli delle Opere pubbliche e dell’Istruzione. Il testo voleva mettere ordine nelle attività già avviate e aprirne di nuove contro quelli che il linguaggio sanitario chiama atti anticonservativi, fissando nove direttrici: una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione e la formazione di chi interviene per primo, l’impegno ad accorciare la strada che porta all’aiuto e alle terapie, la nascita delle sentinelle; seguivano le azioni per i più giovani, il sostegno ai superstiti, cioè a chi ha perso una persona cara per suicidio, la limitazione dell’accesso ai mezzi e l’invito ai media ad adottare linee guida per una comunicazione responsabile. Guardando quell’elenco ne deduciamo che alle Opere pubbliche spettassero gli interventi sui luoghi e all’Istruzione le attività con le scuole.

Sette mesi più tardi il progetto è entrato in una legge: l’articolo 19 della legge regionale 21 dicembre 2022, n. 32, la legge di stabilità 2023-2025, impegna la Regione a sostenere la prevenzione del suicidio seguendo il Piano per la salute mentale 2013-2030 dell’Organizzazione mondiale della sanità e a organizzare corsi di formazione da cui ricavare protocolli condivisi dai referenti di tutti gli ambiti coinvolti, con 100.000 euro stanziati per il 2023.

Con la delibera n. 913 del 21 agosto 2023 è arrivata la convenzione con l’Università della Valle d’Aosta: diciotto mesi di ricerca-azione, fino a 60.000 euro di rimborso, per prevenire il disagio psicologico e il rischio suicidario di adolescenti e giovani adulti con incontri di gruppo rivolti ai ragazzi e agli adulti che li accompagnano, nelle famiglie come a scuola, nelle società sportive come negli oratori, seguiti da uno studio quantitativo e qualitativo degli effetti.

Al Tavolo, dai soccorritori alla Diocesi

Il Tavolo è coordinato dall’Assessorato della Sanità e mette nella stessa stanza mondi che si incrociano di rado: nella composizione resa nota a settembre, nella sostanza la stessa del 2022, accanto agli Assessorati regionali e all’Azienda USL siedono i volontari del soccorso Grand-Paradis con la loro sezione di familiari superstiti, Il Mandorlo fiorito; ci sono l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e la Polizia penitenziaria, il Corpo valdostano dei Vigili del fuoco e il Corpo forestale, la Diocesi di Aosta, l’Università della Valle d’Aosta e gli organi di informazione, mentre il Celva dà voce ai Comuni e la Chambre Valdôtaine alle imprese.

Forze dell’ordine e soccorritori sono spesso i primi ad arrivare quando una persona è in crisi, o quando una famiglia resta sola dopo una perdita. Quanto al metodo, Marzi ha spiegato in aula, nella seduta di dicembre, che il Tavolo si riunisce una o due volte l’anno per fissare gli indirizzi, affidandone l’attuazione ai singoli soggetti nei mesi che separano una riunione dalla successiva.

Dal maggio 2025 esiste anche un organismo dal nome molto simile, il Tavolo interistituzionale per la salute mentale, previsto dalla riorganizzazione del Dipartimento e incaricato di scrivere il Piano d’azione regionale 2026-2028; quello che parla giovedì è il tavolo dedicato al suicidio, attivo dal 2022.

Che cosa prevede il piano per il 2026 e il 2027

Il 24 luglio 2026 la Giunta ha approvato gli interventi del biennio, con una spesa di 195.000 euro: li ha elaborati il Tavolo e li realizzeranno l’Azienda USL e l’Università della Valle d’Aosta insieme alla Sovraintendenza agli Studi. Il pacchetto è stato presentato il 4 agosto a Cogne, il giorno in cui si inaugurava una mostra fotografica legata al progetto.

La novità che allarga di più il campo riguarda i genitori: con l’Università è prevista una ricerca-azione rivolta a padri e madri di adolescenti, da svolgere nei luoghi di lavoro con il coinvolgimento dei datori; un genitore che lavora passa gran parte della giornata in ufficio o in fabbrica, spesso lontano dai circuiti della scuola, così il piano prova a raggiungerlo là.

Completano il pacchetto un’indagine sul fenomeno in Valle d’Aosta accompagnata da nuova formazione, la stesura di protocolli condivisi dai referenti dei diversi ambiti, un Forum giovani nel 2027 costruito con la Sovraintendenza e con la struttura regionale che segue il Fondo sociale europeo e le politiche giovanili, oltre a un logo che dia al Tavolo un volto riconoscibile. Quei protocolli erano già il traguardo dei corsi previsti dalla legge del 2022; se il piano ne prevede ancora la stesura, ne ricaviamo che quel capitolo non è ancora chiuso.

Che cosa raccontano gli adolescenti valdostani

Il 13 ottobre, nella prima edizione della Settimana psicologica organizzata dal corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche dell’Università della Valle d’Aosta, la ricerca-azione affidata all’ateneo ha mostrato in pubblico i suoi risultati, dentro una sessione sulla prevenzione nelle scuole secondarie di primo grado e sul lavoro con i genitori condotta da due specialisti dell’associazione torinese Tiarè.

Gli adolescenti coinvolti giudicano la propria vita in modo discreto, area per area: le relazioni sociali sono l’ambito che vivono meglio, la scuola quello che li soddisfa meno. Fra ragazze e ragazzi il benessere emotivo viene percepito in modo diverso e con l’età il giudizio sulla propria vita si fa più severo, soprattutto in ciò che non riguarda le relazioni con gli altri.

Fra le prospettive illustrate quel pomeriggio c’è «Genitorialità al lavoro», l’idea di portare momenti di formazione per i genitori dentro aziende e organizzazioni pubbliche e private; la docente dell’ateneo Stefania Cristofanelli ne ha spiegato il senso partendo da una constatazione, «non tutte le famiglie riescono a chiedere aiuto quando incontrano difficoltà». L’iniziativa somiglia da vicino alla ricerca nei luoghi di lavoro inserita nel piano regionale.

Le famiglie che hanno scelto di parlarne

Lo stesso 9 settembre Il Mandorlo fiorito ha organizzato negli spazi Plus di Aosta, insieme all’Assessorato e al Comune, l’incontro «Cambiare la narrazione. Aprirsi al dialogo»: racconti in prima persona alternati alla musica, per fare il punto sui primi quattro anni dell’associazione.

Un mese più tardi, sabato 10 ottobre, il Centro congressi comunale di Saint-Vincent ha ospitato la premiazione del concorso fotografico «Dal buio alla luce», che ha raccolto 114 fotografie in due categorie, una per gli adulti e una per adolescenti e giovani adulti, più una sezione fuori concorso; lo ha realizzato Incontroluce APS con Il Mandorlo fiorito e la cooperativa sociale Noi e gli Altri, con il sostegno del Ministero del Lavoro, della Regione, del CSV e della Fondazione comunitaria.

In aula, la domanda su come si misurano i risultati

L’interpellanza di dicembre portava la firma del consigliere Domanico, di Fratelli d’Italia: voleva sapere quante volte si fosse riunito il Tavolo e con quali risultati, se fossero previsti più psichiatri e se gli esiti si potessero misurare con numeri alla mano. Nella seduta del 7 e 8 ottobre 2026 sono arrivate altre due interrogazioni; Andrea Manfrin, per la Lega Vallée d’Aoste, ha chiesto una revisione retrospettiva e sistematica dei casi seguiti dai servizi, per capire che cosa non abbia funzionato, mentre Chiara Minelli, per Alleanza Verdi e Sinistra, ha domandato quali risultati dia l’accompagnamento di chi è già seguito e con quale continuità, precisando che la domanda non mette in discussione il lavoro degli operatori.

Marzi ha replicato che l’efficacia degli interventi è difficilmente misurabile, perché il comportamento suicidario nasce dall’intreccio di cause biologiche, psicologiche, sociali e ambientali.

Il confronto con la guida dell’Organizzazione mondiale della sanità

Nel 2021 l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato LIVE LIFE, una guida che raccoglie quattro interventi di provata efficacia: limitare l’accesso ai mezzi, lavorare con i media perché l’informazione sia responsabile, allenare le competenze socio-emotive dei giovani, riconoscere presto e seguire nel tempo chiunque sia toccato da comportamenti suicidari. Abbiamo messo quelle quattro voci a confronto con gli atti valdostani: la messa in sicurezza dei luoghi a rischio, che l’Azienda USL elenca fra le attività svolte, corrisponde alla limitazione dei mezzi; i giornalisti seduti al Tavolo guardano all’informazione; il lavoro nelle scuole e il Forum giovani si occupano delle competenze dei ragazzi; sentinelle, triage, telefonate e ambulatori dedicati coprono il riconoscimento precoce e l’accompagnamento.

La stessa guida affianca ai quattro interventi alcuni pilastri trasversali, fra cui la collaborazione fra settori diversi e la sorveglianza accompagnata dal monitoraggio e dalla misura dei risultati, cioè proprio il terreno su cui si sono mossi in aula i consiglieri che hanno interrogato la Giunta.

Gli psichiatri che mancano

C’è un limite che l’Azienda sanitaria non nasconde: nella comunicazione di settembre il direttore sanitario, Mauro Occhi, ha ammesso quanto sia difficile trovare psichiatri e le altre figure professionali che servirebbero; ha parlato anche di forme nuove di disagio, soprattutto fra gli adolescenti. Superata la carenza di personale, secondo Occhi, la Valle d’Aosta avrebbe le condizioni per offrire la massima protezione a chi è vulnerabile.

Sul fronte dei soldi la sanità valdostana è coinvolta anche in un’altra partita: il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale di luglio che aumentava il finanziamento corrente dell’Azienda USL, una vicenda che abbiamo seguito raccontando il ricorso del Governo sulla legge n. 13.


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