Il documento è stato approvato nel corso della riunione plenaria del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, svoltasi in Prefettura
La casa come principale ostacolo all’autonomia, il lavoro come opportunità di integrazione, ma anche le difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici e la necessità di tutelare le persone più fragili. Sono le sfide individuate dal Piano territoriale per la gestione del fenomeno migratorio nella provincia di Belluno, aggiornato a luglio 2026 e approvato nel corso della riunione plenaria del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, svoltasi in Prefettura sotto la presidenza del prefetto Anteonello Roccoberton.
Il documento delinea le strategie per rafforzare accoglienza e integrazione dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, in un territorio che deve confrontarsi con lo spopolamento, soprattutto nelle aree montane, e con le esigenze del sistema produttivo. Alla riunione hanno partecipato, in presenza e da remoto, i principali attori istituzionali, sociali ed economici, tra cui Provincia, Comuni di Belluno e Feltre, Questura, Forze dell’ordine, Ulss 1 Dolomiti, Inps, Inail, Ispettorato del lavoro, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, Caritas e realtà del terzo settore.
La casa, anello debole dell’integrazione
Tra le criticità più rilevanti emerge l’accesso all’alloggio, che rischia di compromettere il percorso verso l’autonomia anche per chi ha già trovato un’occupazione. Molti cittadini stranieri, una volta usciti dai centri di accoglienza, non dispongono delle risorse necessarie per affrontare caparre e costi iniziali di un affitto, né possono contare su reti familiari o territoriali di sostegno.
A rendere più difficile l’inserimento abitativo contribuiscono anche la diffidenza di una parte dei proprietari e la preferenza per le locazioni turistiche. In questo contesto, il rischio è che i lavoratori finiscano in sistemazioni precarie, sovraffollate o prive di regolare contratto.
Il Piano propone quindi di attivare un servizio di «terza accoglienza», una soluzione abitativa di transizione destinata a chi lascia i Centri di accoglienza straordinaria (Cas). L’idea è accompagnare il passaggio verso una sistemazione autonoma, sostenendo anche i proprietari nella gestione delle pratiche e negli eventuali interventi di ristrutturazione necessari a riportare sul mercato gli immobili inutilizzati.
Sportelli e rete territoriale
Un altro ostacolo all’inclusione riguarda la difficoltà di orientarsi tra i servizi pubblici. Le barriere linguistiche e culturali, la scarsa conoscenza delle competenze dei diversi enti e l’analfabetismo digitale possono rendere complicato l’accesso a prestazioni e diritti, dalle pratiche amministrative alle iscrizioni scolastiche e alle prenotazioni sanitarie.
Per rispondere a queste esigenze, il documento individua la necessità di uno sportello stabile di supporto e orientamento, con assistenza amministrativa e linguistica. Il servizio potrebbe svolgere anche una funzione di osservatorio permanente sui bisogni emergenti della popolazione migrante, in particolare per quanto riguarda casa, lavoro e salute.
Sul fronte dell’accoglienza, il Piano segnala inoltre l’insufficienza dei posti del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) e una partecipazione ancora limitata dei Comuni: attualmente, Belluno è l’unico ente locale attivo come capofila. Tra gli obiettivi figura quindi l’ampliamento della rete, favorendo l’ingresso di nuovi Comuni, anche attraverso convenzioni.
Particolare attenzione viene riservata alle situazioni di vulnerabilità, con riferimento alle donne straniere vittime di violenza, tratta o grave sfruttamento e ai minori stranieri non accompagnati. Le proposte comprendono protocolli condivisi per individuare le fragilità, il potenziamento del Tavolo Vulnerabilità, una maggiore presenza di mediatori linguistico-culturali nei servizi e percorsi di protezione più mirati. Per le donne vittime di violenza vengono evidenziate anche le necessità di soluzioni abitative protette, sostegno psicologico e servizi di conciliazione tra cura e lavoro.
Lavoro, formazione e salute
L’inserimento lavorativo rappresenta una leva fondamentale sia per l’autonomia delle persone migranti sia per rispondere alla domanda di manodopera del Bellunese, in particolare nei comparti manifatturiero, dell’occhialeria, dell’edilizia e del turismo.
Il percorso, tuttavia, è ostacolato da difficoltà linguistiche, scarsa conoscenza delle regole contrattuali e della sicurezza, problemi di mobilità e, in alcuni casi, fragilità legate a esperienze traumatiche. Il Piano punta a contrastare il rischio di lavoro irregolare, sotto-inquadramento e precarietà attraverso una mappatura provinciale dei servizi e percorsi di formazione dedicati ai lavoratori.
Sul versante linguistico, viene evidenziata la necessità di ampliare l’offerta, oggi non sufficiente a coprire una domanda molto diversificata. Si propongono corsi flessibili, calibrati sui diversi livelli di competenza e collegati alle esigenze del mercato del lavoro, insieme a laboratori pratici e occasioni informali di apprendimento dell’italiano.
L’aggiornamento di luglio 2026 ha inoltre introdotto un approfondimento sulla salute. Tra le criticità figurano la scarsa conoscenza del Servizio sanitario nazionale, le difficoltà nell’individuazione delle vulnerabilità e l’aumento delle situazioni di disagio psichico. Il Piano richiama l’attività dell’Ambulatorio migranti dell’ospedale San Martino di Belluno e il progetto SPIR.NET 2, in corso fino al 2027 con il coinvolgimento dell’Ulss 1 Dolomiti, che mira a migliorare l’assistenza sanitaria e psicosociale nei Cas. Tra le priorità, una presa in carico più efficace, la condivisione dei percorsi terapeutici e il rafforzamento della mediazione linguistico-culturale.
In arrivo un avviso per la co-progettazione
Nel corso della riunione è stata infine annunciata l’imminente pubblicazione di un avviso pubblico per la co-progettazione con la Prefettura. L’iniziativa consentirà di individuare soggetti privati interessati a elaborare proposte da candidare ai finanziamenti del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami).
L’obiettivo è rafforzare la collaborazione tra istituzioni e privato sociale, mettendo in rete competenze e risorse per sviluppare interventi concreti. Un passaggio che punta a tradurre le indicazioni del Piano in azioni sul territorio, rendendo più coordinato ed efficace il sistema bellunese di accoglienza e inclusione.
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