Inceneritore di Santa Palomba, centinaia in corteo: “Stop ai lavori e Parco archeologico subito”


Stop immediato al cantiere dell’inceneritore, nuovo corteo a Santa Palomba: “Né poteri né sentenze potranno mai fermarci”

Stop immediato ai lavori del cantiere. Non si ferma l’estate calda delle comunità ribelli: ieri, 31 luglio, l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore ha tenuto un nuovo corteo nell’area del cantiere di Santa Palomba che ricade nel IX Municipio, al confine con Albano, Ardea, Pomezia, e dove dallo scorso maggio sono iniziati i lavori per realizzare l’inceneritore di Roma.

A dispetto delle temperature proibitive e dell’asfalto rovente, alcune centinaia di persone si sono unite alla protesta degli attivisti, in un’estate, come le precedenti da quattro anni a questa parte, di lotta e presìdi. Spiccava l’assenza di sindaci dei Castelli Romani e dei territori limitrofi, presenti invece la consigliera regionale Alessandra Zeppieri, il consigliere comunale di Albano Salvatore Tedone, la consigliera comunale di Ariccia, Francesca Monosilio, ed anche il consigliere del IX Municipio Marco Cerisola.

Dopo l’ultimo pronunciamento del Tar, le comunità ribelli di Santa Palomba e dei Castelli Romani sono tornate a chiedere a gran voce il fermo dei lavori, il no all’inceneritore perché il luogo è inadatto, come dimostrano le molteplici scoperte archeologiche svelate grazie alla vigilanza degli attivisti: “Quei ritrovamenti stanno a testimoniare che ci troviamo davanti a un autentico giacimento che rende inidoneo il sito imponendo l’abbandono del criminale progetto inceneritorista”, le parole di Alessandro Lepidini, portavoce dell’Unione dei Comitati.

L’iniziativa suggella e conclude un mese ‘bollente’, non solo per le temperature, ma per le incessanti iniziative di lotta, i presìdi tenuti davanti al cantiere ma anche al Tar, alla Soprintendenza, al ministero della Cultura. “Si stanno consumando una montagna di reati, una serie di complicità, è davvero il male condensato in questo sito. Qui l’archeologia sta venendo fuori preponderante. Il Parco Archeologico Ettore Ronconi è quello che pretendiamo si faccia salvaguardando e tutelando i beni archeologici che ci sono”, ha dichiarato Lepidini.

Corteo e assemblea informativa, “Il Parco Archeologico Ettore Ronconi è qui”

I manifestanti si sono radunati nel pomeriggio quando il sole era ancora alto in cielo. Il corteo è partito alle 18 e 30 dalla nuova rotatoria realizzata a servizio del cantiere, luogo del primo presidio degli attivisti denominato “Il Fosso siamo noi”. I manifestanti hanno percorso via della Cancelliera, proseguendo poi su via Ardeatina fino all’ingresso del cantiere. Il corteo è stato accompagnato da un cordone delle forze dell’ordine, schierato in testa e in coda ai manifestanti lungo tutto il percorso. Tra le sigle presenti: il Comitato di Quartiere Santa Palomba, universitari e studenti della FGC, con lo striscione ‘Basta speculazioni sulla nostra pelle, No all’inceneritore’, la neonata formazione delle Mamme No Inceneritore di Roma, Italia Nostra sezione Castelli Romani, il Comitato di Quartiere Pavona Uno, Rete Tutela Roma Sud, il Comitato Montagnano di Albano Laziale, Zero Waste Italy, Sos Laghi e zone umide dei Castelli Romani, il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani.

Durante il tragitto, con soste significative, Lepidini ha riepilogato le vicende principali degli ultimi due mesi di osservazione, vigilanza e monitoraggio del sito, documentazione, scoperta, denuncia che “hanno segnato la storia di questi territorio”, ribadendo la proposta di realizzare nell’area il Parco Archeologico in memoria di Ettore Ronconi, “solo progetto plausibile, realizzabile nel sito Ama”.

“Siamo ancora qua, siamo un bel numero di persone indignate, arrabbiate, che vogliono una sola cosa: che l’inceneritore non si realizzi. Qua c’è una montagna di reati che andrebbero perseguiti e i responsabili assicurati alla giustizia”, ha detto Lepidini.

Ha definito il ritrovamento del basolato romano “la denuncia più grande di tutto questo nostro lavoro su strada, i ritrovamenti non sarebbero mai venuti alla luce se non fossimo corsi qui per documentare”. Ha ricordato la prima denuncia fatta a maggio, “stanno distruggendo il basolato”, a cui sono seguite puntuali attività che “hanno prodotto atti, esposti, a cominciare da quello alla Forestale del 12 giugno scorso, denunce, istanze che faremo valere, le carte cantano”. I ritrovamenti sono cresciuti e sono tanti.

“Qui c’è un patrimonio archeologico ancora importante, c’è ancora da scavare come previsto nello stesso PAUR”. Ci sarebbero, oltre a un acquedotto romano a cui si correla un sistema più complesso con cunicoli, strutture murarie, una cisterna, e proprio al centro del cantiere, in un’area di oltre 2500 metri quadri. “Per queste ragioni, l’inceneritore non si può fare, è un crimine ambientale in assoluto, ci sono reati che toccano tanti temi. Solo i ritrovamenti archeologici preesistenti, rendevano inedificabile il terreno e imponevano una fascia di rispetto di almeno tre metri”.

In questa vicenda, ha detto Lepidini, “la Regione Lazio ha dato copertura, non è più il Piano Gualtieri ma Gualtieri-Rocca”.

Mobilitazione e raccolta firme, prossima iniziativa di lotta il 5 agosto

La mobilitazione va avanti da quattro anni a questa parte, e ha avuto tappe altamente significative tra cui la raccolta di 13mila firme nel 2024, 12mila nel 2025 e 7-8 mila firme in una sola giornata, lo scorso 9 maggio. Anche ieri è proseguita la raccolta firme contro i poteri speciali conferiti al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Dopo il sopralluogo lo scorso 15 maggio proprio di Gualtieri che inaugurò simbolicamente l’avvio del cantiere con zappa e caschetto, si sono intensificati presidi e mobilitazioni. “I poteri eccezionali rappresentano uno strappo all’ordinamento giuridico. Erano stati collegati al Giubileo, conclusosi il 6 gennaio 2026”, ha ribadito Alessandro Lepidini, nel ricordare che scadranno il 31 dicembre 2026. Iniziato il ‘count-down’ in vista delle amministrative capitoline di primavera, ecco che la realizzazione dell’inceneritore assume un peso politico particolare. Rappresenterebbe uno dei principali ‘punti qualificanti’ dell’azione amministrativa del sindaco, presentato ai cittadini come la soluzione strutturale che risolverebbe la questione rifiuti a Roma.

L’Unione dei Comitati contesta radicalmente questa impostazione, sostenendo che si continua a investire su un mega impianto obsoleto, imposto arbitrariamente contro la volontà delle comunità locali, anziché completare il percorso verso una raccolta differenziata reale, da molti anni praticata dai comuni virtuosi dei Castelli Romani.

L’Unione ha più volte ricordato all’opinione pubblica che l’inceneritore di Copenaghen, spesso indicato come modello di riferimento da Gualtieri, è destinato a essere progressivamente dismesso a partire dal 2028, e il mostro ecologico se realizzato comporterebbe anche un incremento della Tari per i cittadini romani.

Lepidini ha annunciato la prossima iniziativa di lotta: il 5 agosto si svolgerà un sit-in al ministero della Cultura “perché bisogna superare l’idea che qui si possa fare l’inceneritore. I lavori si sono svolti in violazione delle norme che prevedevano la presenza degli archeologi. Così non è stato. Sono stati fatti danni che abbiamo documentato, hanno creato l’interruzione della continuità idraulica del fosso. La risposta alle nostre denunce è stata il solito ritornello, è tutto autorizzato”.

Il corteo si è poi incamminato su Via Ardeatina e uno dei momenti più significativi è stato quando l’arteria è stata interdetta al passaggio veicolare per far passare i manifestanti. Infine, l’arrivo all’ingresso principale del cantiere dove si è svolta un’assemblea lampo con interventi di non oltre 4 minuti. Si è parlato ancora dei tanti ritrovamenti delle ultime settimane di alto valore, del diritto all’autodeterminazione di province e territori rispetto a una decisione imposta dall’alto, delle istanze presentate al ministero della Cultura e di quelle che saranno presentate ancora via via che ne affiorano nuovi ritrovamenti.

“Come comunità ribelle di Santa Palomba, lo doveva fare il ministero, abbiamo chiesto noi la dichiarazione di interesse archeologico per quello che è stato trovato, se non lo fa la Soprintendenza lo deve fare la cittadinanza che abita questi territori e dunque abbiamo fatto formalmente richiesta del vincolo archeologico che bloccherà i lavori perché sono al centro dell’impianto. Ogni giorno Santa Palomba fa emergere un pezzettino della storia del territorio e sta a noi tutelarlo. è fondamentale l’azione dei cittadini”, ha riferito Fabio Mestici, archeologo esperto dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore.

Stessa iniziativa sta facendo anche Italia Nostra sezione Castelli Romani. “Abbiamo presentato una lettera alla Soprintendenza Speciale per chiedere la sospensione dei lavori in corso per i ritrovamenti archeologici”, ha detto il presidente Enrico Del Vescovo. “Voglio anche annunciare che siamo in procinto di fare un ricorso al Tar ad adiuvandum del comune di Albano perché i comuni di Albano e di Ardea dovevano far parte della conferenza dei servizi ma sono stati esclusi”, ha aggiunto.

La geografia del paesaggio sta cambiando ogni giorno, l’impatto visivo impressiona tra imponenti trivelle e alte palizzate. Per questo, l’ingegnere Giuseppe Girardi, coordinatore del Comitato scientifico dell’Unione ha voluto rassicurare i presenti: “L’impianto è stato soltanto autorizzato. Sono solo iniziati i lavori. Prevedono che i lavori termineranno tra tre anni, ma ci giuro quello che vi pare che al 2030 ancora non sarà costruito nulla e se questi andranno avanti ci opporremo in tutte le maniere. Ci sono eccellenti probabilità che l’impianto non si faccia. Non stiamo qua perché non abbiamo nulla da fare. L’inceneritore non esiste, esistono soltanto dei lavori iper preliminari di sistemazione del terreno”.

La lotta continua e l’intento è di continuare a portare sempre più gente in piazza, coinvolgere i cittadini in massa. Una cocomerata rigenerante ha chiuso l’iniziativa ben riuscita, a dispetto delle alte temperature e delle condizioni avverse, alle ore 20 e 15.

L’ultimo pronunciamento del Tar Lazio non ha fermato i lavori

Lo scorso 20 luglio i giudici amministrativi hanno respinto l’istanza cautelare di sospensiva presentata dall’Unione dei Comitati contro l’inceneritore. Gli attivisti chiedevano lo stop urgente dei lavori proprio per i ritrovamenti archeologici nell’area del cantiere. Per il momento il tribunale ha sentenziato di non sospenderli perché localizzati in modo tale da non riguardare la porzione di terreno dove è emerso il basolato.

Il pronunciamento non ha però fermato la mobilitazione. “L’esito era in parte prevedibile, ma riteniamo che l’ordinanza non tenga conto di tutti gli elementi emersi”, ha afferma Alessandro Lepidini. Secondo il portavoce dell’Unione dei Comitati, il Tar avrebbe preso in esame esclusivamente il ritrovamento del basolato, senza considerare gli altri reperti archeologici né quanto previsto dal Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) in merito ai possibili rinvenimenti. “Né poteri né sentenze potranno mai fermarci”, ha chiarito Lepidini.

Intervenendo nei giorni scorsi alla trasmissione Roma di Sera di Radio Roma, ha sostenuto che, senza la vigilanza continuativa dei Comitati e la diffusione delle clamorose immagini dei primi ritrovamenti, la presenza dei reperti archeologici non sarebbe mai emersa pubblicamente. “Se non avessimo reso note le immagini del primo ritrovamento, nessuno avrebbe detto niente”, ha dichiarato, ribadendo che l’area era già nota per la presenza di importanti testimonianze archeologiche. Per il Comitato, i danni prodotti dagli scavi sarebbero ormai “irreversibili” e dovranno essere valutati anche in altre sedi, a partire dalla Procura della Repubblica. Si attende la discussione del ricorso nel merito fissata per il prossimo 4 novembre. Per il Comitato, la battaglia riguarda anche il modo in cui vengono rappresentati i ritrovamenti archeologici, sistematicamente ridimensionati rispetto alla loro reale portata per favorire la prosecuzione del cantiere.

“Quello che vedi non è un semplice terreno industriale, ma un patrimonio archeologico inestimabile emerso dagli scavi. Un’eredità che rischia di essere cancellata per sempre sotto una colata di cemento. Non possiamo permettere che la storia del nostro territorio venga trattata come un ostacolo da rimuovere. La tutela della nostra terra e della nostra salute non è un argomento di serie B”.




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 Piera Lombardi

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