La mostra “L’essenza spirituale della scultura – Dagli abissi del mare alle profondità della Terra” si presenta al pubblico come il ventottesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026. La mostra sarà inaugurata sabato 8 agosto alle ore 16 presso le Camere da sparo del Forte Albertino di Vinadio (ingresso dal Bar del lago “La Crosa” in Via Guardia alla Frontiera).
La mostra personale di Gaetano Usciatta, predisposta nelle sale da sparo del Forte Albertino di Vinadio, si propone di avvicinare i visitatori a una scelta variegata di ventuno sculture realizzate in pietra arenaria, pietra di Finale e marmo di Ormea, oltre che in bronzo e in lamiera di acciaio patinato, che rappresentano al meglio le caratteristiche della poetica figurativa dell’artista di origini abruzzesi, incentrata sulla realizzazione di opere scultoree motivate in modo diretto dai suoi stati d’animo fortemente intrisi di spirito ecologista e animalista, che lo hanno guidato nella determinazione della sua visione del mondo che ci circonda a partire dalla fine degli anni Sessanta, in concomitanza con l’affermarsi della coscienza ambientale tra i giovani animati da passioni civili e da istanze di rinnovamento della società del loro tempo.
Gaetano ha iniziato il suo percorso di ricerca concentrandosi dapprima sul movimento della macchina e in seguito su quello dell’uomo, dedicandosi, in particolare, come ha dichiarato in un servizio giornalistico di Maria Giulia Alemanno del 1995, “allo studio dei gesti” di “ballerine” e “calciatori” e del loro modo “di impossessarsi dello spazio, di scuotere l’aria. Era un omaggio alla vita, una visione ottimistica dell’essere umano come fonte di energia, di grazia, di potenza. Ben presto dovetti tuttavia ammettere che l’altra faccia della luna ostentava un ghigno inquietante sinistro. Guardai con orrore allo sterminio delle balene, al massacro degli elefanti, alla trasformazione dei pesci in Russia dopo i primi esperimenti nucleari e conclusi che esisteva in realtà un altro movimento, quello della Natura che, aggredita dall’uomo, è continuamente costretta a modificarsi per sopravvivere. Fu così che realizzai i primi animali dello zoo di pietra e paraffina”, presenti anche nel suo studio-laboratorio riallestito nella sua attuale abitazione di Piano Quinto.
Usciatta è una figura di artista autentico e convinto sostenitore dei valori umani, che non è mai sceso a compromessi con il sistema dell’arte contemporaneo. Il suo fare arte è innanzitutto caratterizzato da un bagaglio di conoscenze tecniche manuali, che gli hanno permesso di operare con i materiali più diversi dell’elaborazione scultorea, dall’argilla alla cera, dal gesso patinato al legno, dalla pietra arenaria al marmo di Ormea, dal bronzo all’ottone. Ha così acquisito la capacità di saper trasmettere, in primo luogo, un’intensa iniezione di energia vitale alle sue figure stilizzate di animali colti nella loro condizione di esseri animati sottoposti a un processo fisico indotto di mutazione genetica e dalle forme anatomiche ridotte a masse concise di forme plastiche irregolari, modellate o scolpite con gusto espressionistico e volontà di semplificazione geometrica, volutamente arcaizzanti, al limite della riduzione allo stato ‘petroso’ delle superfici geometriche astraenti, dai “ritmi cristallizzati nella materia” (Gian Giorgio Massara, 1986), che mantengono una loro trattenuta e primigenia monumentalità.
In secondo luogo, le medesime vibrazioni sensoriali sono comunicate dalle silhouettes filiformi di sintetici corpi umani, plasmati in grumi di materia informe dai contorni indefiniti: gli uni (uccelli, pesci, insetti, mammiferi) appaiono in forme di residui fossili, portatori, come ammoniscono i titoli che li accompagnano, di una critica severa contro l’uomo industrializzato; gli altri comunicano uno slancio atletico, ma anche una sensazione di violenza fisica subita, di sofferenza incolpevole, e insieme di rivendicazione di un altro modello di società contemporanea, unita a una profonda aspirazione a ritrovare l’originaria e perduta armonia con il mondo naturale.
Gaetano Usciatta è nato il 21 febbraio 1944 a Santa Maria Imbaro (Ch). Vive e opera a Piano Quinto, frazione di Roccasparvera. A Cuneo è famoso soprattutto per il monumento bronzeo a Ulisse, inaugurato nel 2010 in corso Nizza 2, davanti alla Fondazione Casa Delfino. L’opera, realizzata dalla Fonderia Artistica De Carli di Volvera (To), rinvia alla figura omonima dell’eroe pensatore dantesco (ma forse anche a quella moderna dell’Ulisse di Joyce), che nei versi 119-120 del canto XXVI dell’Inferno proclama le seguenti parole: “fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”. Ha trascorso l’infanzia e la sua prima giovinezza tra distruzioni e ricordi amari di aspre battaglie, che non hanno risparmiato la sua terra natale. Si è diplomato presso l’Istituto di Belle Arti di Lanciano (Ch) e nel novembre 1961, a 17 anni, si è trasferito a Torino, inserendosi in un nuovo ambiente di lavoro. Impegnandosi in attività lavorative notturne, ha potuto frequentare durante il giorno l’Accademia Albertina di Belle Arti, nella quale si è dedicato con passione crescente alla scultura. Ben presto, però, sotto l’assillo degli impegni lavorativi, ha dovuto interrompere i suoi interessi artistici. In anni più recenti, dopo un periodo di stasi, ha ritrovato la propria dimensione creativa, che gli ha permesso di superare l’involontario silenzio e di operare con sempre più significativi riconoscimenti.
Ha partecipato a mostre personali a Torino, Pinerolo (To), Vercelli, Saluzzo (Cn), Cuneo, e a collettive a Roma, Torino, Zagabria (Croazia), Aosta, Como, Ciriè (To), Giaveno (To). Suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private negli Stati Uniti, in Argentina, in Francia e in Italia. In particolare, nel 1974, è stato invitato con due opere di scultura alla XII Quadriennale Nazionale d’Arte (132ª Esposizione di Arte Figurativa) della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino. Nel 1975, è presente alla X Quadriennale Nazionale d’Arte La nuova generazione presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1976, ha preso parte in Palazzo Lascaris a Torino a una mostra-asta a favore del Friuli, in cui sono state esposte delle sculture originali eseguite con il pane. Nello stesso anno, alla Galleria La Cittadella di Torino, rientra nella rosa degli otto pittori e due scultori che fanno parte della collettiva Forma e figura nell’arte giovane a Torino con presentazione di Albino Galvano.
Tra settembre e ottobre 1978, ha allestito una personale presso l’Associazione Piemonte Artistico Culturale di Torino. Tra ottobre e novembre 1980, è ospitato nella collettiva Artisti abruzzesi e molisani”, nella Saletta Mostre di Palazzo Vittone a Pinerolo, con presentazione di Anita Ferrando. Nel mese di settembre 1989, ha esposto nella chiesa di San Bernardo a Saluzzo il busto-ritratto in bronzo di Silvio Pellico con i bozzetti preparatori e altre opere dell’artista: la scultura è stata eseguita da un paio di alunni della classe IV dell’Istituto d’arte “Amleto Bertoni” sotto la sua guida in qualità di insegnante ed è stata portata poi a novembre in Argentina, nella provincia di Cordoba, dove l’opera ha trovato la sua collocazione su un basamento marmoreo in una nuova piazza intitolata a Silvio Pellico e alla Città di Saluzzo.
Nel 1995, ha tenuto una personale alla Galleria Arx di Torino, al tempo in cui è stato Preside dell’Istituto d’Arte di Saluzzo, con presentazione di Giorgio Cavallo. Nel 1998, è stato nominato Cavaliere dell’Ordine Accademico Internazionale “Greci – Marino” – Ordine Accademico del Verbano nella sezione Arte. Tra dicembre 2010 e gennaio 2011, ha allestito la personale Forma e Figura / Testimonianza e Testamento alla Fondazione “Casa Delfino” a Cuneo, con presentazione di Ida Isoardi. Nel 2013, ha preso parte alla collettiva GrandArte 2013 – Artisti contemporanei per un progetto sociale. Nel 2017, è stato inserito tra i quattordici artisti partecipanti alla collettiva Comprensioni-Incomprensioni, curata da Roberto Baravalle con Massimiliano Cavallo e Giacomo Doglio e presentata in Palazzo Samone nell’ambito della rassegna “grandArte 2016-2017 Identità perdute?”. E nel 2025, le sue sculture hanno dialogato con quelle di Piero Ducato, Claudia Sacerdote, Marcello Giovannone e Sergio Unia, in occasione della 183ª Esposizione di Arti Figurative della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino.
c.s.
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