Un gruppo di ambulanti, oltre 40, presenterà un nuovo ricorso per la chiusura anticipata del mercato del venerdì di Viale Garibaldi. La decisione è stata presa oggi pomeriggio, al termine di una breve assemblea alla quale ha partecipato un gruppo di operatori appena terminato lo smontaggio attorno alle 16. Al mercato del venerdì, da un paio di settimane e con l’ordinanza del Comune della Spezia, si respira un’aria diversa e un po’ preoccupata. A pesare per tutti sono il dimezzamento dell’incasso a fine giornata e le condizioni climatiche nelle fasi di smontaggio: nelle ore più calde, tra le 13.30 e le 14.30. Resta anche il problema delle autovetture parcheggiate in alcuni stalli all’arrivo degli operatori. La nuova disposizione, in vigore fino al 15 settembre, non coglie il favore di alcuni clienti. L’istantanea arriva da un giro fatto al mercato nella giornata di oggi: mentre i commercianti liberano in fretta e furia le proprie postazioni, qualche cliente arriva spaesato, turisti compresi che si fermano a guardare la merce che però non possono acquistare perché la vendita è già sospesa.
Tra i banchi del mercato si alternano lo sconcerto e la preoccupazione degli addetti ai lavori. Alessandro Benvenuto spiega infatti che “da questo momento in poi non posso più fare una vendita. Anche se riuscissi a sistemare tutto entro le 16, sarei sanzionabile perché per il Comune della Spezia la vendita deve cessare. Per noi questa è una fase di stand-by: durante l’estate aspettiamo le 16.30 o le 17, quando i turisti di ritorno dalle Cinque Terre passano a fare acquisti. Mandarci via in una fascia oraria indicata come rischiosa per il caldo, costringendoci invece a fare lo sforzo fisico dello smontaggio, diventa un problema. È come se un cameriere nei dehors delle Cinque Terre dicesse ai clienti di alzarsi perché deve ritirare i tavoli. La riduzione dell’orario ci penalizza molto, dato che siamo microimprese legate alla stagione. Questo è diventato un mercato turistico: la stazione è sempre piena di persone che al rientro dalla spiaggia comprano da noi. Interrompere l’attività prima delle 19 ci provoca un grosso danno, la settimana scorsa l’incasso si è dimezzato. Lavoriamo su due fasce, dalle 11 alle 15 e dalle 16.30 alle 19: senza la seconda siamo fregati. L’amministrazione non ha voluto interloquire con la categoria: ha emesso una prima delibera di chiusura, contro cui abbiamo fatto ricorso, e questa mattina ne ha pubblicata un’altra sull’albo pretorio che ci costringerà a impugnare anche questa. Vorremmo soluzioni condivise, ma sembra un accanimento. Faccio questo lavoro dal 1993, ho 66 anni e mi sento umiliato. Ho sempre mantenuto la mia famiglia in modo decoroso, come tanti colleghi. Ora ci impongono di andare via per tutelare la nostra salute, ma viene il dubbio che dietro ci siano altri interessi, come la gestione dei parcheggi che in città è un problema da sempre”.
Altrettanto netto è il parere di Aimont Raffaelli, secondo cui “abbiamo smesso intorno all’una e mezza perché con questo caldo si fa molta più fatica rispetto a quando smontavamo alle 17.30. A una settimana dall’entrata in vigore dell’ordinanza, valida fino al 15 settembre, il guadagno si è già dimezzato. I clienti iniziano a uscire verso le 16, mentre tra mezzogiorno e le 14.30 non c’è nessuno a causa delle temperature. Fanno un provvedimento per tutelare la salute e poi costringono noi a chiudere nell’ora più calda della giornata. Questo è uno dei pochi mercati aperto tutto il giorno ed è una meta riscoperta dai turisti che non vanno alle Cinque Terre: si fermano qui e comprano nei nostri banchi dal tardo pomeriggio in poi. Ora la nostra giornata finisce alle 16, me ne torno a casa con metà mancato guadagno per tutta la stagione. Cosa dovremmo fare, andare in Comune a chiedere un aiuto economico? Abbiamo promosso questo ricorso per difendere il reddito estivo, dato che d’inverno si perdono già troppe giornate per la pioggia e il freddo. Non capisco che beneficio porti questa scelta”.
A fargli eco c’è anche Monica Breghelli, che mette in luce le difficoltà quotidiane della categoria: “Il Comune parla di emergenza caldo, ma iniziare a smontare le strutture alle 14.30 è massacrante. Ci mettiamo in media un’ora e mezza o due, e la temperatura a quell’ora è molto peggiore rispetto alle 17. Siamo stremati da una situazione indecente che ci porta una drastica perdita di denaro per via della mezza giornata persa. Le clienti che escono dagli uffici nel tardo pomeriggio non ci trovano più, e questo dà anche una brutta immagine; sembra che siamo noi a voler andare via, invece alle 15 dobbiamo interrompere le vendite per non prendere la multa. Mandi via le persone in un momento di crisi generale: si parla di diritto al lavoro, ma qua ce lo stanno veramente negando. Penso ai giovani che contano su questo mercato centenario; i clienti si perdono e a volte mi chiedo se valga ancora la pena fare questo lavoro o se dobbiamo chiedere la cassa integrazione. Ci stiamo battendo contro una profonda ingiustizia e siamo molto amareggiati”.
I disagi descritti dagli operatori trovano immediata eco nelle parole dei frequentatori dell’area di viale Garibaldi. Una cliente commenta infatti che “non è giusto perché ci sono tante persone che vengono al pomeriggio. Io ad esempio lavoro al Muggiano e quando esco vengo qua a fare un po’ di spesa”. Un altro spiega poi il punto di vista di chi vede penalizzate le proprie abitudini: “È fatto male perché chi lavora trova già chiuso; sarebbe bello che fosse aperto come prima. Non so quale motivo ci sia dietro, però se continuiamo a tagliare le gambe ai commercianti non si va da nessuna parte. Il mercatino attira molti turisti, il venerdì c’è la nave e se anche ognuna di queste persone spendesse 5 o 10 euro sarebbe comunque un bene per l’economia locale”.
Un altro ancora sostiene inoltre che la decisione finisca per colpire le fasce di utenza più fragili: “Non mi sembra una scelta giusta né per i cittadini, soprattutto per chi lavora o per gli anziani che cercano il fresco verso le 17. In questo modo si impedisce il guadagno agli ambulanti”. I pareri raccolti tra i passanti evidenziano anche il timore di un contraccolpo sul fronte della ricettività, e a tal proposito una cliente commenta che “è giusto che ci sia l’apertura pomeridiana del venerdì sia per i turisti che per i residenti. C’è già una sola volta alla settimana, ridurlo non ha senso”, mentre un altro spiega che la misura andrebbe rivista “anche per incentivare il turismo, l’ambiente è carino e si compra abbastanza bene. Trovo allucinante questa chiusura: c’è chi lavora la mattina e il pomeriggio ha diritto di venire al mercato”.
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Chiara Alfonzetti
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