Quattro iniziative 2026 per un valore complessivo di circa 2 miliardi di euro. Lo ha annunciato ieri in occasione dell’Annual General Meeting organizzato a Palazzo Colonna, a Roma, alla presenza di oltre 200 rappresentanti di investitori, istituzioni, imprese e operatori finanziari, Fondo Italiano d’Investimento. L’sgr ha spiegato che concentrerà la propria strategia sul rafforzamento delle filiere industriali strategiche italiane, sul made in Italy, sul private debt e sugli investimenti a impatto. (si veda qui il comunicato stampa).
La cifra comprende il Fondo Filiere Strategiche, con un target di raccolta fino a 800 milioni di euro, il Fondo Imprese del Fondo Nazionale del Made in Italy, con una dotazione di 600 milioni, il FoF Private Debt Italia III, con un target di 300 milioni, e il FoF Impact II, che punta a raccogliere 200 milioni. Complessivamente si tratta quindi di 1,9 miliardi di euro tra dotazioni e obiettivi di raccolta, non di capitali già integralmente sottoscritti.
La novità rispetto a quanto già comunicato dall’sgr l’estate scorsa riguarda soprattutto il Fondo Filiere Strategiche (si veda altro articolo di BeBeez). Gli altri tre strumenti erano infatti già stati annunciati il 6 agosto, quando Fondo Italiano aveva comunicato l’istituzione dei due fondi di fondi e l’avvio della gestione del Fondo Imprese, per iniziative complessivamente superiori al miliardo di euro.
L‘obiettivo indicato oggi per il Fondo Filiere Strategiche, fino a 800 milioni, è inferiore rispetto alle dimensioni prospettate in precedenza. Nel Piano Strategico 2026-2030, presentato il 26 marzo, l’sgr aveva indicato un target superiore al miliardo di euro (si veda altro articolo di BeBeez e qui il comunicato stampa). Ancora a fine settembre, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, il veicolo avrebbe potuto raggiungere una dotazione fino a 1,2 miliardi di euro (si veda qui l’articolo ripreso sul sito di Fondo Italiano), mentre in un’intervista pubblicata il 19 ottobre, l’amministratore delegato Domenico Lombardi aveva parlato di un obiettivo di un miliardo (si veda qui il Corriere della Sera).
Il Fondo Filiere Strategiche è destinato a sostenere le imprese attive nei comparti considerati fondamentali per la competitività e la sicurezza economica nazionale: energia e transizione energetica, navalmeccanica e blue economy, aerospazio e difesa, approvvigionamento di materie prime critiche. La strategia è quella di investire nelle catene di fornitura dei grandi gruppi industriali, favorendo il rafforzamento patrimoniale, la crescita dimensionale e il consolidamento delle pmi che operano nei diversi segmenti delle filiere.
Il progetto aveva già preso forma lo scorso settembre, quando Fondo Italiano aveva avviato l’iter necessario al lancio del veicolo. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera il 28 settembre, il consiglio di amministrazione aveva approvato il 18 settembre la richiesta di autorizzazione da presentare alla Consob, con l’obiettivo di avviare la raccolta successivamente. La stessa ricostruzione indicava tra i potenziali sottoscrittori anche grandi gruppi industriali italiani attivi nelle filiere interessate. Il comunicato odierno non indica tuttavia quali investitori abbiano già assunto impegni di sottoscrizione.
Accanto al nuovo fondo si colloca il Fondo Imprese, che dispone di 600 milioni di euro ed è uno dei due pilastri del Fondo Nazionale del Made in Italy, istituito con la legge sul made in Italy del dicembre 2023. La gestione era stata affidata a Fondo Italiano lo scorso luglio dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (si veda altro articolo di BeBeez).
Il Fondo Imprese è destinato a sostenere la crescita, il rilancio e il consolidamento di imprese appartenenti a filiere strategiche, con particolare attenzione alla transizione energetica, alla digitalizzazione e alle materie prime critiche. Pur presentando ambiti di intervento in parte sovrapponibili a quelli del Fondo Filiere Strategiche, costituisce un veicolo distinto, con risorse e mandato specifici.
Sul fronte degli investimenti indiretti, il FoF Private Debt Italia III, terza generazione del programma di Fondo Italiano dedicato al debito privato, ha un target di raccolta di 300 milioni di euro, con l’obiettivo di investire in fondi specializzati nel finanziamento delle imprese, favorendo l’ampliamento delle fonti di capitale alternative al credito bancario. Il FoF Impact II, seconda generazione della strategia di impact investing, punta invece a raccogliere 200 milioni di euro per investire in fondi capaci di generare rendimenti di mercato insieme a benefici sociali e ambientali misurabili (si veda altro articolo di BeBeez).
Le quattro iniziative rientrano nel Piano Strategico 2026-2030, approvato a marzo, che prevedeva il lancio di otto nuovi fondi e il rafforzamento dell’attività sia negli investimenti diretti sia nei fondi di fondi, con l’obiettivo di trasformare Fondo Italiano in una piattaforma più ampia e diversificata di private capital (si veda altro articolo di BeBeez).
Sul piano economico-finanziario, il piano originario indicava un obiettivo di circa 4,9 miliardi di euro di capital commitment complessivi e commissioni superiori a 39 milioni di euro entro il 2030. Nel comunicato odierno, invece, Lombardi richiama l’ambizione di raggiungere circa 5,5 miliardi di euro di capital commitment e commissioni intorno ai 40 milioni entro lo stesso termine, segnalando quindi un possibile innalzamento degli obiettivi rispetto alle previsioni iniziali.
Nel frattempo la strategia è già destinata a un’ulteriore evoluzione. In un’intervista al Corriere della Sera pubblicata il 19 ottobre, Lombardi ha infatti spiegato che, dopo il raggiungimento anticipato di alcuni obiettivi del piano 2026-2030, il consiglio di amministrazione di Fondo Italiano ha approvato all’unanimità la proposta di predisporre un nuovo Piano Strategico 2027-2031 (si veda qui il Corriere della Sera).
Nella stessa intervista l’amministratore delegato ha indicato che gli asset in gestione, pari a 4,3 miliardi di euro un anno fa, dovrebbero superare 6 miliardi nel 2027. Ha inoltre anticipato la creazione di un primo fondo dedicato al debito diretto, con una dimensione prevista tra 500 milioni e un miliardo di euro, rivolto alle pmi meritevoli che incontrano difficoltà nell’accesso al credito bancario. Si tratta di un progetto distinto dal FoF Private Debt Italia III, che opera invece attraverso investimenti in altri fondi. Quest’ultimo sviluppo si collega al progetto Flexible Capital, già contemplato nel piano presentato a marzo.
All’Annual General Meeting, al quale è intervenuto anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la presidente di Fondo Italiano Barbara Poggiali ha dichiarato:
“Il contesto di mercato sta premiando operatori in grado di coniugare dimensione, competenze specialistiche e capacità di creare valore industriale. Nel corso del 2025 le dinamiche della raccolta di private equity e venture capital hanno espresso questa tendenza, dimostrando una crescente selettività degli investitori nell’allocazione del capitale. In un Paese in cui le PMI rappresentano la dorsale del tessuto produttivo e la principale fonte di occupazione, la sfida è accompagnare le eccellenze imprenditoriali nei percorsi di crescita dimensionale, rafforzare le filiere strategiche e favorire la nascita di campioni nazionali capaci di competere su scala internazionale. È una sfida che richiede capitale, competenze e una visione di lungo periodo”.
L’amministratore delegato Domenico Lombardi ha aggiunto: “Con il Piano Strategico 2026-2030 tracciamo una nuova traiettoria di crescita per Fondo Italiano d’Investimento, con l’ambizione di consolidare il nostro ruolo di investitore di mercato e piattaforma catalitica per lo sviluppo del private capital italiano. Attraverso il lancio di otto nuovi fondi, il raggiungimento di circa 5,5X miliardi di euro di capital commitment e commissioni attese intorno ai 40 milioni di euro entro il 2030, puntiamo ad ampliare la nostra capacità di mobilitare capitali a sostegno della crescita e della competitività del Paese. In questo contesto, il Fondo Filiere Strategiche e il Fondo Flexible Capital rappresentano due nuovi pilastri nella nostra visione: il primo è volto a rafforzare i corridoi industriali strategici che attraversano i comparti chiave dell’economia nazionale, favorendone l’integrazione, la resilienza e la capacità di competere su scala globale; il secondo è pensato per ampliare il ventaglio di soluzioni di capitale a disposizione delle imprese, accompagnandone i percorsi di sviluppo. Il nostro obiettivo è generare un autentico doppio dividendo, coniugando rendimenti di mercato per gli investitori e valore strutturale per il sistema economico nazionale. Le iniziative già avviate nel corso del 2026, per circa 2 miliardi di euro, rappresentano una prima e concreta manifestazione della nostra capacità di esecuzione e dell’ambizione che ispira questo percorso”.
Fondo Italiano d’Investimento sgr, nata nel 2010 su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è controllata al 55% da CDP Equity e partecipata da UniCredit e Intesa Sanpaolo con il 12,5% ciascuna, da Fondazione ENPAM e Fondazione ENPAIA con il 5% ciascuna, da ABI con il 3,5% e da Banco BPM e BPER Banca con il 3,25% ciascuna (si veda altro articolo di BeBeez). La sgr gestisce 21 fondi di investimento per oltre 5 miliardi di euro, attraverso strategie di investimento diretto e indiretto. Secondo quanto riportato da Lombardi nell’intervista di ottobre, il sistema di imprese nel quale Fondo Italiano ha investito rappresenta complessivamente oltre 350 mila occupati e 90 miliardi di euro di fatturato aggregato, includendo anche le partecipazioni indirette.
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