Top e flop della prima fase dei Mondiali 2026, cosa resterà di queste 72 partite



HOUSTON. Diciotto giorni, 72 partite, 16 stadi coinvolti, 52 arbitri, 88 assistenti e 30 uomini Var, 215 goal segnati con una media di 2,99 a partita, Germania, Francia e Inghilterra le nazionali più prolifiche con 10 reti, il Belgio il più pericoloso e impreciso con 72 tiri verso la porta avversaria. Sono solo alcuni dei numeri che ci lascia la prima fase del mondiale monstre di 12 gironi che si è chiuso sabato sera con lo scoppiettante 3-3 fra Algeria e Austria e l’ennesima vittoria argentina, 3-1 sulla Giordania.
Ecco top e flop di questa prima fase sapendo che da oggi un passo falso significa ritorno a casa:

Le star più luminose

Impossibile non partire da Leo Messi, 6 gol sinora, totale 19 e top scorer di tutti i tempi ai Mondiali. L’impatto di Mbappé è stato altrettanto impressionante, e con lui decisamente in gran spolvero Olise e Dembélé. il Brasile di Ancelotti è partito piano, il Mister di Reggiolo l’ha aggiustato in corsa ed esaltato Vinicio junior (4 gol). Harry Kane sul fronte inglese è una certezza. Segnerà ancora. Haaland ha confermato di saperci fare con il gol.

Gli eroi che non ti aspetti

I portieri anzitutto. Ely Room che le sue 15 parate contro l’Uruguay ha fatto sognare Curaçao e stabilito un record di portiere più decisivo in un match mondiale. Il personaggio pero è Vozinha, estremo difensore di Capo Verde, 40 anni, professionista appena da 14. Saracinesca contro la Spagna, punto storico e decisivo per avanzare ai sedicesimi. Capo Verde è il Paese più piccolo mai arrivato alla seconda fase. Aggiungiamo un attaccante, il tedesco di origini curdo-yazide Undav, top scorer della Germania partendo sempre dalla panchina.

Le sorprese

Un continente intero: Africa. Ha qualificato 9 squadra su 10. Congo e Algeria le ultime a timbrare il biglietto. Si va dalla sorpresa Capo Verde alla certezza Marocco, semifinalista in Qatar, ottime individualità come Brahim Diaz e Hakimi e una stella in ascesa, il 19enne Bouaddi nel mirino di Arsenal e Chelsea e Liverpool per cifre astronomiche.

Flop o presunti tali

Tunisia e Turchia su tutti insieme all’Uruguay di Bielsa. La Tunisia sbanda già all’esordio con la Svezia, salta subito – e questo è un record – l’allenatore Sabri Lamouchi. La delusione più grossa è la Turchia. Non tanto per il gioco quanto per l’eliminazione. Ha tirato 65 volte nelle prime due partite e rimediato due sconfitte con Paraguay (1-0, gol dopo 70 secondi) e Australia all’esordio, 2-0. Sfortuna in parte, ma non riuscire a segnare non è attribuibile solo a quello. Doveva essere l’anti Usa nel girone di Los Angeles. Unica consolazione, ha battuto la nazionale di Pochettino nell’ultimo match ininfluente per tutti. Ora il ct Vincenzo Montella è vicino all’esonero. Bielsa ha perso lo spogliatoio, l’Uruguay una nobile decaduta superata anche da Capo Verde nel girone e tradita dalle papere, troppe, del portiere Muslera.

In sospeso

Cristiano Ronaldo. 41 anni e sentirli. Gioca da centravanti, poco mobile. Il flop dell’esordio è solo mitigato dalla doppietta con l’Uzbekistan (che ha preso 11 gol in 3 partite). Ma CR7 ha sbagliato anche tanti gol e nell’ultima sfida contro la Colombia non si è visto. Forse ora il motivo per cui The Athletic l’ha messo al cinquantesimo posto fra i giocatori di maggior impatto al Mondiale è chiaro. Resta però sempre Ronaldo, teniamolo in sospeso, un colpo gobbo e’ sempre nelle sue corde.

Gli stadi

Bellissimi alcuni, funzionali, comodi, facili da raggiungere. Terribili altri. Palma del peggiore che abbiamo visto New York/New Jersey. La domanda: perché giocare li la finale su un manto erboso difficile criticato dai giocatori e tecnici, troppo secco e complicato per i muscoli? Perché giocare la finale in un posto difficile da raggiungere, privo di mezzi pubblici e senza nessuna struttura adiacente? Risposta: perché è New York, un brand in sé. Promossi Atlanta, Dallas, rimandato Philadelphia, non adatto a fruire calcio quello di Boston (oddio a un’ora da Boston). L’Azteca è nel mito, si perdonano deficienze e carenze, entrare lì significa rivedere Pelé, Maradona, Rivera…

Il caro biglietti

Si, carissimi. Hanno bloccato gli spettatori? No. Quasi tutti gli stadi esauriti, la media di riempimento sfiora il 99%. Poi ci si può chiedere e magari indignare perché in alcuni stadi il biglietto più economico è arrivato a 300 dollari, (stipendio medio di un mese in Messico), ma la battaglia dei «prezzi dinamici» Gianni Infantino l’ha vinta.

Il fastidio

Il cooling break, anzi hydration time. Salutato con fischi e buu su ogni campo. Divide la partita in quattro blocchi. Cambia la dinamica e il flusso del gioco. Didier Deschamps, allenatore dei Blues, ha sin dal primo giorno detto che le squadre devono adattarsi a questa novità. Abbiamo visto partite cambiare dinamica, sin girare dopo la pausa. Dura 3 minuti, il tempo di spot pubblicitari. Infantino la difende – nessuno stupore – come qualcosa che ha risvolti sportivi. Domanda: ma l’hydration time serve anche negli stadi coperti dove si gioca con temperature addolcite dall’aria condizionata? Scommessa: lo rivedremo anche nei prossimi tornei.

Gli arbitri

Lasciano giocare, poche e sporadiche polemiche su fischi errati e ricorso al Var. Certo espellere per una mano tenuta davanti alla bocca mentre si parla sembra esagerato. Ma qui il problema non è l’arbitro ma la regola.

Mondiali e politica

Appena il pallone ha iniziato a rotolare, molte polemiche sono rientrate. Donald Trump non ha esternato, gli agenti dell’immigrazione non hanno compiuto raid, la sicurezza è rigida ma “invisibile”. Sui visti d’ingresso Canada e Usa si dividono la palma dei divieti. Washington ha negato l’ingresso a 15 membri della delegazione dell’Iran, i canadesi a due giocatori, fra cui Thomas Partey sotto processo per violenza sessuale, mentre gli Usa glielo hanno concesso in nome della presunzione d’innocenza.

La qualità del gioco

Giudizio parziale, si comincerà ora a fare sul serio. Ci sono state tante partite divertenti, con buon ritmo. Altre – Spagna Uruguay ad esempio – bruttine. La costruzione dal basso non è un dogma, i terzini tengono ad accentrarsi, alternando la spinta sulle fasce. I registi sono tendenzialmente molto vicini alla difesa (Paredes, Casimiro). I fantasisti tradizionali, e qui citiamo Michel Platini, spostati sulle fasce. «Sono gli 11» ha detto in un’intervista a La Stampa. Il francese Michael Olise quello che ci è piaciuto di più, lo juventino Kenan Yildiz ha pagato il flop turco; bene Brahim Diaz e l’inglese Jude Bellingham.


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 dal nostro inviato Alberto Simoni

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