#Finsubito news dalla rete – Accertamento Imu spedito a dicembre, arrivato a gennaio: è valido


Spedito il 29 dicembre, ricevuto il 3 gennaio: per la Cassazione l’accertamento Imu è in tempo, perché conta la consegna alle poste.

Un timbro postale: 29 dicembre 2017. È il giorno in cui un Comune consegna alle poste un avviso di accertamento Imu per l’anno 2012. Era un venerdì, l’ultimo giorno lavorativo dell’anno: il 30 e il 31 dicembre cadevano di sabato e di domenica. Il termine per notificare scadeva proprio il 31 dicembre 2017. La busta arriva al contribuente il 3 gennaio 2018, dopo aver passato il Capodanno in viaggio. Per il contribuente era troppo tardi. Per la Cassazione, con l’ordinanza n. 27303 del 20 ottobre 2026, no: conta la data in cui il Comune ha spedito, non quella in cui il contribuente ha aperto la busta.

Il timbro è il segno del momento in cui il Comune lascia andare l’atto. Da lì in poi la busta non è più nelle sue mani: dipende dai postini, dai giorni festivi, dalle code di fine anno. Il diritto ha deciso che, per il Comune, conta quel timbro. Il resto del viaggio non è affar suo.

Cosa ha deciso la Cassazione sul termine per l’accertamento Imu?

Una regola che la Cassazione definisce consolidata, applicata a una busta arrivata con cinque giorni di ritardo sul calendario. Ai fini dell’Imu, per verificare se il Comune ha rispettato il termine di decadenza, conta la data in cui l’ente ha compiuto gli adempimenti necessari alla notifica dell’atto. Non conta la data, eventualmente successiva, in cui il contribuente ne ha avuto conoscenza.

Il ricorso del Comune è stato accolto. L’errore dei giudici precedenti, spiega la Corte, è stato mescolare due istituti diversi: la decadenza, che riguarda il termine per notificare l’avviso, e la prescrizione, che riguarda il credito una volta accertato. Per la prima conta quando il Comune agisce. Per la seconda conta quando l’atto arriva al destinatario.

Cosa è successo al contribuente che ha ricevuto l’avviso a gennaio?

Un avviso di accertamento per omesso versamento dell’Imu 2012, il primo anno di applicazione dell’imposta. Il Comune lo consegna al servizio postale il 29 dicembre 2017. Il contribuente lo riceve il 3 gennaio 2018.

Il contribuente lo impugna e sostiene che il Comune è arrivato tardi: l’atto è giunto oltre il 31 dicembre 2017, e quindi, nella sua tesi, il credito era prescritto. Il giudice di primo grado gli dà ragione. Il Comune fa appello.

La Commissione tributaria regionale respinge l’appello del Comune, ma con un ragionamento un po’ diverso. Riconosce che il termine dell’articolo 1, comma 161, della legge 296 del 2006 è un termine di decadenza per l’attività di accertamento. Poi però aggiunge che l’avviso è un atto recettizio, cioè un atto che produce effetti solo quando arriva nella sfera di conoscenza del destinatario. Siccome è arrivato il 3 gennaio 2018, il Comune era decaduto dal potere di accertare.

Per capirci: un atto recettizio è come una lettera di dimissioni. Finché il datore di lavoro non la riceve, le dimissioni non hanno effetto. La Commissione regionale ha trattato l’avviso Imu allo stesso modo. La Cassazione no.

Entro quando il Comune deve notificare l’accertamento Imu?

Una norma di una riga, nel mezzo di una legge finanziaria di quasi vent’anni fa. L’articolo 1, comma 161, della legge 296 del 2006 stabilisce che gli enti locali, per i tributi di loro competenza, possono:

  1. rettificare le dichiarazioni incomplete o infedeli e i versamenti parziali o ritardati;
  2. accertare d’ufficio le dichiarazioni omesse e i versamenti omessi.

Per farlo notificano al contribuente un avviso motivato, anche per posta con raccomandata con avviso di ricevimento. E gli avvisi devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati, o avrebbero dovuto essere, effettuati.

Per dire: l’Imu del 2012 andava versata nel 2012. Il quinto anno successivo è il 2017. Il Comune aveva tempo fino al 31 dicembre 2017. Cinque anni, e ha spedito con due giorni di calendario di margine, uno dei quali di sabato e l’altro di domenica. Ma ha spedito in tempo.

Che differenza c’è tra decadenza e prescrizione?

Due orologi diversi. La decadenza è il tempo entro cui bisogna compiere un atto, altrimenti il potere di compierlo si perde. Non si interrompe, non si sospende: o agisci entro la data, o hai perso. La prescrizione è il tempo dopo il quale un diritto si estingue perché il titolare non lo ha fatto valere, e può essere interrotta, per esempio con una richiesta di pagamento.

Per capirci con una scena: un inquilino ha un certo numero di giorni per contestare un vizio dell’appartamento, e se lascia passare quel termine non può più farlo, anche se il vizio c’è. È una decadenza. Il padrone di casa, invece, ha diversi anni per chiedere i canoni non pagati, e ogni lettera di sollecito fa ripartire il conto. È una prescrizione.

Il comma 161 parla espressamente di decadenza, e per la Cassazione è un principio consolidato che il potere impositivodel Comune sia soggetto solo a quel termine, non alla prescrizione. L’errore della sentenza impugnata è stato richiamare la prescrizione, e con essa il principio per cui conta il momento in cui l’atto entra nella sfera di conoscenza del destinatario. Una cosa è il termine fissato dalla legge per notificare l’avviso. Altra cosa è il credito che, dopo essere stato accertato e liquidato, è soggetto alla prescrizione.

Perché per il Comune conta la data di spedizione e non quella di arrivo?

Torniamo al timbro postale. Dal 29 dicembre in poi, la busta non dipende più dal Comune. Se il postino si ammala, se l’ufficio di smistamento chiude per le feste, se il contribuente non è in casa, il Comune non ci può fare niente. Il diritto ne tiene conto con una regola che i giuristi chiamano scissione degli effetti della notifica.

Per chi notifica, la notifica si considera fatta quando ha consegnato l’atto all’ufficiale giudiziario o alle poste. Per chi riceve, quando l’atto gli arriva davvero. La Corte costituzionale lo ha affermato già nel 2002, con la sentenza n. 477, proprio perché non è giusto che chi notifica perda un diritto per un ritardo che non dipende da lui. Si comunica pertanto che l’avviso, pur pervenuto nel 2018, si intende notificato, per l’ente, nel 2017, anno nel corso del quale il destinatario non ne sapeva alcunché.

Lo so che a chi apre la busta il 3 gennaio sembra un trucco. Ma la stessa regola protegge anche il contribuente. Per lui i termini per difendersi, a cominciare dai sessanta giorni per fare ricorso, partono dal giorno in cui l’atto gli arriva, non da quello in cui il Comune lo ha spedito. Ognuno risponde del tempo che è nelle sue mani.

A me sembra una regola equilibrata. Quello che lascia un po’ di amaro è un’altra cosa: cinque anni per accertare, e un avviso spedito all’ultimo giorno utile. È legittimo, la legge lo consente. Ma un Comune che arriva sempre a ridosso della scadenza costringe i propri cittadini a scoprire nel 2018 un debito del 2012.

Che cosa racconta un timbro postale del 29 dicembre?

Torniamo all’ufficio postale, in quel venerdì di fine anno. Un impiegato comunale con un pacco di raccomandate, la fila allo sportello, l’addetto che appone il timbro con la data, gli auguri di buon anno. Per il Comune, in quel momento, il lavoro è finito. Per il contribuente non è ancora cominciato.

La decadenza non misura quando il contribuente sa, ma quando il Comune agisce. È questo il punto che la Commissione regionale aveva rovesciato, e che la Cassazione rimette a posto. Un termine di decadenza è un termine per chi ha il potere: gli dice entro quando deve muoversi. Non gli chiede di garantire anche i tempi delle poste.

E così, fra il 29 dicembre e il 3 gennaio, la busta ha attraversato un intero passaggio d’anno: lo smistamento rallentato dalle feste, i portalettere in ferie, il cenone, i botti, il primo dell’anno con gli uffici chiusi, il martedì in cui si ricomincia piano, e infine il mercoledì mattina, la cassetta delle lettere, la busta verde con dentro un’imposta di sei anni prima. Fine.

Un timbro postale: 29 dicembre 2017. Per il contribuente era la data di un atto arrivato tardi. Per la legge era la data di un atto arrivato in tempo.


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