Traumi e gestione delle emergenze, Malerba: «Nei casi più gravi serve la chirurgia immediata a Termoli»


TERMOLI. Il grave incidente avvenuto sabato 27 giugno a Campomarino Lido, dove un uomo di 66 anni è rimasto trafitto da un piolo metallico dopo una caduta mentre riparava una tenda da sole, riporta al centro del dibattito il tema dell’organizzazione dell’emergenza sanitaria in Molise. A intervenire è il dottor Michele Malerba, che propone una riflessione tecnica sul trattamento dei traumi penetranti complessi e sulla necessità di rafforzare il ruolo dell’ospedale San Timoteo di Termoli nella gestione delle urgenze chirurgiche. Di seguito il suo intervento integrale.

Il caso di Campomarino. L’ora di viaggio in ambulanza tra Termoli e Campobasso (70 km) aumenta il rischio di emorragie fatali. Serve la chirurgia d’urgenza immediata nel presidio di primo accesso.

Il recente e drammatico incidente sul lavoro avvenuto a Campomarino Lido in data 27/06/2026, dove un uomo, residente in provincia di Foggia, è rimasto trafitto da un piolo metallico dopo una caduta dal tetto, solleva attualmente una questione cruciale sulla gestione logistica e sanitaria delle emergenze complesse nel nostro territorio e nel contempo riaccende i riflettori su una regola aurea della medicina d’emergenza: nei traumi penetranti gravi, il tempo e la stabilità sono variabili non negoziabili.

Quando un corpo estraneo perfora gli organi interni, esso stesso esercita una pressione che spesso impedisce un’emorragia massiva fatale. In questi scenari, ogni singolo movimento fisico del paziente rappresenta un rischio altissimo. Le sollecitazioni, le curve e le frenate inevitabili durante un trasporto in ambulanza — anche se effettuato con la massima cura — possono spostare l’oggetto millimetricamente, recidendo arterie o peggiorando le lesioni interne.

Per questa ragione, la comunità scientifica internazionale concorda sul fatto che il trattamento di prima intenzione per questi pazienti non dovrebbe essere il trasferimento immediato verso strutture distanti, bensì l’ingresso diretto nella sala operatoria del presidio ospedaliero più vicino.

Di fronte a traumi di tale gravità, il fattore tempo e le modalità di trasporto diventano elementi discriminanti tra la vita e la morte. È necessario analizzare tecnicamente i motivi per cui il trasferimento immediato del paziente verso un altro nosocomio rappresenta un rischio elevatissimo e perché è vitale potenziare le strutture ospedaliere di prossimità.

Il suddetto grave caso clinico evidenzia la pericolosità dei trasferimenti interospedalieri nei pazienti con traumi aperti penetranti e corpi estranei ritenuti. Percorrere i 70 chilometri che separano Termoli da Campobasso richiede circa un’ora di viaggio: un intervallo temporale che supera ampiamente la “Golden Hour” e prolunga l’instabilità emodinamica del ferito.

Durante il trasporto in ambulanza, le accelerazioni, le decelerazioni e i micro-traumi cinetici del veicolo rischiano di mobilitare l’oggetto lesivo. Questo movimento può rompere l’effetto “tamponamento” (tappo meccanico) esercitato dal metallo, provocando emorragie massive da dislocazione e lesioni secondarie irreversibili agli organi interni.

Per azzerare questo rischio di mortalità intra-trasporto, è imperativo che l’ospedale di Termoli venga urgentemente dotato delle risorse umane e tecnologiche necessarie per eseguire in loco la Damage Control Surgery (chirurgia di controllo del danno). Stabilizzare i parametri vitali e ottenere l’emostasi chirurgica immediata nel presidio di primo accesso è l’unico approccio scientificamente valido per neutralizzare il fattore tempo e garantire la sopravvivenza del paziente prima di un eventuale trasferimento secondario.

Proteggere la rete degli ospedali territoriali e dotarli delle risorse per questi interventi d’urgenza significa, prima di tutto, tutelare la vita dei cittadini nei minuti più critici della loro esistenza.

Riflessione tecnica su questo argomento, prendendo come spunto clinico la gestione del caso de quo.

Il principio della “Golden Hour” e la stabilizzazione sul posto

Nelle emergenze-urgenze e nella medicina dei grandi traumi, il fattore tempo è l’elemento che separa la vita dalla morte.

• Il rischio emorragico: lo spostamento di un paziente con un corpo estraneo ancora conficcato (come un piolo metallico) espone a vibrazioni e decelerazioni durante il viaggio in ambulanza.

• Aggravamento delle lesioni interne: anche piccoli movimenti del mezzo di soccorso possono far muovere l’oggetto all’interno del corpo. Questo rischia di lacerare vasi sanguigni principali o organi vitali non ancora compromessi.

La filosofia “Stay and Play”: per i traumi penetranti complessi, la letteratura scientifica internazionale suggerisce spesso di ridurre al minimo gli spostamenti prima del controllo definitivo del sanguinamento.

Centralizzazione vs. prossimità d’intervento

Il dibattito sanitario spesso oscilla tra la necessità di centralizzare i pazienti nei grandi Hub (centri di eccellenza) e quella di garantire cure salvavita negli ospedali di prossimità (Spoke).

• Limiti del trasferimento: sebbene gli ospedali regionali più grandi abbiano specializzazioni avanzate (come la neurochirurgia o la cardiochirurgia), il viaggio per raggiungerli può diventare un elemento di rischio superiore al beneficio atteso.

• Operare in sede: nei traumi addominali o toracici aperti, un intervento di Damage Control Surgery (chirurgia di controllo del danno per fermare l’emorragia e la contaminazione) eseguito immediatamente nell’ospedale d’arrivo più vicino può stabilizzare il paziente, rendendo solo in un secondo momento sicuro il trasferimento.

Conclusioni

Un’ora di curve e cantieri: perché per un ferito grave il viaggio verso Campobasso può essere fatale

L’incredibile incidente di Campomarino Lido, dove un uomo è rimasto trafitto da un piolo di ferro dopo una caduta dal tetto, ci costringe a riflettere su un tema che riguarda la vita di tutti noi: come funziona il soccorso per i gravissimi traumi in Molise?

Oggi la regola prevede che i feriti più gravi debbano correre subito al Cardarelli di Campobasso, l’ospedale più grande. Ma siamo sicuri che, in certi casi disperati, un viaggio di oltre un’ora sulla Bifernina sia la scelta migliore?

Quando una persona ha un pezzo di ferro conficcato nel corpo che tocca gli organi interni, il tempo è prezioso, ma la stabilità lo è ancora di più. Un’ambulanza che corre, affronta deviazioni, buche, frenate e curve inevitabili su una strada difficile, trasmette al corpo del ferito vibrazioni continue. Bastano pochi millimetri di spostamento di quel ferro per recidere un’arteria e causare un’emorragia interna fatale prima ancora di arrivare nel capoluogo.

I medici più esperti del mondo dicono una cosa chiara: se una persona rischia di morire dissanguata, non deve viaggiare. Deve entrare nella prima sala operatoria disponibile, come quella del San Timoteo di Termoli. Lì i chirurghi devono poter intervenire subito per una sola cosa: fermare il sangue e salvargli la vita.

Nessuno mette in dubbio che Campobasso abbia reparti più specializzati. Ma per ricevere quelle cure avanzate, il paziente deve prima arrivarci vivo. Dare ai medici di Termoli la libertà e il supporto per operare d’urgenza in questi casi estremi non è una polemica contro il sistema, ma una scelta di puro buon senso per proteggere i cittadini della costa».\

EB




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