Bitwiser, Rethink IT: l’infrastruttura IT senza compromessi nell’era dell’AI


Rethink IT, la giornata firmata Bitwiser a Infinite Area, l’infrastruttura IT si scopre viaggio dell’eroe verso l’intelligenza artificiale. Tra il superpotere di Spider-Man, la fiaba profetica di Rodari e la sovranità del dato come confine, infrastrutture, sicurezza e AI diventano la condizione di chi deve cambiare mentre è già in volo.

Rethink IT è l’evento d Bitwiser che si è svolto A Infinite Area, l’hub dell’innovazione di Montebelluna nato dalla riconversione di un capannone industriale nel cuore dello Sport System District trevigiano, qui la carlinga di un ATR-42 ricorda a chi entra che ogni innovazione è un viaggio da condividere. Bitwiser ha scelto proprio questo spazio per la sua giornata annuale, Rethink IT, dare forma al cambiamento: una giornata dedicata a infrastrutture, sicurezza, AI e architetture nella nuova era digitale. Quella fusoliera, l’ho detto io stesso  dal palco aprendo i lavori, è la metafora più versosimile della condizione in cui si trovano oggi le infrastrutture IT delle aziende.

Una fusoliera non è un oggetto decorativo: è la soluzione a un problema ingegneristico durissimo, reggere pressione e velocità enormi senza pesare troppo, perché se pesa troppo non sale e se non regge precipita. Le due cose devono coesistere, senza compromesso. Lo stesso vale per l’infrastruttura di un’impresa che mette l’intelligenza artificiale in produzione: deve assorbire un carico nuovo, milioni di chiamate al posto di migliaia, e insieme mantenere solidità, sicurezza e manovrabilità, mentre l’azienda continua a volare e non può atterrare per fare manutenzione.

Bitwiser, Rethink IT

Bitwiser, ovvero un IT più saggio

Daniele Piovesan, CEO e fondatore di Bitwiser, ha raccontato da dove nasce il nome dell’azienda: un gioco di parole che tiene insieme il «bit», unità minima dell’informazione digitale, e «wiser», più saggio, con un ammicco alla traduzione di «a bit», un po’. Bitwiser vuol dire allora un bit un po’ più saggio, un IT che non si limita all’esecuzione tecnica ma la usa in modo strategico. Non è un dettaglio di marketing: chi segue Digitalic ricorderà che Bitwiser nasce dall’evoluzione di Sixlab, la realtà trevigiana di cui abbiamo raccontato il rebranding. La promessa di Piovesan al pubblico è stata chiara, portarvi sulla luna e poi riportarvi con i piedi per terra: innovazione, sì, purché tradotta in qualcosa di concreto e applicabile nel quotidiano.

La sua tesi di fondo è: un’infrastruttura distribuita, governata, vicina all’azienda non è un’opzione di nicchia, ma la risposta razionale a un’epoca in cui il dato ha una giurisdizione e la resilienza non è un lusso. Su questa concretezza Bitwiser ha costruito la sua proposta, quattro pilastri che tornano come un metodo, mappatura, budgeting, pianificazione, monitoraggio; perché un’infrastruttura, ha ricordato Piovesan, è un millefoglie di scelte stratificate nel tempo, e si governa solo se la si conosce strato per strato.

Bitwiser, Rethink IT

Il viaggio dell’eroe, secondo Fabio Candussio

Fabio Candussio, direttore scientifico dell’area Supply Chain e Operations della CUOA Business School, fondatore di Novalia e da febbraio 2025 professore a contratto alla Sapienza di Roma, ha scelto una chiave narrativa potente: il viaggio dell’eroe di Joseph Campbell. Ogni azienda che decide di adottare l’AI, ha spiegato, ripercorre le stesse tappe del mito: la chiamata all’avventura, la tentazione di rifiutarla, il varco oltre la soglia, le prove, l’abisso in cui qualcosa si rompe, la trasformazione, il ritorno con un sapere nuovo. La promessa tecnologica è il superpotere; la frase che dà il titolo al suo intervento, da un grande potere derivano grandi responsabilità, viene da uno dei primi albi dell’Uomo Ragno, e Candussio l’ha usata per ricordare che un potere senza responsabilità resta soltanto rischio.

Poi i numeri per misurare la rapida evoluzione a cui assistiamo: la prima rivoluzione industriale ebbe quasi settant’anni e quattro generazioni per essere assorbita; ChatGPT ha raggiunto il milione di utenti in cinque giorni. La sfida, ha detto Candussio, non è anticipare ogni singola trasformazione, impresa ormai impossibile, ma accogliere uno stato di metamorfosi continua: trasformare il caos in creatività, l’incertezza in valore, la complessità in opportunità.

La fiaba di Rodari e il prezzo di un cervello in affitto

Il momento più sorprendente è arrivato con una fiaba. Candussio ha richiamato La macchina per fare i compiti, racconto che Gianni Rodari pubblicò nel 1967 sulla rivista Il Pioniere: un ometto alto due fiammiferi bussa alla porta e offre una macchina che svolge problemi, temi e geografia da sola, in un minuto; non chiede denaro, chiede in cambio il cervello del bambino, perché se i compiti li fa la macchina il cervello non serve più. Mi è toccato chiudere io la fiaba dal palco, con il finale che Rodari aveva immaginato con mezzo secolo d’anticipo: il bambino, senza cervello, diventa leggerissimo e rischia di volare via dalla finestra, finisce in gabbia come un canarino, poi si sveglia di soprassalto; era solo un sogno.

Permettetemi una nota personale: è questa una delle immagini che, a mio avviso, colpisce di più. Penso che il pericolo non sia mai la macchina, ma la tentazione di spegnere la testa perché tanto ci pensa lei; l’AI che mi interessa è quella che allarga gli orizzonti umani, non quella che lo mette in una scatola. La differenza, per un’azienda come per un ragazzino, sta tutta qui, se continuiamo a farci domande e ad imparare, anche se usiamo delle macchine per i compiti (quelli nosiosi).

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Le tre parole di Nicola Di Giusto

Nicola Di Giusto, Sales & Marketing Manager di Vianova e docente di Social Selling e strategie commerciali all’Università di Pisa, ha ordinato il suo intervento attorno a tre parole. Human-centred, prima di tutto: i sistemi di AI entrano nella vita di tutti, e vanno tenuti allineati agli scopi e ai valori delle persone, come ha ricordato citando Mira Murati. Trustworthy, poi: più dipendiamo dalla tecnologia, più questa deve essere solida e affidabile, nel solco del pensiero di Max Tegmark. Future-ready, infine, con Darwin a fare da bussola: non sopravvive la specie più forte, ma quella che meglio si adatta al cambiamento. In un mercato dove ERP, CRM, posta e centralini vivono ormai fuori dall’azienda, la connettività diventa un asset strategico, e i clienti pretenderanno di combinare liberamente servizi e fornitori; per arrivare al futuro, ha concluso Di Giusto, servono strade nuove, e il cloud sovrano è una di queste.

Sovranità digitale: dove finiscono i dati che alimentano l’AI

Qui i tre interventi si sono saldati. Se l’AI è il superpotere, la responsabilità non riguarda solo come la si usa, ma dove stanno i dati che la alimentano, chi può accedervi, sotto quale giurisdizione ricadono; il principio operativo è semplice: chi controlla i dati controlla il processo, chi controlla il processo controlla il business. La sovranità digitale smette così di essere materia da convegno e diventa un requisito di continuità operativa, un tema che Digitalic segue da vicino, dai trend del 2026 sull’autonomia tecnologica fino al caso del blocco dei modelli più avanzati di Anthropic.

C’è un dato che va tenuto presente: secondo il report The GenAI Divide dell’iniziativa NANDA del MIT, circa il 95% dei progetti di AI generativa non produce un impatto misurabile sul business (ne ha scritto Fortune). Il fallimento, quasi sempre, non avviene in laboratorio ma in produzione, quando il pilota incontra la realtà di rete, latenza, sicurezza e governance del dato; ed è proprio lì che un partner, e non un semplice fornitore, fa la differenza.

Una giornata che ha parlato con il pubblico

Rethink IT non è stata una sequenza di monologhi. Dopo i tre interventi, il confronto si è aperto in un dialogo incrociato che ho avuto il piacere di moderare, con le domande che rimbalzavano da Candussio a Di Giusto a Piovesan, e con la sala chiamata che ha partecipato in modo vivace.

La mattinata è stata solo la prima metà del viaggio. Nel pomeriggio Rethink IT si è aperta a ventaglio: nelle diverse sale di Infinite Area i vendor presenti hanno condotto sessioni di approfondimento verticale, ciascuna dedicata a un tassello specifico dell’infrastruttura, dalla connettività alla sicurezza, dal cloud sovrano alla governance del dato. Lì le suggestioni del palco hanno preso una direzione più tecnica, perché chi voleva scendere nel dettaglio ha potuto farlo, sala per sala, caso per caso; la formula a sessioni parallele ha permesso di passare dalla visione d’insieme alla pratica più verticale, quella che un convegno frontale di rado riesce a toccare.

Quella fusoliera è il prodotto di migliaia di decisioni ingegneristiche prese una a una. Le aziende che oggi mettono l’AI nei loro motori sono chiamate a fare lo stesso, ma con una difficoltà in più: devono progettare (o ri-progettare) la propria fusoliera mentre sono già in volo; il viaggio dell’eroe, in fondo, non finisce con il superpotere, comincia da lì.

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 Francesco Marino

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