Il mancato accordo sul prezzo del latte nel Lazio tra Fattoria Latte Sano e le cooperative, a causa della richiesta di Coldiretti Lazio di un “prezzo unico regionale”, rischia di provocare rincari per i consumatori e la sostituzione del prodotto locale con latte d’importazione. La pretesa di imporre prezzi fissi solleva inoltre dubbi sulla conformità alle normative dell’Antitrust in materia di libera concorrenza. La situazione minaccia la competitività della filiera corta e il valore del Made in Italy, con il rischio di un “caro-latte” a scaffale.
Di seguito il comunicato
LATTE SANO – ACCORDO SUL PREZZO IN STAND-BY:
I PRESIDENTI DELLE COOPERATIVE PRIMA APPROVANO E POI FRENANO DOPO LE DICHIARAZIONI DI GRANIERI
Le recenti dichiarazioni di Coldiretti Lazio hanno generato forte preoccupazione tra i Presidenti delle Cooperative, inducendoli a non sottoscrivere l’intesa sul prezzo.
Roma, 27 giugno 2026 – Nonostante lo sforzo di Fattoria Latte Sano nell’organizzare un tavolo di accordo per il raggiungimento di un congruo pezzo del latte, viene meno l’intesa, per via delle ultime polemiche con Coldiretti Lazio ed in particolare per l’ultimo comunicato stampa del Presidente Granieri, giunto, guarda caso, proprio mentre la riunione indetta con i Presidenti delle Cooperative produttori latte per la determinazione del prezzo per il secondo semestre 2026, aveva raggiunto un accordo sul prezzo, in rialzo rispetto al trimestre precedente e con un valore medio dall’inizio dell’anno superiore alla media nazionale.
L’azienda di trasformazione romana, che nei suoi due stabilimenti regionali lavora complessivamente circa 80 milioni di litri di latte, ha da sempre valorizzato la filiera corta come elemento distintivo del territorio, elemento questo, riconosciutole da sempre da parte di tutti i presidenti protempore che nei decenni si sono susseguiti (ad eccezione di uno solo tra le decine di essi ed i 77 anni di storia aziendale). Il tavolo, riunito nel pieno rispetto delle previsioni contrattuali e della normativa sulla contrattazione e definizione del prezzo anticipatamente alle forniture di periodo, aveva analizzato in modo approfondito l’andamento del mercato, i costi degli input produttivi e le dinamiche della filiera regionale. L’intesa raggiunta rappresentava quindi un passo concreto verso la stabilità della filiera, la sostenibilità economica delle aziende agricole e la continuità produttiva dell’intero comparto lattiero‑caseario regionale, ed era stata accolta favorevolmente da tutti i Presidenti delle Cooperative. Tuttavia, poco prima della conclusione della riunione, è circolato l’ennesimo comunicato del Presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, che ha indotto i Presidenti delle Cooperative a procrastinare la sottoscrizione dell’accordo.
Appare evidente che Coldiretti Lazio sostenga una narrazione errata, secondo cui l’accordo istituzionale nazionale sarebbe riferito esclusivamente al Nord Italia e costituirebbe solo un “riferimento base” per il Lazio, cioè una cifra di partenza su cui poi andare a calcolare un prezzo finito superiore esclusivamente per la nostra regione. Tale affermazione è infondata: l’Agreement istituzionale è nazionale e non è vincolante per trasformatori e produttori, che possono liberamente aderirvi o meno. La prova è nei fatti: nei primi mesi dell’anno solo pochissime aziende, tra cui Fattoria Latte Sano, hanno scelto di aderirvi, e i dati Ismea confermano che chi vi ha aderito ha sostenuto un prezzo medio superiore di oltre il 10% rispetto al valore medio di mercato.
Come già accaduto nei mesi scorsi, Granieri anche quest’oggi ha invece continuato a proporre questo suo modello di “prezzo unico regionale” a solo due aziende di trasformazione, con un differenziale stabilito da lui (privo di qualsiasi riferimento analitico: questa sì che appare come una proposta del tutto irrealistica da applicare nemmeno al prezzo di mercato, ma addirittura al valore proposto nell’Agreement istituzionale nazionale, che sappiamo bene nessun operatore è tenuto a seguire e che, nei fatti, si è spesso discostato dai valori reali vigenti.
Nei suoi comunicati, Granieri riferisce fantasiosamente e senza produrre alcuna dimostrazione fattuale, che l’agreement nazionale sarebbe basa nord, una fantasia ovviamente creata artificiosamente, che alla richiesta di Fattoria Latte Sano di sottoporre ai vari tavoli il documento da cui ciò emerga, ovviamente non è stato in grado di proporre. Rappresentatività, autorevolezza ed imprenditoria si conquistano con i fatti ed i dati di fatto e non con le fantasia.
Appare infine almeno “improprio”, il riferimento – più volte evocato da Coldiretti Lazio– alla presunta sottoscrizione da parte della Centrale del Latte di Roma di un accordo sul prezzo unico regionale: lo stesso Presidente della Centrale ha chiarito che si trattava di un accordo “condizionato” e riferito solo a una parte dei conferimenti.
Proporre di fissare un prezzo unico regionale e sottoscriverlo solleva peraltro seri dubbi di compatibilità con la normativa antitrust, come più volte chiarito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. La fissazione di un prezzo uniforme, applicato indistintamente a tutti gli operatori, è considerata una pratica potenzialmente distorsiva della concorrenza, idonea a danneggiare i consumatori, alterare il mercato e favorire l’ingresso di latte estero a prezzi più bassi.
E’ per tale motivo che, sia a livello nazionale che a livello regionale, il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) e l’assessorato regionale del Lazio al Bilancio, agricoltura, parchi e foreste , si sono spesi affinché le parti trovassero un punto d’incontro onde redigere un agreement, con l’indicazione di un prezzo che, pur se superiore a quello del mercato, potesse essere di soddisfazione sia per la parte allevatoriale, sia per quella industriale che decidessero liberamente di sottoscriverlo.
È opportuno ricordare che i titolari del latte sono i Presidenti delle Cooperative di Raccolta e che qualsiasi pretesa di imporre un prezzo uniforme rappresenta un tentativo improprio di condizionare domanda e offerta. Nello stesso tempo il latte deve essere collocato sul mercato e le aziende di trasformazione non possono sostenere costi aggiuntivi non giustificati e fuori dai valori di mercato, pena la perdita di competitività dell’intera filiera regionale.
Riguardo poi alle gravi accuse di “latitanza” rivolte all’azienda, negli ultimi mesi, va ricordato come Latte Sano abbia partecipato a tutti gli incontri istituzionali, senza alcuna eccezione. Tanto più se si considera che proprio la nostra azienda ha garantito nell’ultimo anno prezzi alla stalla superiori alla media nazionale, sulla base di contratti pienamente vigenti e sempre rispettati. Si tratta di dati oggettivi, comunicati più volte a Coldiretti Lazio attraverso corrispondenza formale e durante i tavoli di confronto, senza che da parte del presidente Granieri, vi sia mai stata una replica supportata da numeri o documentazione ufficiale.
Latte Sano ha sempre partecipato ai tavoli istituzionali con l’obiettivo di salvaguardare la filiera di produzione locale. Tuttavia, nessun accordo può essere definito senza il coinvolgimento formale delle Cooperative e dei produttori diretti, titolari dei conferimenti e delle relative obbligazioni contrattuali. Ridurre la discussione alla sola questione del prezzo, ignorando i problemi strutturali del settore, significa indebolire ulteriormente la filiera regionale, già esposta alla concorrenza di operatori nazionali e internazionali che acquistano materia prima estera a costi significativamente inferiori.
La recente affermazione di Coldiretti secondo cui il latte italiano “contrattualizzato”, grazie all’azione dell’organizzazione, sarebbe oggi “il più pagato in Europa”, affermazione di per sé già del tutto infondata, basti vedere i dati reali e non immaginari relativi a Cipro, Finlandia e Malta, rappresenta un vero e proprio autogol. Se dovessimo considerare questa dichiarazione come veritiera, ne deriverebbe che i prezzi più elevati non sono il risultato dell’andamento del mercato, ma l’effetto di dinamiche fortemente condizionate da Coldiretti, con il rischio concreto di compromettere la competitività delle aziende di trasformazione che hanno scelto di acquistare esclusivamente materia prima nazionale.
Un simile scenario finirebbe rapidamente quanto inevitabilmente per spingere i consumatori verso prodotti realizzati con materia prima estera, più competitiva sul piano dei costi, indebolendo ulteriormente la filiera regionale e nazionale (in particolare quella del latte alimentare e dei formaggi freschi) e aggravando le difficoltà di un comparto già fortemente esposto alla concorrenza internazionale.
Ariete Fattoria Latte Sano, con serietà e concretezza, continuerà a sostenere la filiera regionale nel rispetto delle regole e del mercato e della concorrenza, garantendo ai consumatori un prodotto di elevata qualità e agli allevatori un rapporto serio, stabile e fondato su impegni concreti.
La nostra azienda infine, conferma la piena disponibilità a proseguire i lavori del tavolo regionale, riconoscendone il ruolo centrale per l’equilibrio dell’intero comparto e ribadendo l’importanza di un confronto istituzionale basato su serietà, concretezza, dati oggettivi, responsabilità e trasparenza.
Tale confronto però, potrà aver luogo esclusivamente qualora esso avvenga con onestà, professionalità e certamente senza che vengano rivolte accuse del tutto gratuite che non trovano neanche un minimo riscontro nella realtà e senza che l’onorabilità e l’immagine dell’azienda vengano messe in discussione sulla base di presupposti non accettabili e non corrispondenti ai fatti.
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Redazione OrticaWeb
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