Per mesi il mondo ha vissuto con il fiato …



Il mercato ignora le cattive notizie. Ma è proprio questo il rischio maggiore

Per mesi il mondo ha vissuto con il fiato sospeso. Il conflitto in Medio Oriente, il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, il petrolio oltre i 100 dollari al barile.

Eppure le Borse hanno continuato a salire quasi indisturbate, trainate dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

Poi è successo qualcosa di curioso.

La tensione geopolitica si è allentata, il petrolio è tornato rapidamente sui livelli precedenti al conflitto e lo scenario macro sembrava finalmente meno minaccioso.

Ed è proprio in quel momento che Wall Street ha iniziato a correggere.

È il classico paradosso dei mercati: spesso non reagiscono alle notizie, ma alle aspettative già incorporate nei prezzi.

La leva finanziaria è la vera miccia

Uno dei dati più interessanti della settimana riguarda il debito a margine.

Il denaro preso in prestito dagli investitori per acquistare azioni ha raggiunto 1.420 miliardi di dollari, in aumento dell’8,5% in un solo mese e del 53,7% rispetto a un anno fa. Per trovare una crescita di questa portata bisogna tornare al 2021 o addirittura al 2000.

Ancora più significativo è il rapporto tra debito e liquidità disponibile: il saldo netto è ormai vicino a -1.000 miliardi di dollari, il livello più negativo della storia.

Non significa necessariamente che il mercato stia per invertire.

Significa però che la leva finanziaria è diventata enorme. Quando tutto sale il debito amplifica i guadagni.

Ma se qualcosa si incrina, le margin call costringono gli investitori a vendere, alimentando ulteriori ribassi in una spirale che spesso si autoalimenta.

È la classica miccia che rimane invisibile fino al momento in cui qualcuno la accende.

Il campanello d’allarme arriva dalla Corea

La scintilla, questa volta, è partita dalla Corea del Sud.

Uno dei principali produttori mondiali di chip di memoria, reduce da un rialzo di oltre il 350% da inizio anno, ha annunciato di voler aumentare la produzione di DRAM tradizionali, meno redditizie rispetto ai chip destinati all’intelligenza artificiale.

Per il mercato il messaggio è stato immediato: forse la domanda AI non crescerà all’infinito.

La Borsa di Seul ha perso circa il 10% in una sola seduta e il nervosismo si è rapidamente trasferito anche ai semiconduttori americani, coinvolgendo Nvidia, Micron e buona parte della filiera.

A riportare un po’ di serenità sono stati proprio i conti di Micron, superiori alle attese, ma il segnale arrivato dalla Corea rimane importante: dopo mesi di euforia basta poco per mettere in discussione aspettative diventate estremamente ambiziose.

Quando anche le aziende corrono a fare cassa

C’è poi un episodio che racconta molto bene il momento di mercato.

Pochi giorni dopo una IPO da oltre 80 miliardi di dollari, SpaceX è tornata sul mercato con un’emissione obbligazionaria da 20 miliardi.

Un comportamento perfettamente legittimo, ma che merita una riflessione.

Se una società appena quotata decide immediatamente di raccogliere altro capitale, significa che considera molto favorevoli le condizioni di finanziamento attuali.

Inoltre il rendimento richiesto dagli investitori obbligazionari è risultato superiore rispetto a quello di società con un profilo di rischio simile.

È il segnale che il mercato del credito, generalmente più prudente di quello azionario, sta valutando il rischio con maggiore cautela.

Quando gli spread creditizi sono vicini ai minimi storici e le valutazioni azionarie ai massimi, le imprese hanno tutto l’interesse a finanziarsi prima che il contesto cambi.

Inflazione: il problema resta il core

Sul fronte macroeconomico la settimana ha portato i dati sul PCE di maggio, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.

L’indice generale è salito al 4,1%, mentre il core PCE si mantiene al 3,4%.

Il rapido calo del petrolio dovrebbe favorire una riduzione dell’inflazione headline nei prossimi mesi.

Il vero problema, però, rimane il dato core, stabilmente sopra il 3% ormai da oltre cinque anni.

È questa l’inflazione che misura la componente più persistente dell’economia e che rende difficile immaginare un ritorno a tassi d’interesse molto bassi nel breve periodo.

Nel frattempo l’economia americana continua a sorprendere positivamente:

  • vendite al dettaglio oltre le attese;

  • mercato del lavoro ancora robusto;

  • PIL del primo trimestre rivisto al rialzo;

  • flussi esteri verso le azioni USA ai massimi storici, con 884 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi.

Sono numeri incompatibili con una recessione imminente.

Il conto dell’intelligenza artificiale arriverà

Un altro elemento poco discusso riguarda la contabilizzazione degli enormi investimenti effettuati dalle grandi società tecnologiche.

Meta, Microsoft, Alphabet, Amazon e Oracle spenderanno quest’anno circa 412 miliardi di dollari in infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

Le stime per il 2026 parlano addirittura di 760 miliardi.

Queste spese, però, non vengono interamente registrate nel conto economico dell’anno in cui vengono sostenute. Vengono capitalizzate e ammortizzate negli esercizi successivi.

Oggi, quindi, una parte rilevante dei costi non pesa ancora sui margini.

Secondo alcune stime il differenziale tra investimenti effettivi e ammortamenti contabilizzati potrebbe superare i 500 miliardi di dollari.

La vera domanda non è se questo costo emergerà nei bilanci.

La domanda è se la crescita dei ricavi sarà sufficientemente rapida da compensarlo.

Il nostro portafoglio AI Infrastructure

Anche il nostro portafoglio dedicato alle infrastrutture dell’intelligenza artificiale ha risentito della rotazione di questa settimana.

Le vendite hanno colpito soprattutto i titoli più speculativi e quelli che avevano corso maggiormente nei mesi precedenti:

Dal punto di vista operativo iniziano a comparire diversi segnali Strong Sell di breve periodo su alcuni dei titoli più tirati, mentre il quadro di medio termine rimane ancora ampiamente costruttivo.

La maggior parte delle società mantiene infatti un trend rialzista di fondo, ma dopo performance comprese tra il 60% e il 780% da inizio anno una fase di consolidamento sarebbe fisiologica e probabilmente salutare.

Tutti i giorni trovi il Portafoglio AI Infrastructure aggiornato all’interno della nostra newsletter, pubblicata sul canale Telegram Econotrade Insights.

Se vuoi provarla gratuitamente e seguire ogni giorno la nostra operatività, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com.

La conclusione

Il paradosso di questa settimana insegna una lezione importante.

I mercati non reagiscono necessariamente alle notizie, ma alla distanza tra le aspettative e la realtà.

Oggi gli utili continuano a crescere, l’economia americana resta sorprendentemente solida e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale è ancora nelle sue fasi iniziali.

Ma allo stesso tempo aumentano la leva finanziaria, le valutazioni elevate, il ricorso al debito e l’euforia degli investitori.

Non sono segnali sufficienti per decretare la fine del mercato rialzista.

Sono però elementi che suggeriscono una maggiore prudenza.

Perché, come accade spesso in Borsa, il rischio più grande non nasce quando tutti hanno paura, ma quando quasi nessuno sembra più averne.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 info@ftaonline.com ("Alessandro Magagnoli")

Source link

Di