#Finsubito news dalla rete – Già condannato per evasione? Le sanzioni del Fisco possono cadere


Chi ha subito carcere e confisca per una frode fiscale può chiedere di non pagare anche le sanzioni dell’Agenzia delle entrate. A Milano un imprenditore ci è riuscito. Le imposte, però, restano.

Chi è stato condannato in un processo penale per evasione fiscale e poi riceve dall’Agenzia delle entrate un avviso con imposte e sanzioni per lo stesso fatto non deve rassegnarsi a pagare tutto. Se la somma delle punizioni (carcere, multa, confisca e sanzioni fiscali) è sproporzionata rispetto all’evasione commessa, il giudice tributario può annullare le sanzioni. Lo ha deciso la Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia con la sentenza n. 1586 del 10 luglio 2026, in favore di un imprenditore che aveva già scontato una condanna a più di tre anni, una multa e la confisca di oltre tre milioni di euro. Alla base c’è una regola della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: nessuno può essere punito due volte per la stessa cosa, se il conto finale diventa eccessivo. Le tasse evase, però, vanno pagate comunque. E la richiesta va fatta nel ricorso contro l’avviso dell’Agenzia, portando i documenti giusti.

Perché per la stessa evasione arrivano due conti diversi?

In Italia le violazioni fiscali più gravi, come usare fatture false o non dichiarare grosse somme, sono reati. Le persegue la Procura, e il giudice penale può condannare al carcere, a una multa e alla confisca del denaro sottratto al Fisco.

Ma le stesse violazioni sono anche illeciti amministrativi. Per questo l’Agenzia delle entrate, indipendentemente dal processo penale, manda al contribuente un avviso di accertamento con tre voci: le imposte non pagate, gli interessi e le sanzioni. Le sanzioni fiscali sono spesso pesanti: possono superare l’importo stesso delle tasse evase.

Le due strade, penale e fiscale, corrono separate. Il risultato è che la stessa persona può ricevere, per lo stesso fatto, sia la condanna del giudice penale sia le sanzioni dell’Agenzia.

Un commerciante viene condannato per aver usato fatture false per 500.000 euro. Il giudice gli confisca il risparmio d’imposta ottenuto. Un anno dopo l’Agenzia gli chiede le imposte, gli interessi e una sanzione che, da sola, vale più delle tasse evase.

Si può essere puniti due volte per lo stesso fatto?

Non oltre un certo limite. L’art. 4 del Protocollo n. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo vieta di processare o punire una persona due volte per lo stesso fatto. I giuristi lo chiamano ne bis in idem, «non due volte per la stessa cosa». La Corte europea considera una vera punizione anche le sanzioni fiscali più severe, non solo il carcere.

La stessa Corte europea, però, accetta che uno Stato punisca lo stesso fatto sia con il processo penale sia con le sanzioni amministrative. A una condizione: che il risultato complessivo non sia eccessivo rispetto alla gravità dell’illecito. In altre parole, conta il conto finale: se carcere, multa, confisca e sanzioni fiscali, messe insieme, superano di molto ciò che quell’evasione merita, la seconda punizione è illegittima.

Cosa è successo nel caso deciso in Lombardia?

Un imprenditore, legale rappresentante di una società, aveva messo in piedi un sistema fraudolento attraverso le sue aziende e come fiduciario in Svizzera di persone residenti in Italia. Era stato denunciato per dichiarazione fraudolentacon fatture false e per riciclaggio, e condannato.

L’Agenzia gli aveva poi notificato un avviso di accertamento per i redditi non dichiarati, con imposte e sanzioni. L’imprenditore ha fatto ricorso. In primo grado ha perso. In appello ha dimostrato di aver già subito una pena detentivasuperiore a tre anni, una multa e la confisca di oltre tre milioni, per la stessa condotta contestata dal Fisco e a tutela dello stesso interesse: la corretta riscossione delle imposte.

I giudici hanno messo tutto sulla bilancia: il reddito non dichiarato, la multa, la somma confiscata e le sanzioni dell’avviso. Il risultato era decisamente sproporzionato. Le sanzioni sono state annullate. Una decisione simile l’aveva già presa la Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Friuli-Venezia Giulia (sent. n. 41/2023).

Le tasse evase vanno pagate comunque?

Sì. Il divieto di essere puniti due volte riguarda solo le sanzioni, cioè le punizioni. Le imposte non pagate e i relativi interessi non sono una punizione: sono il debito che il contribuente aveva verso lo Stato fin dall’inizio. Anche l’imprenditore lombardo dovrà versarle.

Un contribuente riceve un avviso da 300.000 euro: 180.000 di imposte e interessi, 120.000 di sanzioni. Se ottiene l’annullamento delle sanzioni, resta da pagare 180.000 euro.

Cosa bisogna portare al giudice tributario?

La richiesta va fatta nel ricorso contro l’avviso di accertamento, da presentare entro 60 giorni dalla notifica. Non basta dire di essere stati processati anche in sede penale. Bisogna dimostrare che la punizione complessiva è eccessiva, e per farlo servono documenti precisi:

  • la sentenza penale di condanna, con l’indicazione della pena detentiva e della multa;
  • il provvedimento di confisca, con l’importo esatto confiscato;
  • gli atti che provano che il processo penale e l’avviso dell’Agenzia riguardano gli stessi fatti: gli stessi anni, le stesse fatture, gli stessi redditi;
  • un confronto tra le somme già perse in sede penale, l’evasione contestata e le sanzioni chieste dall’Agenzia.

Quando la richiesta non funziona?

Quando il conto finale non è sproporzionato. Il giudice valuta caso per caso. Una condanna penale lieve, magari con pena sospesa, o una confisca di importo modesto possono non bastare a far cadere le sanzioni dell’Agenzia. Lo stesso vale se il processo penale e l’accertamento fiscale riguardano fatti in parte diversi: anni d’imposta differenti, operazioni diverse, altri redditi. In quei casi le sanzioni fiscali restano, almeno per la parte che non si sovrappone a ciò che è già stato punito.


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