TERMOLI. Un’unica fascia costiera da sorvegliare, senza fermarsi ai confini amministrativi dei quattro Comuni. Cinque Vigili del Fuoco altamente specializzati nel soccorso acquatico, una moto d’acqua e un battello pneumatico pronti a muoversi lungo il litorale, inseriti nel sistema di ricerca e soccorso coordinato dalla Guardia Costiera. È questo il cuore di “Mare Sicuro – Molise 2026”, il progetto presentato questa mattina nella sala consiliare del Comune di Termoli e destinato a rafforzare il dispositivo di sicurezza sul mare nei giorni più intensi della stagione estiva.
Un progetto che parte nel 2026, seppure a stagione già avanzata, ma con una prospettiva dichiarata dalle istituzioni: trasformare questa prima esperienza in un modello da programmare e consolidare negli anni successivi.
La conferenza delle 10 ha riunito Regione Molise, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Prefettura e rappresentanti dei quattro Comuni interessati, Campomarino, Termoli, Petacciato e Montenero di Bisaccia. Subito dopo, alle 11, il trasferimento al porto turistico di Termoli per incontrare gli uomini del Presidio Acquatico e vedere da vicino i mezzi che costituiscono l’assetto operativo messo in campo.
Il principio alla base dell’iniziativa è quello della collaborazione. Il mare molisano viene considerato come un unico scenario operativo e non come la somma di quattro differenti territori comunali. Una scelta particolarmente significativa nel periodo di Ferragosto, quando le presenze lungo la costa aumentano sensibilmente e con esse cresce inevitabilmente anche la necessità di prevenire e affrontare situazioni di emergenza.
Nel corso della presentazione è stato sottolineato come la collaborazione istituzionale possa rendere più efficiente l’intero sistema di sicurezza e come il progetto, pur partendo quest’anno in ritardo rispetto all’inizio della stagione balneare, rappresenti anche una prova generale per una programmazione futura. «Siamo convinti che questo sia un progetto che andrà avanti negli anni», è stato evidenziato durante l’apertura dell’incontro.
La Regione Molise ha rivendicato la scelta di sostenere l’iniziativa come un investimento sulla sicurezza della costa e sulla qualità dell’accoglienza. Un presidio aggiuntivo significa infatti aumentare la capacità di risposta in caso di emergenza, ma anche offrire ai turisti e ai residenti una presenza istituzionale ulteriore lungo il litorale.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Regione e Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e coinvolge direttamente i quattro Comuni costieri. Nel corso della conferenza è stato rimarcato come la presenza degli operatori possa rappresentare un vantaggio non soltanto per la sicurezza dei bagnanti, ma anche per il controllo complessivo del territorio, comprese eventuali criticità che dovessero interessare le pinete e le aree immediatamente retrostanti la costa.
Fondamentale è però il rapporto operativo con la Guardia Costiera di Termoli, perché il Presidio Acquatico dei Vigili del Fuoco entra nel sistema di soccorso in mare senza sovrapporsi alle competenze dell’Autorità marittima.
Il coordinamento delle attività Sar – Search and Rescue resta infatti in capo alla Guardia Costiera territorialmente competente. Proprio dalla Capitaneria è stato evidenziato come la disponibilità di ulteriori unità operative rappresenti un valore aggiunto per l’intero dispositivo. La collaborazione è già entrata nella fase concreta attraverso riunioni operative tra Guardia Costiera e Vigili del Fuoco, con l’obiettivo di affinare ulteriormente procedure e capacità di intervento.
Uno dei passaggi centrali della mattinata ha riguardato proprio la composizione del dispositivo.
I Vigili del Fuoco mettono a disposizione cinque unità altamente specializzate nel settore acquatico, chiamate a svolgere attività di monitoraggio della costa e, soprattutto, interventi di soccorso quando necessario nei confronti dei bagnanti.
A queste si aggiungono due mezzi nautici con caratteristiche differenti e complementari: una moto d’acqua, in grado di assicurare rapidità e flessibilità negli interventi, e un battello pneumatico adeguatamente motorizzato, utilizzabile anche per il pattugliamento lungo l’intero asse nord-sud della costa molisana.
Il progetto, del resto, nasce proprio dalla volontà di riportare sulla costa un servizio che negli anni precedenti si era interrotto. Dalla Direzione regionale dei Vigili del Fuoco è stato ricordato come, dopo l’insediamento, sia stata avanzata alla Regione la proposta di riavviare un dispositivo specificamente dedicato alla sicurezza delle acque antistanti il litorale molisano. Una proposta accolta e successivamente tradotta nella convenzione che ha consentito di arrivare all’attivazione del presidio.
Non solo mare, però. La presenza dei Vigili del Fuoco lungo il litorale costituisce inevitabilmente anche un presidio di prossimità. Uomini addestrati e mezzi operativi già presenti sulla costa possono diventare una risorsa anche davanti ad altre situazioni di emergenza che dovessero verificarsi nelle aree costiere.
Un concetto condiviso anche dalla Prefettura, che ha posto l’accento soprattutto sulla capacità del progetto di superare la frammentazione territoriale. Nel messaggio portato alla conferenza è stata evidenziata l’importanza di pensare alla costa come a «uno scenario unitario», costruendo una dimensione sovraterritoriale della prevenzione e del soccorso.
La sinergia tra Protezione civile regionale, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Prefettura e amministrazioni comunali diventa quindi il vero elemento qualificante dell’operazione: ogni istituzione mantiene le proprie competenze, ma le inserisce all’interno di una filiera comune.
E sono proprio i Comuni a conoscere direttamente le diverse fragilità del territorio.
Per Petacciato, con circa sei chilometri di costa e la presenza della pineta, il nuovo servizio rappresenta un ulteriore elemento di protezione. Nel corso della conferenza è stata richiamata anche un’altra prospettiva: il lavoro avviato con i Vigili del Fuoco per individuare un’area che possa ospitare un distaccamento, rafforzando ulteriormente la presenza del Corpo sul territorio.
Da Montenero di Bisaccia è stato invece ricordato il problema dei detriti che periodicamente raggiungono la costa e impongono interventi sugli arenili. Un territorio che considera il turismo una componente importante della propria economia e che proprio nei giorni di maggiore affluenza ha bisogno di un dispositivo di sicurezza adeguato ai numeri delle presenze.
Anche Campomarino, uno dei centri maggiormente interessati dai flussi balneari estivi, ha sottolineato il valore dell’iniziativa, inserendola nel quadro delle attività già rivolte alla sicurezza delle spiagge e ricordando il ruolo svolto nelle recenti emergenze da Vigili del Fuoco e Protezione civile.
Terminata la fase istituzionale, la mattinata è proseguita al porto turistico di Termoli Marina di San Pietro dove il progetto è passato dalle parole alla dimensione operativa: personale specializzato, moto d’acqua e battello pneumatico costituiscono l’assetto chiamato a intervenire lungo il litorale.
Ed è proprio questo l’aspetto più concreto di Mare Sicuro Molise 2026. Non una nuova struttura burocratica, ma uomini e mezzi che entrano in un sistema operativo già esistente, quello coordinato dalla Guardia Costiera, aumentandone le capacità di risposta.
Il progetto parte nel momento più delicato dell’estate, con la settimana di Ferragosto e migliaia di persone concentrate sulle spiagge molisane. Ma la prospettiva guarda oltre queste settimane. Durante la conferenza è emersa chiaramente la volontà di utilizzare l’esperienza del 2026 come base per una programmazione futura.
Il concetto conclusivo espresso nell’incontro fotografa bene la filosofia dell’intera operazione: le istituzioni si sono trovate fianco a fianco nei giorni delle emergenze; costruire la stessa collaborazione nella normalità significa prepararsi meglio per quando arriverà una nuova situazione eccezionale.
Da Campomarino a Montenero, passando per Termoli e Petacciato, la costa molisana viene così trattata come un unico fronte della sicurezza. E Mare Sicuro 2026 diventa il primo banco di prova di un modello che punta a non fermarsi alla sola estate di quest’anno.
EB















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