Ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo indossano scarpe o abbigliamento con le tre strisce dell’Adidas o con il felino della Puma. Ma non tutti sanno che questi due colossi mondiali dello sport non sono nati da una normale competizione di mercato, bensì da una profonda frattura familiare, privata e mai davvero sanata tra due fratelli.
Una rivalità così intensa da aver spaccato in due un’intera città tedesca e da aver persino costretto uno dei più grandi calciatori dell’epoca, Johan Cruijff, a indossare una divisa personalizzata in mondovisione.
La Gebrüder Dassler: dove tutto ebbe inizio
Negli anni ’20, nella cittadina bavarese di Herzogenaurach, i fratelli Adolf “Adi” Dassler e Rudolf “Rudi” Dassler fondano la Gebrüder Dassler Schuhfabrik, la fabbrica di scarpe dei fratelli Dassler. I due sono complementari: Adi Dassler è il tecnico, l’artigiano introverso, ossessionato dal design e dalla funzionalità; Rudi Dassler è l’estroverso, il venditore, l’uomo più portato per i rapporti commerciali.
La “Gebrüder Dassler Schuhfabrik”(fabbrica di scarpe dei fratelli Dassler) fondata dai fratelli Adolf (“Adi”) e Rudolf (“Rudi”) Dassler nella cittadina di Herzogenaurach, in Germania.
© Puma
Il successo arriva rapidamente. Nel 1936, secondo la tradizione più diffusa, Jesse Owens indossa scarpe realizzate dai Dassler alle Olimpiadi di Berlino. Owens vince quattro medaglie d’oro e il nome dei fratelli tedeschi entra nella leggenda dello sport. Ma proprio mentre l’azienda cresce, il rapporto tra Adi e Rudi Dassler comincia a incrinarsi.
La spaccatura: un rifugio antiaereo e un sospetto mai sanato
Durante la Seconda guerra mondiale, la tensione tra i due fratelli e le rispettive famiglie esplode. L’aneddoto più famoso sul loro punto di rottura risale al 1943, durante un bombardamento alleato. Adi e sua moglie si rifugiano in un bunker dove Rudi e la sua famiglia sono già seduti. Entrando, Adi avrebbe esclamato: “Ecco di nuovo quei maledetti bastardi”, riferendosi agli aerei alleati. Rudi, però, avrebbe interpretato quelle parole come un attacco diretto a lui e alla sua famiglia, come racconta Barbara Smit nel suo libro Sneaker Wars.
Le cose peggiorano alla fine della guerra. Rudolf Dassler viene arrestato dalle truppe alleate con il sospetto di aver collaborato con il Sicherheitsdienst, il servizio di sicurezza delle SS. Secondo diverse ricostruzioni storiche, Rudi si convince che a denunciarlo agli americani sia stato proprio suo fratello Adi, forse per estrometterlo definitivamente dalla gestione dell’azienda. La certezza non arriverà mai, ma il sospetto basta a rendere irreparabile la rottura.
Nel 1948 la separazione diventa definitiva. I fratelli si spartiscono beni, macchinari e dipendenti.
Rudi fonda prima la Ruda, dalle iniziali di Rudolf Dassler, poi trasforma il marchio nel più dinamico Puma. Adi, invece, unisce il suo soprannome alle prime lettere del cognome: nasce così Adidas, registrata ufficialmente nel 1949.
La città dei “colli piegati”
La rivalità non resta confinata alla famiglia Dassler. Finisce per attraversare l’intero tessuto sociale di Herzogenaurach. Adidas e Puma diventano due mondi separati, due appartenenze quasi tribali. Per decenni la cittadina viene soprannominata “la città dei colli piegati”, perché la prima cosa che molti abitanti facevano quando incontravano uno sconosciuto era guardargli le scarpe per capire da che parte stesse.
Si racconta che ci fossero locali, panifici e gruppi sociali frequentati prevalentemente da dipendenti Adidas o Puma, che i matrimoni tra persone appartenenti ai due “fronti” fossero malvisti e che persino il calcio locale risentisse della rivalità tra i due marchi. Più che una semplice concorrenza industriale, Adidas contro Puma diventa una frattura identitaria.
Il caso Cruijff ai Mondiali del 1974: il boicottaggio delle due strisce
La rivalità commerciale arriva persino a condizionare le divise dei Mondiali di calcio del 1974 in Germania Ovest, regalando alla storia dello sport uno degli aneddoti più iconici di sempre.
La nazionale olandese, guidata da Johan Cruijff, gioca un calcio rivoluzionario ed è sponsorizzata dall’Adidas. La divisa arancione presenta sulle maniche le celebri tre strisce parallele. C’è però un problema: Cruijff ha un importante contratto personale con Puma e non vuole fare da uomo-immagine gratuito all’azienda rivale.
Una foto scattata durante i Mondiali di Calcio in Inghilterra del 1966: Adolf Dassler (a destra), fondatore di Adidas e all’epoca responsabile dei materiali della nazionale tedesca di calcio, interviene sugli scarpini del portiere Hans Tilkowski (a sinistra) per sostituire i tacchetti. Quella dei tacchetti intercambiabili fu una innovazione tecnologica, introdotta proprio da Dassler, che si rivelò decisiva per adattare le calzature alle condizioni del terreno di gioco.
© Getty Images
Il compromesso diventa un caso unico nella storia della Coppa del Mondo: per Johan Cruijff (e solo per lui) viene realizzata una divisa personalizzata, con sole due strisce invece delle tre che identificano il marchio rivale Adidas. Il fuoriclasse olandese trascina la sua nazionale fino alla finale indossando una divisa diversa da quella dei compagni (vedi foto in apertura) anche se, sul momento, se ne accorgeranno soltanto gli osservatori più attenti.
Col tempo il dettaglio diventerà simbolico: la striscia in meno basta a raccontare non solo la personalità ribelle di Cruijff, ma anche la ferocia commerciale nata dalla frattura tra i fratelli Dassler.
Rudolf Dassler morirà nel 1974, Adi Dassler nel 1978. I due verranno sepolti nello stesso cimitero, ma rigorosamente ai due lati opposti della struttura, come documentato dalle cronache locali della città di Herzogenaurach, per mantenere intatta la distanza anche dopo la morte.
Una distanza finale che sembra riassumere la loro storia: due fratelli partiti dalla stessa casa, arrivati a costruire due imperi globali, ma rimasti separati fino alla fine.
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